De Ligt, il nuovo Pogba della Juventus

Che Matthijs De Ligt fosse di passaggio alla Juventus e nel calcio italiano non è una novità: lo aveva lasciato intendere con la solita franchezza Mino Raiola quando, nell'estate 2019, aveva portato il capitano giovanissimo dell'Ajax a Torino considerandola una tappa importante del suo processo di crescita. Non la tappa finale. Ora che il primo ciclo di De Ligt in bianconero si va esaurendo, al pari di un contratto ricco e che scade nel giugno 2024, il nodo è tornato al pettine con un finale che non piace ai nuovi dirigenti bianconeri ma che può comunque rappresentare una via d'uscita ragionevole per il club.

Pagato tantissimo per strapparlo alla concorrenza del Barcellona (85 milioni il costo storico), stipendiato da top alle spalle del solo Cristiano Ronaldo (8 più bonus fino ad arrivare a 12), oggi De Ligt è un asset da spendere sul mercato per fare quello che tutte le società italiane si sono abituate a fare: acquistare, rivendere e reinvestire. Anche senza inseguire la suggestione della clausola da 115 milioni cui l'olandese è ancorato, prezzo fuori mercato malgrado il suo valore assoluto.

L'opportunità di guadagno è sotto gli occhi di tutti. Lui vuole nuove avventure professionali, la Juventus fatica a rilanciare essendo entrata in un'era di maggiore vincolo al contenimento dei costi, la big della Premier League lo tentano e, tutto sommato, si potrebbe trattare di una strategie vincente per entrambi. Non a caso a qualche decina di chilometri di distanza l'Inter sta cedendo il suo difensore più forte per dare linfa a bilancio e mercato. Vendere e reinvestire: la lezione di Marotta, applicata alla Juve ai tempi di Pogba.

Considerate le dinamiche dei conti, l'olandese scontento può fruttare una plusvalenza genuina (è iscritto a bilancio a 35 milioni di euro) e parecchio denaro per soddisfare Massimiliano Allegri il cui calcio appare poco ritagliato sulle qualità di De Ligt che spesso, nei suoi tre anni italiani, ha faticato a esprimere talento e leadership che lo avevano portata alla ribalta nell'Ajax e nell'Olanda. Venderlo adesso, non potendo correre il rischio di trascinarlo a un anno dalla scadenza, può sembrare una sconfitta ma in realtà è un passo avanti.

L'importante è muoversi dentro un progetto con tempistiche e obiettivi precisi. Identificare l'alternativa sul mercato, valutare le opportunità che si aprono con in mano un tesoretto che non richieda l'ennesimo intervento della proprietà, capire che in un mercato asfittico come quello degli ultimi anni anche una buona cessione è una vittoria. L'effetto collaterale sarà l'ammissione implicita che per ora la Juventus deve riporre i progetti di corsa alla Champions League, posto che nemmeno De Ligt ha evitato umilianti eliminazioni in serie agli ottavi di finale: è così, ma altro non è che un bagno di realtà per una società che sta costruendo un nuovo ciclo nel quale l'olandese è troppo. Costato troppo, ha dato troppo poco, può essere funzionale adesso che ne va.

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