Disoccupazione giovanile: ecco i piani di Letta

Misure semplici, da adottare in tempi brevi. Sono quelle che il governo Letta sta studiando per dare una svolta alla lotta contro la disoccupazione giovanile, che in Italia supera ormai il 38%. Per offrire opportunità di lavoro agli under 30, il nuovo esecutivo sembra intenzionato a muoversi sostanzialmente su 3 fronti.

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Ecco nel dettaglio i provvedimenti che potrebbero essere messi in cantiere a breve.

CENTRI PER L'IMPIEGO

Come sostiene il neo-sottosegretario al lavoro, Carlo Dell'Aringa, il governo vuole rafforzare il ruolo dei Centri per l'impiego, anche per far partire la garanzia giovani (Youth guarantee), cioè il piano europeo  che mira a fornire ai disoccupati con meno di 25 anni delle offerte di lavoro, di formazione o di stage entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita del posto. Si tratta di un programma che viene finanziato coi fondi comunitari e che, tuttavia, ha bisogno di essere gestito  dagli uffici di collocamento pubblici. Quest'ultimi, purtroppo, in Italia oggi servono a ben poco e  ogni anno contribuiscono a  meno del 4% delle assunzioni dei disoccupati. L'idea di Dell'Aringa è dunque di rafforzare i Centri per l'Impiego, che oggi sono gestiti dalla Province, dotandoli di nuovo personale (almeno 2-3mila impiegati in più in tempi brevi) da prendere in altri enti della pubblica amministrazione con gli organici in esubero.

CONTRATTI A TERMINE

Il governo, come preannunciato dall'attuale ministro del lavoro Giovannini,  sembra intenzionato ad andare avanti con le modifiche all'ultima riforma del welfare ideata da Elsa Fornero. Quasi sicuramente, verranno eliminate due norme che introducono troppi vincoli sui contratti di assunzione flessibile, disincentivandone l'utilizzo. La prima è quella che ha aumentato il periodo di tempo che deve trascorrere tra la scadenza di un contratto di lavoro temporaneo e il suo successivo rinnovo. Fino all'anno scorso, questo intervallo era breve (10-20 giorni) ed è stato innalzato dalla legge Fornero a 60-90 giorni (anche se i contratti collettivi di categoria possono stabilire regole diverse). Il governo potrebbe dunque decidere di tornare al regime pre-riforma, per non mettere a rischio il rinnovo di molti contratti temporanei in scadenza. Nello stesso tempo, sempre per agevolare la flessibilità, dovrebbe essere allungato il tetto di 12 mesi entro il quale le aziende possono assumere personale con un contratto a termine, senza indicare la motivazione specifica che sta alla base del  rapporto.

L'APPRENDISTATO

Ci sono novità in vista anche per l'apprendistato, che la riforma Fornero voleva rendere il centro di gravità di tutte le assunzioni giovanili. Le cose, purtroppo, non sono andate così e la nuova legge sul lavoro  ha introdotto  dei vincoli molto stringenti, che disincentivano l'utilizzo di questo contratto. Un datore di lavoro, per esempio, deve assumere e confermare almeno il 50% degli apprendisti alla fine del periodo formativo, pena la perdita di alcune agevolazioni previste dalla legge. Le norme della riforma Fornero sono già state attenuate in Parlamento e  l'obbligo di assunzione, fino al 2015, è limitato al 30%. Ora, però si pensa ad eliminarlo del tutto, sostituendolo piuttosto con dei semplici incentivi.

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