Disoccupazione, perché resta ancora alta

I dati di aprile facevano ben sperare ma quelli pubblicati oggi dall’Istat  hanno riportato tutti coi piedi per terra. Nel mese di maggio, secondo l’istituto nazionale di statistica, il tasso di disoccupazione in Italia è tornato a crescere attestandosi all’11,3%, contro l’11,2% registrato il mese precedente. Si tratta di una variazione lieve, è vero. Tuttavia, in questi dati ci sono due aspetti non molto confortanti.

Giovani senza lavoro

Innanzitutto quello evidenziato oggi dall’Istat è un rimbalzo inatteso della disoccupazione dopo che ad aprile era stato toccato il punto di minimo dal settembre del 2012. Inoltre, a maggio è aumentata  per il secondo mese di seguito la quota dei senza lavoro tra i giovani under 25,  che ha toccato il 37% (dal 35,2% di aprile). Si tratta di un livello che, come fanno notare gli economisti di Intesa Sanpaolo, è di nuovo ai massimi da gennaio, pur essendo inferiore alla media degli ultimi 5 anni.

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La disoccupazione, insomma, non sembra voler mollare la presa dopo che per mesi aveva seguito un lieve trend all'ingiù. C’è dunque da preoccuparsi? Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanapaolo è moderatamente ottimista: “In prospettiva, la tendenza della disoccupazione resta a nostro avviso al ribasso, anche se le variazioni congiunturali continueranno a essere molto volatili”, scrive Mameli in un commento immediatamente successivo alla divulgazione dei dati sui senza lavoro di maggio. Secondo l’economista, infatti, "in Italia continua la ripresa del ciclo economico  e le intenzioni di assunzione segnalate dalle imprese nelle indagini sulla fiducia, sia pure in lieve rallentamento negli ultimi mesi, restano su livelli coerenti con un’ulteriore espansione degli organici aziendali”.


L’andamento del pil

“Tuttavia”, aggiunge ancora Mameli “il trend di calo dei disoccupati continuerà a essere lento e volatile su base mensile”. La previsione degli analisti di Intesa Sanpaolo è  infatti di un tasso di disoccupazione medio dell’11,2% per l’intero 2017. Si tratta di un livello inferiore rispetto a quello del 2016 (11,7%) ma soltanto marginalmente più basso del valore di maggio. Per questo, guardando alle statistiche sui disoccupati, non si può certo ignorare quelle sul pil italiano che nel 2017 crescerà dell’1,3%, cioè a un ritmo superiore alle previsioni di qualche mese fa ma ben inferiore rispetto alla media europea dell’1,7%.

Per veder ritornare la disoccupazione sotto il 10%, dunque, occorre che l’economia italiana ingrani ancora la marcia e spinga sull’acceleratore. E’ vero che finalmente siamo tornati a crescere, ma un aumento del pil sotto l’1,5-2% all’anno non basta di certo a svuotare le liste di collocamento.

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