La favola di Sarri, dalla banca alla serie A

Fra le sorprese di questo inizio Campionato c'è il tecnico dell'Empoli Maurizio Sarri. Nato a Napoli ma toscano d'adozione, il mister della formazione azzurra ha messo alle corde tatticamente il Milan del più celebrato ma inesperto collega Pippo Inzaghi. Una rivincita per tutti coloro che hanno dovuto effettuare la cosiddetta gavetta per arrivare nell'Olimpo del calcio. Dalla Seconda Categoria al debutto di qualche settimana fa nella massima serie, il percorso è stato lungo e tortuoso. Per conoscere meglio l'allenatore empolese classe '59, Panorama.it si è rivolto all'avvocato Marco Titi, che ne cura da vicino gli interessi legali.

Sarri è arrivato in Serie A a cinquantacinque anni suonati: troppo tardi? 
"Inutile negare che ci sia del rammarico per il fatto che sia arrivato così tardi in alto. Parliamo di uno dei migliori allenatori italiani a livello tattico, l'ha dimostrato in tutte le categorie. Dalla Seconda Categoria alla Serie A ha fatto tutti i campionati".

Il grande pubblico sta iniziando a conoscerlo solo ora, dopo le sfide ottimamente giocate dal suo Empoli contro Roma e Milan: può presentarcelo meglio?
"Sarri è maniacale nella gestione della linea difensiva, che con lui segue la palla e non l'uomo. Lo reputo un tecnico atipico, ma i risultati l'hanno sempre premiato. L'approccio e la preparazione alla partita è curata nei dettagli, consiglia i giocatori su tutti gli aspetti riguardanti gli avversari, tanto da averci fatto una tesi a Coverciano. I giocatori, che lo seguono alla lettera, con lui crescono notevolmente: Regini e Saponara sono al momento i migliori esempi".

Chi ha creduto davvero in Sarri?
"In Serie A si diventa più gestore che allenatore. In pochi lavorano e investono realmente sui giovani. Il diesse Carli è uno dei principali artefici dell'escalation di Sarri. Carli nasce nel settore giovanile del club toscano e con Sarri ha avuto un feeling immediato, che ha prodotto grandi risultati. Un connubio fondamentale e cementato dalla fiducia del patron Corsi. L'Empoli si autofinanzia dalle plusvalenze e dalle cessioni dei giovani gioielli: con Sarri gli azzurri hanno rilanciato e valorizzato Verdi, Rugani, Regini, Saponara e Pucciarelli. Alcuni sono già finiti in grandi club, per gli altri è solo questione di tempo".

In passato a Sarri era stato imputato il carattere burbero quale principale causa della mancata ascesa ad alti livelli. E' vero?
"Sarri è una persona estremamente intelligente e dal livello culturale superiore alla media per il mondo del calcio. Un uomo di una brillantezza e gentilezza unica. Era considerato burbero perché scende in campo sempre in tuta, invece che in giacca e cravatta come i suoi colleghi: non è un tecnico d'immagine, ma di sostanza. Il calcio è la sua vita. Non dice banalità e luoghi comuni nelle interviste, ma cerca di trovare spunti di riflessione. Probabilmente dovrebbe fare il giro delle emittenti televisive a pontificare come fanno molti suoi colleghi, ma è un modo di essere che non gli appartiene. Preferisce far parlare il campo. Umanamente è una persona piacevolissima da ascoltare e dalla quale si possono imparare molte cose".

L'Empoli lo aspettò due anni fa dopo un avvio difficile di Campionato...
"Conoscevano le capacità del mister, perciò l'hanno aspettato. L'Empoli aveva fatto appena due punti in otto giornate, ma la lungimiranza di Carli è stata premiata: vinsero a Lanciano 3-0 alla nona di campionato e poi non si sono più fermati. Il primo anno sono arrivati in finale Playoff e l'anno successivo hanno centrato la promozione in Serie A. Quest'anno l'obiettivo è la salvezza e contro il Milan i toscani hanno dato una lezione di calcio per un tempo e mezzo ai rossoneri".

Dall'impiego in banca alla Serie A in vent'anni: è andata davvero così per il suo assistito?
"Sarri iniziò la carriera in Seconda Categoria. In questi anni ha allenato diciassette squadre in vent'anni e sempre ha fatto bene. Fa strano che una persona come lui sia arrivata così tardi al grande calcio, ma ora si gusta la realizzazione di quanto aveva sempre sognato. Il passaggio dalla banca al campo fu una scelta di vita obbligata. Dopo aver portato il Sansovino in Serie C2 andò alla Sangiovannese e prese l'aspettativa: non era un semplice impiegato, ma un dirigente della Montepaschi. Quindi andò in B al Pescara e lasciò un posto fisso e un lavoro importante per inseguire il proprio sogno. Ho ancora impresse le parole che mi disse all'epoca: 'Sono determinato a fare di una passione la mia fonte di reddito'. E ora, anche se i complimenti lo lusingano, rimane un tipo schivo e introverso, che ama stare insieme ai famigliari piuttosto che comparire sulle copertine dei giornali. Rappresenta l'antitesi di molti suoi colleghi, ma se c'è una meritocrazia nel calcio, Sarri merita davvero di restare a lungo in A".

Può arrivare ad allenare un grande club?
"A patto che gli si dia fiducia. Quando era al Pescara, ci fu per lui un'occasione per andare in Serie A, ma non fu libero di portare il proprio calcio. Allora era un sostenitore convinto del modulo 4-2-3-1, ora invece pratica il 4-3-1-2. Ama in maniera viscerale il calcio ed è sempre stato convinto di riuscire nell'intento di affermarsi in panchina. A cinquantacinque anni ha l'entusiasmo di un ragazzino che ha trasformato in realtà il proprio sogno: se fosse stato un politico, sarebbe stato un ideologo e non un parlamentare".

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