Google vuole parlare con noi

C’era una volta Google, il motore di ricerca che cercava (e trovava) le risposte alle nostre domande. Quel sistema di “search” c’è ancora, intendiamoci, ma nel frattempo a Mountain View hanno pensato a un modo più semplice e immediato per esaudire i desideri degli utenti.

Google Now, e la successiva app di Google, ci hanno dato un assaggio di quello che frulla per la testa di Larry Page e compagni: un modello più interattivo di dialogo fra uomo e macchina, dove la macchina è quasi sempre uno smartphone o un dispositivo mobile in grado di ascoltare e addirittura anticipare le nostre richieste.

Oggi, con la presentazione del suo nuovo assistente virtuale, i piani della grande G sono apparsi più chiari che mai: Google vuole parlare con noi, e vuole farlo nel modo più vicino alle nostre dinamiche di comunicazione. L’idea va oltre l’intelligenza artificiale proposta della concorrenza e non è un caso che nessuno a Mountain View abbia pensato a un nome di battesimo da contrapporre a Siri e Cortana: il personal assistant di Google non è infatti un’estensione di Google, ma Google stessa, nella sua forma più intelligente, e intraprendente.

"L’assistente conversa con voi", spiega la società californiana, "è un dialogo a due voci tra voi e Google, capisce il mondo che vi circonda e vi aiuta a fare ciò che vi serve. Semplifica l’acquisto dei biglietti per il cinema mentre siete per strada, trova il ristorante ideale per uno spuntino al volo con la vostra famiglia prima che inizi lo spettacolo e vi aiuta nella navigazione fino al cinema. È un Google tutto per voi".

Home e Allo: Google vuole entrare nel nostro salotto (e nelle nostre conversazioni)
Ma come agirà in concreto questa entità intelligente capace di leggerci nel pensiero? Nel corso della tradizionale conferenza con gli sviluppatori, Google ha offerto due esempi reali di applicazioni guidate dal suo assistente virtuale: Google Home e Allo
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Google Home è uno speaker ad attivazione vocale collegato al nostro ecosistema tecnologico che permette di ascoltare musica, gestire gli impegni quotidiani e ottenere risposte da Google, il tutto semplicemente parlando in modo naturale. "Con un semplice comando vocale potrete chiedere a Google Home di riprodurre una canzone, impostare un timer per il forno, controllare lo stato del vostro volo o spegnere le luci di casa", spiega Big G.

L’idea ricorda molto da vicino Echo, l'altoparlante smart lanciato da Amazon lo scorso anno negli Stati Uniti, ma – è evidente – la presenza di un’assistente virtuale in collegamento perenne con il motore di ricerca più potente del mondo potrebbe fare la differenza.

Allo è invece una nuova app di messaggistica che sfrutta l’assistente di Google per avere suggerimenti e informazioni senza bisogno di uscire dall’applicazione: "Se state organizzando una cena tra amici", spiega a titolo di esempio Big G, "potrete chiedere all’assistente di consigliarvi un ristorante nelle vicinanze, sempre restando all’interno della conversazione".

Se questo non bastasse, si può sempre chiedere a Google di rispondere per noi: l'assistente personale è infatti programmato per offrire suggerimenti testuali basati sul contesto, utilizzando all’occorrenza anche emoji, sticker e foto. Significa in altre parole che Google può comprendere quello che il nostro interlocutore ci ha appena scritto o inviato (ad esempio una foto del figlio che gioca a fare castelli di sabbia) e offrirci una risposta personalizzata (ad esempio Che meraviglia!) basata sul nostro pregresso.

Un dialogo più intimo
Come Facebook, dunque, anche Google convinta che il futuro della comunicazione personale passerà per i cosiddetti chatbot, software che sfruttando le più avanzate tecniche di machine learning saranno in grado di arricchire le nostre conversazioni con link, suggerimenti, e addirittura risposte "pronte".

Ce n’è abbastanza per eccitarsi ma anche per porsi qualche legittimo dubbio su quello che rischia di sfociare in un rapporto fin troppo stretto con la tecnologia. Per come è stato concepito, il nuovo assistente di Google potrebbe apparire un po’ troppo ficcanaso per alcuni utenti gelosi della propria privacy. Ma lo staff di Mountain View rassicura: i dati delle chat non verranno salvati sui server e ci sarà anche il modo di scrivere in incognito proteggendo le chat con la crittografia end-to-end.

Google, insomma, vuole "semplicemente" parlare con noi, e farlo in modo diretto, schietto, naturale. Per essere davvero utile l’intelligenza deve essere un po’ meno artificiale e un po’ più intima.

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