L'Europa apre al tetto sul prezzo del gas, o forse no. Ma non c'è più tempo

Quello che si gioca l’Europa nelle prossime 48 ore è molto di più della salvezza possibile di migliaia di aziende piegate dal caro energia. La posta in palio infatti è le credibilità stessa della Ue che, con un ritardo inspiegabile rispetto alla corsa dei prezzi dell’energia e alle bollette che da mesi hanno rovinato la vita a molti cittadini, si ritroverà domani e venerdì a Praga per un Consiglio Informale proprio per trovare una soluzione comune. Che al momento non c’è ma che però oggi pare più vicina.

Soprattutto per quello che è dal giugno scorso il tema centrale di discussione: il tetto al prezzo del gas.

Oggi nel corso dell’udienza plenaria del Parlamento europeo dedicata all’Ucraina la Presidente della Commissione Europe, Ursula Von der Leyen, ha per la prima volta aperto, spiegando che «siamo pronti a discutere un tetto al prezzo del gas che sarebbe un primo passo verso una riforma strutturale del mercato dell’elettricità».

Per arrivare a questa apertura dopo settimane di mezze parole e rinvii si è dovuto superare il no di Olanda (ricordiamo che proprio ad Amsterdam si trova la Borsa dove viene stabilito quotidianamente il prezzo della materia prima) e soprattutto della Germania, la nazione europea più esposta verso il gas russo che copriva oltre il 45% del suo fabbisogno.

La soluzione che sarà messa sul tavolo di Praga è la seguente: «Si tratterà - ha spiegato la Von der Leyen - di una musica temporanea (prima concessione a Berlino)». peccato che nel pomeriggio la Commissione per bocca del suo portavoce ha smentito in parte l’apertura della Von der Leyen spiegando che «non si tratta di un price cap al gas importato dalla Russia…e che invece riguarderà il gas utilizzato per generare elettricità…». Insomma, la confusione regna sovrana. E di questo se ne è subito accorto il Cremlino che nel pomeriggio, come se ce ne fosse bisogno, ha affermato che le forniture verso i paesi che adotteranno il Price Tap verrano sospese. Una dichiarazione che arriva nel giorno in cui dall’Austria è arrivata la conferma della ritorno alla normalità nel flusso di gas russo diretto anche in Italia.

Da Bruxelles comunque sono arrivate dichiarazioni rasserenanti sulla gestione dell’inverno in arrivo. I tecnici hanno spiegato che la fornitura di gas russo è passata dal 42% al 7,5%, che gli stoccaggi sono al 90% e che i paesi hanno a disposizione gli strumenti necessari per superare questo semestre.

Sarà. Ma il tempo delle dichiarazioni e delle parole è finito. In molti paesi, come il nostro, la situazione è preoccupante. Serve una risposta forte e soprattutto comune. Il famoso piano da 200 mld annunciato e deciso in autonomia da Berlino settimana scorsa sono proprio l’esempio di come sia stata mal gestita la questione fino ad oggi.

L’Europa da domani si gioca la faccia. Toccherà per l’ultima volta a Mario Draghi metterci la faccia e combattere. Vedremo se riuscirà ad essere convincente e decisivo. Tanto per essere chiari oggi il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, ha detto che «senza il gas russo tra gennaio e febbraio prossimi avremo dei problemi giganteschi con interi settori industriali costretti a chiudere». E la parola «razionamento» è tornata a circolare con insistenza…

Ps. Ultim'ora. L'Opec ha deciso un forte taglio alla produzione di petrolio; 2 mln di barili in meno al giorno. Anche questo da domani ci costerà di più

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