Silvio-Berlusconi
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
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Ecco come Berlusconi rilancerà Forza Italia

Lago di Garda, domenica 27 settembre. La sala non è immensa, ma è affollatissima.

Gente in piedi, pubblico stipato in ogni angolo.

Michela Brambilla e Paolo Romani parlano di cose importanti, del futuro del centro-destra, ma non fanno neppure finta di nascondere il vero motivo del loro intervento: intrattenere il pubblico in attesa dell’ospite d’onore.

E quando dal fondo della sala si avverte un movimento della folla, Romani, da showman consumato, interrompe con grande naturalezza il suo discorso: "…ma ora, buongiorno Francesca, buongiorno Rosaria (M. Rosaria Rossi, Amministratore di Forza Italia)… benvenuto al Presidente Silvio Berlusconi".

Il pubblico, appena scorta la compagna di Berlusconi, scoppia un applauso che diventa una vera e propria ovazione quando il leader si materializza, sulle note dell’inno di Forza Italia, e attraversa la sala circondato dalla scorta che a fatica riesce a fargli largo e a sottrarlo all’applauso della folla, che vuole parlargli, toccarlo, stringergli la mano, carpirgli un selfie.
E quando Berlusconi sale sul palco, far sedere il pubblico è un’impresa difficile. L’organizzatrice del convegno, Mariastella Gelmini non ci prova neppure.

Berlusconi parla a lungo, a ruota libera. Rievoca i "quattro colpi di stato" che – come ama ripetere – "hanno alterato il funzionamento della democrazia italiana".

Ironizza su Renzi e sul tentativo del leader del Pd di attribuirsi i meriti della ripresa. Si concede una lunga divagazione sulla politica internazionale, raccontando dalla recente visita a Putin, e si sente che i grandi scenari del mondo lo appassionano più delle miserie della politica italiana.

Ogni passaggio è sottolineato dagli applausi, il pubblico non dà segni di stanchezza, eppure in sala fa caldo, molte persone sono in piedi, e il discorso, cominciato verso le 12 si prolunga per quasi due ore.

Ma non è la politica estera, né la politica economica, né la giustizia, il vero argomento che appassiona il pubblico, è un argomento che Berlusconi, sapientemente, annuncia all’inizio del suo discorso, per riprenderlo alla fine, mentre tutti sono in piedi ad applaudire, signore attempate avvolte nella bandiera gridano il loro entusiasmo, i ragazzi saltano di gioia, qualcuno accenna il coro “Silvio, Silvio…".

“Ho aspettato finora che la sentenza della Corte Europea mi riabilitasse fino in fondo, mi restituisse l’onorabilità infangata da una condanna assurda che mi priva dei diritti politici – scandisce quasi commosso – ma di fronte ai continui rinvii di una sentenza che, ne sono assolutamente certo, quando arriverà non potrà che riabilitarmi completamente, ho preso una decisione. Da oggi scendo di nuovo in campo con Forza Italia, senza ulteriori attese, senza aspettare l’Europa come avrei voluto fare".

È questa la novità che potrebbe cambiare il volto del centro-destra per l’autunno 2015. La condanna nel processo del 2013 ha avuto un effetto indiretto molto importante.

Negli ultimi due anni Berlusconi - che pure non si è fatto da parte, e non ha mai lasciato la guida di Forza Italia - ha avvertito una sorta di pudore a comparire in pubblico, ad andare in televisione, persino a rilasciare dichiarazioni o interviste.

In fondo Berlusconi è figlio di una borghesia lombarda per la quale l’onestà e la rispettabilità sociale sono tutt'uno. Ed ha vissuto questa condanna molto male, con rabbia, vergogna e senso di ingiustizia insieme.

Questo ovviamente non ha fatto bene a un partito come Forza Italia, abituato ad identificarsi in tutto e per tutto con il suo leader.

Forza Italia ha sofferto di una sorta di afasia, proprio mentre i due Matteo, Renzi e Salvini, facevano a gara a chi occupava di più il video e a chi lanciava parole d’ordine più forti e più fantasmagoriche.

Le dichiarazioni di Renato Brunetta, e quelle di Paolo Romani, il lavoro costante e metodico di Debora Bergamini con i media, gli sforzi volonterosi di alcuni parlamentari che hanno inondato le agenzie di stampa di dichiarazioni quotidiane, nulla di tutto questo è bastato a colmare l’assordante silenzio del leader.

E questo spiega, anche secondo i sondaggisti, le performances elettorali non brillanti che hanno afflitto in tempi recenti il partito azzurro.
In una politica ormai totalmente polarizzata intorno a leadership, un partito senza leader non poteva fare molta strada.

Per questo il ritorno in campo di Berlusconi è così importante. Un Berlusconi motivato e determinato, come lo si è visto a Brescia. Un Berlusconi, dicono quelli che lo frequentano da vicino, quasi sollevato dalle defezioni, che depurano il partito da quelli che lui chiama "i mestieranti della politica".

Mestieranti o no, Berlusconi sa benissimo che oggi sul piano parlamentare Renzi ha gli strumenti per vincere, e che salvo sorprese arriverà fino al 2018, con l’aiuto di senatori e deputati terrorizzati dalle elezioni anticipate.

In queste condizioni, al leader azzurro cambia poco avere dieci parlamentari in più o in meno. Anzi, sono dieci seccatori in meno che verranno a piatire, al momento giusto, una ricandidatura.

Questo lo mette in condizione di tradurre nei fatti quel ricambio che sogna da tempo, apre spazi concreti alle facce nuove che considera necessario far correre, senza distruggere la macchina collaudata, e senza mettere in allarme i dirigenti fedeli.

La notizia è che oggi Berlusconi è deciso a rilanciare Forza Italia e ad allargare il centrodestra.

Ci riuscirà? L’entusiasmo degli azzurri alla notizia dimostra che ci credono. L’impresa è difficile, ma il Cavaliere (che non è affatto ex) ha affrontato e vinto sfide ben più ardue.

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