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Ensi presenta Rocksteady: "Un tributo all'hip hop e agli mcees"

Chi ama l'hip hop non può non amare anche Ensi. Classe 1985, da Alpignano in provincia di Torino fino alla conquista della penisola con una voce calda e graffiante, piena di storia e di storie. Fin dai primi anni 2000 le sue rime e la capacità di improvvisazione con il freestyle gli hanno permesso di bruciare le tappe ritagliandosi un ruolo fondamentale per il genere in Italia. Prima i dischi con i Onemic, collettivo fondato insieme al fratello Raige e a Rayden, poi le gare di freestyle da nord al sud del paese che lo hanno consacrato numero uno in quest'arte fino alla vittoria nel programma Mtv Spit. Dopo "Era tutto un sogno" Ensi torna con un nuovo album, il primo in major con la Warner Music Italia dopo aver lavorato da indipendente e con l'etichetta di dj Harsh e Guè Pequeno "Tanta roba". Nonostante la possibilità di uscire con una grande etichetta le priorità di Ensi non sono però cambiate. Il risultato è un disco che suona hip hop al 100%, senza sonorità costrette ad ammiccare a qualsivoglia esigenza di classifica. Ensi spacca più che mai. Punto. Tracce come "Rispetto di tutti, paura di nessuno" e "Juggernaut" hanno uno spessore e un livello tecnico che merita di essere valorizzato con un ghetto blaster in mezzo alla strada. I brani che esaltano e fanno saltare si alternano a quelli più personali, come "Eroi" insieme a Julia Lenti e "V.I.P" insieme a Y'akoto dove l'amore e i ricordi, la gratitudine e la consapevolezza, emozionano nel giusto mix tra hip hop e cantato. Abbiamo incontrato Ensi nella sede di Warner Music Italia a Milano per parlare del suo nuovo progetto e delle priorità che stanno alla base di "Rocksteady", disco che già dal titolo lascia intuire il messaggio di fondo: "Con il termine Rock Steady si intende qualcosa di costante, che non può essere scosso o spostato. Gergalmente: l'incessante capacità di spaccare. Solido come una pietra. Continuo, longevo, immutabile. Restare fedeli a se stessi, coerenti con le proprie scelte. Come il mio amore per questa musica e questa cultura".

Quali sono state le tue priorità in fase di lavorazione del disco? Che tipo di album volevi?

Prima di tutto volevo comunicare la mia coerenza artistica. Ho fatto rap su tanti tipi di produzioni diverse, ho cantato a diversi bpm e dimostrato di sapermi adattare. Per Rocksteady però volevo un album classico, che suonasse hip hop senza nessun fraintedimento possibile. Volevo che uscisse così come è stato pensato: "visto? Si può fare hip hop anche in major..." 

Per questo hai scelto di affidarti ad un unico produttore?

Si, il disco è stato interamente prodotto da Symone. Volevo che suonasse omogeneo dall'inizio alla fine, compatto. Symone è stato bravo a cucirmi addosso ogni produzione, ha capito perfettamente quali erano le mie esigenze e mi ha permesso di lavorare su beat che soddisfano a pieno i miei desideri e la mia idea originale. 

In tanti stanno passando dalle major a etichette indipendenti, tu hai fatto il salto opposto. Come mai?

Era arrivato il momento giusto. Mi sono sentito pronto per un cambiamento di questo tipo, cosa che in passato invece ho preferito evitare perché non mi sentivo ancora pronto. La mia è stata una crescita costante, fatta di sudore e sacrifici. Per stampare le copie di "Vendetta", il mio primo album solista, avevo chiesto un prestito in banca. Era arrivato il momento giusto per mettersi in discussione ma il disco che sta per uscire sarebbe stato lo stesso anche se fatto con una label indipendente. 

"Rocksteady" suona molto hip hop in un momento dove su questa parola si fa tanta confusione...

Si, spesso la parola hip hop viene usata nel modo sbagliato. Per me ad esempio è impossibile fare distinzione tra rap e hip hop, ritengo le due cose indissolubilmente collegate. Non voglio fare il talebano della cultura hip hop, io credo sul serio a tutto ciò che dico e che vivo. Questa musica e questo modo di pensare hanno cambiato la mia vita e si può essere portabandiera dell'hip hop senza per forza dover cambiare modo di cantare. Per tutti i componenti della scena provo solo un grande senso di gratitudine. Lo spiego nel brano "L'alternativa". Mi vengono in mente i grandi artisti d'oltreoceano da Rick Ross a Drake passando per Eminem e Jay Z. Ogni pezzo, anche quello dalle sonorità più "tamarre", risulta impregnato di hip hop e di consapevolezza delle origini. Il mio obiettivo era esattamente questo: coerenza musicale in un disco hip hop.  

Speri diventi un classico? 

Spero sia capace di sovvertire alcuni equilibri. Viviamo in un periodo di mode e trend ma un classico schiaccerà sempre e comunque ogni tipo di trend...

Tanti tuoi colleghi si sono forse dimenticati le origini di questa musica? 

No, non esageriamo. Ognuno fa la musica che meglio crede e risponde al pubblico che ha. Io rispondo al mio e so benissimo di essermelo cresciuto anno dopo anno dimostrando quali sono le mie priorità senza cambiare mai il messaggio originale. E' anche vero che adesso il rap va molto forte e le nuove generazioni sono nella fase del fanatismo. Perché dovrei giudicare i colleghi che vendono tanto? Se riescono a vendere centinaia di migliaia di copie sarebbe da stupidi fermarsi ad una critica superficiale. I meriti vanno riconosciuti sempre. Mi viene ad esempio Emis Killa: io non mi rivedo nei suoi prodotti ma lo stimo molto per quello che ha fatto e anche per il suo legame con l'hip hop. 

Però il suo pubblico non ti piace...

Non è che non mi piace. Solamente lo ritengo diverso dal mio. Avere fan giovanissimi non è negativo come fanno credere in tanti. Il fanatismo, la passione viscerale per un artista e un genere nascono quando si è adolescenti. A me è successo lo stesso come alla maggior parte di chi ascolta musica, quale è il problema? Criticare sempre è fine a sé stesso, è molto più utile provare a capire le dinamiche...

Nelle critiche a chi arriva in alto quanta percentuale di invidia c'è?

Sicuramente ci sono anche percentuali di invidia e nemici immaginari ma chi viene dall'hip hop sa come funziona il gioco...

Nel disco è pieno di citazioni e ringraziamenti. 

Ripeto, è un tributo. Alla musica che mi ha permesso di arrivare fino a qui. A tutti gli mcees e ai complimenti dei trentenni che per me hanno più valore degli altri. Volevo fare capire quanto "Rocksteady" fosse frutto di un percorso di educazione e miglioramento costante senza aver mai perso di vista l'origine. Ringrazio chi negli anni mi ha sostenuto e imparato ad amare questa cultura. Questo non è un ritorno, è un'affermazione. Questo non è trionfo, è competizione.

Per capirci: non ti sei studiato un personaggio...

Si può scegliere di fingere con qualcuno per un tempo limitato ma non si può fingere con tutti per sempre. 

Approfondimenti: 

Ensi - Video, testi e interviste da Hano.it - Il portale dell'hip hop italiano

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