Facebook lancia l’Intelligenza Artificiale contro il suicidio

Facebook sarà pure una delle più grandi invenzioni dell’epoca moderna ma non sostituirà mai un contatto fisico con le persone. Un abbraccio, una carezza, una parola di conforto vivono in un contesto reale (anche se sarebbe più corretto considerare organico) che il digitale si sogna.

Però è anche vero che il social network per definizione ha eliminato ancora di più i confini tra i popoli, abbattendo le distanze che già la telefonia mobile aveva contribuito ad assottigliare. Risulta anzi più semplice, in certe occasioni, far uso della propria identità virtuale per chiedere scusa a una persona, tentare di riappacificarsi con un famigliare oppure ricostruire i pezzi di un’amicizia perduta. Insomma, Facebook è l’emblema di internet: utile e pericoloso allo stesso tempo.

Come funziona l’algoritmo

Mark Zuckerberg conosce benissimo il potenziale della sua creatura, tanto da considerarla oramai parte integrante della vita sociale di oltre 2 miliardi di persone. Tra queste, molte controllano flussi di notizie e bacheche alla ricerca di una parola di conforto, di un sostegno, di un momento di allegria che forse non riescono più a trovare nel quotidiano.

Come un diario segreto, la piattaforma raccoglie così tanti pensieri che il solo distinguerli risulta difficile. Eppure ogni tanto qualcuno di loro è una richiesta di aiuto, implicita o meno, che non riusciamo a distinguere dalla massa.

L’obiettivo di Zuck è questo: mettere in campo un algoritmo, basato sull’Intelligenza Artificiale, che possa analizzare ogni singolo post, per individuare quelli che sembrano essere un preludio a un atto di suicidio, come purtroppo è capitato già in passato.

Tecnologia proattiva anche nei Live

Come ha spiegato lo stesso team di sicurezza, si tratta di una tecnologia proattiva che prevede un primo approccio virtuale ma una serie di azioni seguenti concrete del tipo: avvisi automatici alla rete di amicizie dell’utente considerato a rischio, notifiche su professionalità in grado di aiutare psicologicamente la persona, chiamata diretta ai centri di soccorso più vicini all’iscritto, così da intervenire a tempo debito.

“L’intento è diminuire drasticamente i tempi di analisi e assistenza, specialmente nelle dirette di Facebook Live - ha detto in una recente intervista Guy Rosen, vice presidente della divisione prodotto - per essere presenti nell’immediato con un supporto locale, come in alcuni casi, quando i primi soccorsi (anche semplici amici) sono arrivati sul luogo mentre il ragazzo o la ragazza stavano ancora trasmettendo il loro messaggio”.

Problema privacy

L’idea che Facebook possa analizzare proattivamente tutti i post non piace a tutti. I difensori della privacy, ad esempio, considerano l’attività alquanto intrusiva ma il fine sembra giustificare assolutamente i mezzi. “Abbiamo l’opportunità di salvare delle vite e per questo continueremo a proseguire su tale strada” - ha sentenziato Rosen.

Non in Europa

Ma proprio l’affondo alla vita personale degli utenti è il motivo per cui l’Intelligenza Artificiale preventiva non può esistere in Europa, non per il momento almeno. Nel 2018 sarà introdotto nel nostro continente il General Data Protection Regulation, che contiene una serie di misure con cui l’Unione intende preservare le identità digitali degli individui, con norme che prevedono, tra l’altro, la necessità di ottenere un via libera dalle autorità competenti per la raccolta delle informazioni e la conservazione su server locali per scopi ben dichiarati. Ciò renderebbe l’iter di attuazione, anche in Italia, molto complesso e ad oggi non fattibile.

Strumento di prevenzione

È innegabile che in quanto servizio multicanale e interattivo, Facebook abbia tutto l'interesse nel ridurre al minimo le problematiche che scaturiscono da un utilizzo poco consono ai canoni social-etici sui quali si basa. Del resto l'intenzione di combattere il suicidio è encomiabile (e difficile) quanto quella di contrasto al cyberbullismo e alle fake news; rappresentazioni fedeli del mondo fuori dallo smartphone.

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