Ecco perché (questo) Decreto carceri è inutile

“Il nodo essenziale del Decreto non deve essere solo quello di rispondere a un problema di spazi quantitativi ma anche di rispondere alla denuncia di violazione dei diritti umani e dare un senso alla pena legato ai principi della Costituzione”. E’ il commento al Decreto Carceri, di Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze.  

“I detenuti  e le detenute di Sollicciano hanno proclamato “lo sciopero del carrello”, cioè del vitto passato dall’Amministrazione Penitenziaria, per la legalità nelle carceri e per richiamare l’attenzione sul problema del sovraffollamento- spiega a Panorama.it, il garante- è un segno  di presa di coscienza e di rivendicazione di piena cittadinanza e soggettività da parte della popolazione detenuta”.

Nel carcere toscano di Sollicciano, alla mezzanotte di giovedì 27 giugno, la popolazione detenuta era di 985 persone a fronte di una capienza prevista di “soli” 497 posti letto. Quasi 500 persone oltre quelle che normalmente la struttura carceraria può ospitare.

Dottore Corleone, come garante dei diritti dei detenuti, come giudica il Decreto carceri?
Credo che il giudizio più diffuso sia quello di riconoscere che è un primo passo nella giusta direzione, ma per quanto mi riguarda io insisto nel dire che il decreto legge è uno strumento eccezionale e non ripetibile e che quindi doveva servire a cogliere la necessità di aggredire i nodi strutturali che causano il sovraffollamento e incidere con coraggio. Invece è un passo timido, pieno di buone intenzioni ma come dice un vecchio adagio di queste è lastricata la via dell'inferno.

Secondo lei quali sono i punti che dovrebbero essere affrontati in modo più incisivo per arginare l'emergenza? E come?
Vi erano due soluzione a disposizione per il decreto: accogliere integralmente i contenuti della Commissione Giostra del CSM che già nel novembre scorso aveva proposto alla ministra Severino di presentare un decreto aggredendo i nodi della custodia cautelare, le leggi d'emergenza che limitano le misure alternative, abrogare la legge Cirielli sulla recidiva e modificare la legge sulla droga e/o recepire i contenuti delle proposte di iniziativa popolare su carcere e droghe. Si è scelta una via prudente e cauta che sterilizza la Cirielli e agisce su alcuni aspetti delle misure alternative in particolare sui lavori di pubblica utilità.

Quali invece le questioni che non sono state affrontate nel Decreto e che invece lei ritiene indispensabili?
Basta vedere i dati pubblicati sul Libro Bianco sugli effetti della Fini-Giovanardi per capire che quello è il bubbone da far scoppiare: il 38% dei detenuti sono in carcere per violazione della norma sulla detenzione di sostanze illecite e circa il 25% sono tossicodipendenti.  

Secondo lei questo Decreto può definirsi "risolutivo" per la situazione in cui versano le strutture carcerarie italiane?
Il decreto non è affatto risolutivo ma anzi conferma l'opzione di costruzione di nuovi istituti che non sarebbero necessari se il carcere smettesse di essere una discarica sociale. Speriamo che durante la discussione parlamentare prevalgano le ragioni di un cambiamento profondo.

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