Franceschini e Decaro espropriano di nuovo il Petruzzelli di Bari, per decreto

Il Teatro Petruzzelli è della famiglia Messeni Nemagna, e non del Comune di Bari che dovrà restituirglielo.

Lo ha stabilito la Corte di Appello di Bari, che ha annullato la delibera con cui il Comune guidato da Michele Emiliano espropriò il teatro ai legittimi proprietari.

Nel 2010 l'allora sindaco decise di annullare in autotutela il protocollo con cui la precedente amministrazione firmò un protocollo davanti all'allora ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani che prevedeva la gestione pubblica a fronte di un canone di 500mila euro l'anno ai Messeni Nemagna.

Emiliano decise di annullarla dichiarando «il consiglio comunale ha affermato che il Petruzzelli è di proprietà pubblica e appartiene al Comune di Bari». Secondo il sindaco ancora fresco delle stanze di procura spettava a un consiglio comunale decidere di imperio la proprietà di un immobile. Ma già da allora non tutto il Pd era d'accordo con lui: il consigliere comunale dem Roberto Carbone che votando contro profetizzò «questa delibera è un obbrobrio giuridico».

Del resto un tentativo di esproprio c'era già stato.

Dopo l'incendio il governo Berlusconi siglò un accordo con la famiglia proprietaria e gli enti locali che prevedeva la ricostruzione e la gestione a carico dello Stato mentre la proprietà non sarebbe stata toccata. L'intesa saltò quando il successivo esecutivo guidato da Prodi, forte della convergenza politica con regione e comune allora guidati da Nichi Vendola e Michele Emiliano, decise di procedere all'esproprio per decreto legge. Addirittura inserendolo come semplice emendamento nel collegato alla legge finanziaria, liquidando una somma di 16 milioni e 419mila euro come equo indennizzo ai proprietari. E mentre la sinistra fece di quella convergenza un cavallo di battaglia, l'allora deputato Pdl Raffaele Fitto parlò subito di scippo operato da Prodi, D'Alema, Rutelli, Vendola ed Emiliano.

Due anni dopo la corte di Cassazione annullò quel decreto dichiarandolo incostituzionale poiché non esisteva «nessun requisito di necessità e urgenza» nell'azione di esproprio e «il collegamento formale dell'esproprio alle tematiche della finanza pubblica, non solo non è individuabile ma neppure è, in un modo o nell'altro, indicato». Anche l'argomento relativo alla necessità di riprendere le attività culturali per la Corte Costituzionale «non appare collegata, quanto meno secondo un rapporto di immediatezza qualificabile in termini di urgenza, sia pure relativa, alla titolarità di beni immobili utilizzati per lo svolgimento delle attività teatrali e quindi all'esigenza di convertire in proprietà pubblica quella dei privati».

A quel punto i proprietari si rivolsero alla Corte Europea dei Diritti Umani che, accogliendo le istanze della famiglia, chiese al Governo Prodi di fornire le proprie osservazioni circa le domande di equa riparazione formulate dai proprietari del teatro Petruzzelli per i danni materiali e morali subiti durante la vigenza dell'esproprio del politeama, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale. Erano passati pochi anni dal grande tonfo di Punta Perotti, l'abbattimento dei palazzi sul lungomare di Bari compiuto sempre dall'allora sindaco Michele Emiliano, e poi dichiarato illegittimo.

La Corte Europea dei diritti dell'uomo condannò lo Stato per violazione della proprietà privata e un risarcimento di 49 milioni di euro verso la famiglia Matarrese. «Il verdetto della Cedu conferma che il Comune di Bari non spenderà nulla ma che è lo Stato condannato a risarcire per l'esproprio», disse allora Emiliano, mentre pende ancora in tribunale la richiesta di risarcimento di 212 milioni di euro dei Matarrese al Comune. Come è destinato a perdurare nei tribunali il risarcimento per il Petruzzelli ai legittimi proprietari.

Del resto, ancora prima della sentenza, proprio qualche mese fa lo aveva ammesso l'allora Ministro degli affari regionali del governo Conte bis Francesco Boccia durante gli Stati Generali CGIL a Bari: «Se non ci fosse stato uno Stato forte - aveva detto il ministro Boccia - il teatro Petruzzelli sarebbe un rudere, facemmo una cosa che non si poteva fare. Lo dico oggi, Nichi Vendola era Presidente della Regione, Michele Emiliano al Comune di Bari, io da poco assessore, confiscammo questo teatro, non si poteva confiscare, una cosa un poco troppo forte, non riuscivamo ad avere soldi pubblici, le pensammo tutte con Niki, con Prodi. Lo Stato fece lo Stato».

Quelle parole rimisero la pulce nell'orecchio ai proprietari, che dopo anni di silenzio convocarono una conferenza stampa facendo appello al premier Conte: «Le affermazioni di Boccia sono di una gravità estrema e confermano dubbi sulla liceità dell'esproprio perpetrato dal Governo Prodi nel 2006. Aggiungo che nella gestione commissariale del recupero del teatro si è sperperato in modo illegittimo denaro pubblico con un incremento del 50 per cento dell'appalto. Ora ci rivolgiamo al premier Conte con un documento sperando di avere chiarezza e legalità. Sono in corso altre azioni risarcitorie di natura civile. Ho fatto appello al Presidente del Consiglio - disse Garibaldi Messeni - in quanto ritengo che l'ammissione da parte di un ministro in carica, di aver assunto un'iniziativa illegittima quale l'esproprio del Teatro, ben sapendo che si trattava di una cosa che non si poteva fare, forzando dichiaratamente le regole, rappresenti una circostanza di estrema gravità che richieda l"intervento del Presidente del Consiglio per le opportune valutazioni sia sotto il profilo etico-istituzionale, sia sotto il profilo giuridico, avuto riguardo alle implicazioni e alle conseguenze prodotte nella vicenda del teatro Petruzzelli, riconducibili a tali condotte. Dallo Stato Italiano, invece, mi aspettavo l'accertamento della verità sull'incendio doloso del teatro. Mi aspettavo una maggiore considerazione quale riconoscimento per ciò che fecero i nostri avi, i fratelli Petruzzelli e l'ing. Angelo Messeni, che diedero una simile meraviglia a Bari. Mi aspettavo che dopo aver imposto le regole per il recupero del Teatro, le rispettasse e le facesse rispettare, vigilando sulle condotte dei propri organi istituzionali. Certo non mi sarei mai aspettato che ci saremmo dovuti difendere dallo Stato stesso: dal tentativo di stravolgere gli accordi che eravamo stati chiamati ad accettare in via ultimativa; da un esproprio illegittimo posto in essere con un provvedimento legislativo senza precedenti, che oggi si è rivelato essere il frutto di un preciso disegno politico, messo in atto attraversa la "forzatura delle regole"; da uno Stato che, approfittando dell'esproprio illegittimo, prima nomina un commissario, abusando della decretazione d'urgenza di protezione civile, e poi, si appropria di fatto del teatro, cercando di addebitare alla restaurata proprietà privata lo sperpero di danaro pubblico compiuto dall'organismo commissariale in mancanza delle necessarie coperture finanziarie».

Conte non gli rispose mai, ma oggi la famiglia si vede dare finalmente giustizia dal tribunale. Eppure non è ancora finita.

Infatti Michele Emiliano, dimentico dei 49 milioni che già abbiamo dovuto pagare per la confisca illegittima di Punta Perotti, e per quella già dichiarata incostituzionale del Petruzzelli, anziché chiedere scusa per quella confisca illegittima da lui compiuta, ne propone un'altra: «il Petruzzelli è un bene di interesse pubblico, di interesse culturale e il testo unico dei Beni culturali prevede in questi casi che il ministero possa espropriare. Il verdetto - ha detto Emiliano commentando la sentenza - era abbastanza prevedibile, nel senso che nonostante i tentativi che sono stati fatti dal punto di vista giuridico di acquisire la proprietà del teatro, ovviamente la via maestra è l'esproprio. La Regione Puglia - ha proseguito - è al fianco della città di Bari in tutte le maniere possibili, sia dal punto di vista del sostegno politico ed economico sia dal punto di vista della necessità di trovare eventualmente una intesa con i soggetti che sono stati dichiarati legittimi proprietari».

«Se fossero queste le intenzioni, sarebbe un nuovo attentato al diritto e al diritto della proprietà di privati che sono state vittime di un incendio doloso - ha risposto la famiglia - In questi trent'anni la nostra vita personale è stata completamente stravolta. E sulla nostra pelle non consentiremo più azioni di questo genere. Pretendiamo rispetto».

E mentre all'epoca Emiliano si fece spalleggiare da Prodi, oggi Decaro chiama Franceschini «preoccupato per gli spettacoli in programma», anziché per il diritto di proprietà violato.

Martedì mattina alle 12 Decaro ed Emiliano incontreranno a Roma il ministro Franceschini, con l'ipotesi del nuovo esproprio sul tavolo.

«Noi non abbiamo ministri a cui rivolgerci – ha dichiarato la famiglia Messeni - ma abbiamo dimostrato di saper difendere il diritto di proprietà dai vari attentati».

Con la speranza che il governo non intervenga facendo condannare ancora una volta i cittadini al risarcimento e lo Stato per violazione della proprietà privata. Un diritto umano che viene prima di una stagione teatrale.

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