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Così l'Isis attacca un'Europa disunita


Neanche di fronte alla guerra l’Europa riesce a trovare la sua unità. Ci troviamo paradossalmente di fronte agli stessi schieramenti “ideologici” che precedettero e accompagnarono le prime fasi della Seconda guerra mondiale. Non sono uno storico, ma ci sono elementi che colpiscono, brutalmente semplici. Francia e Belgio mostrano tutta la loro fragilità, sono il ventre molle dell’Europa, paesi schiantati e messi in ginocchio dall’assalto terroristico di manipoli di jihadisti cresciuti nelle periferie (spesso neppure troppo periferiche) delle città.

Bruxelles in ginocchio dopo l'attacco terroristico

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22 marzo 2015. Fiori e candele per le vittime degli attacchi terroristici in Place de la Bourse a Bruxelles.

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Bruxelles, 22 marzo 2016: vetri rotti per l'esplosione all'ingresso della fermata del metro di Maalbeek

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Bruxelles, 22 marzo 2016: scritte col gesso sull'asfalto di Place de la Bourse per commemorare le vittime delle stragi

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Bruxelles, 22 marzo 2016, passeggeri evacuati dall'aeroporto dopo gli attentati, ospitati in un centro sportivo di Zaventem

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22 marzo 2016. Un giovane ospite del campo profughi di Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, mostra un cartello su cui si legge "Sorry for Brussels" (mi dispiace per Bruxelles) dopo gli attentati che hanno colpito la capitale terroristici belga.

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Passeggeri e staff fuori dall'aeroporto di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo

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Passeggeri e staff fuori dall'aeroporto di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo

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Passeggeri fuori dall'aeroporto Zaventem di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo 2016

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Un artificiere controlla un bagaglio abbandonato all'aeroporto di Fumicino, dopo le esplosioni all'aeroporto di Bruxelles, 22 marzo 2016.

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Passeggeri fuori dall'aeroporto Zaventem di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo 2016

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Le foto diffuse dalla polizia belga di uno degli attentatori dell'aeroporto di Bruxelles, identificato come Najim Laachraoui, 22 marzo 2016

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Le foto diffuse dalla polizia belga di uno dei possibili kamikaze all'aeroporto di Bruxelles, 22 marzo 2016

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L'aeroporto di Bruxelles subito dopo l'attentato del 22 marzo 2016

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Bruxelles, 22 marzo 2016: scritte col gesso sull'asfalto di Place de la Bourse per commemorare le vittime delle stragi

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Bruxelles, 22 marzo 2016, soccorsi a un ferito dopo l'esplosione alla fermata del metro di Maelbeek

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Controlli di sicurezza all'aeroporto di Fumicino, dopo le esplosioni all'aeroporto di Bruxelles, 22 marzo 2016

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Bruxelles, 22 marzo 2016, un vagone della metropolitana dopo l'attentato

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Bruxelles, 22 marzo 2016, passeggeri evacuati dall aeroporto di Zaventem dopo l'attentato

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Bruxelles, 22 marzo 2016: scritte col gesso sull'asfalto di Place de la Bourse per commemorare le vittime delle stragi

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22 marzo 2015. Fiori e candele per le vittime degli attacchi terroristici in Place de la Bourse a Bruxelles.

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Bruxelles, 23 marzo 2013: il trasporto delle salme delle vittime dell'attentato alla stazione del metro di Maalbeek

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Bruxelles, 23 marzo 2016, militari armati all'ingresso della stazione centrale)

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Bruxelles, contiunua in Piazza della Borsa l'omaggio alle vittime degli attentati del 22 marzo

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Bruxelles, 23 marzo 2016, i passeggeri evacuati dall'aeroporto dopo gli attacchi terroristici hanno trascorso la notte in un centro sportivo

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Bruxelles, 23 marzo: Sonia abbraccia i suoi figli Mateo e Alessia in Piazza della Borsa, dove la folla continua a rendere omaggio alle vittime degli attacchi teroristici

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Bruxelles, contiunua in Piazza della Borsa l'omaggio alle vittime degli attentati del 22 marzo

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Le foto diffuse dalla polizia belga di uno dei possibili kamikaze all'aeroporto di Bruxelles, 22 marzo 2016

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I fratelli El Bakraoui, Khalid e Brahim, probabili kamikaze degli attentati di Bruxelles del 22 marzo 2016

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Bruxelles, 22 marzo 2016, passeggeri evacuati dall aeroporto di Zaventem dopo l'attentato

Bruxelles in ginocchio dopo l'attacco terroristico


Bruxelles in ginocchio dopo l'attacco terroristico


Stupisce e mette paura l’incompetenza, l’inefficacia dell’intelligence prima francese, poi belga, così come la loro reazione agli attentati, il non essere in grado di prevenire, né di reprimere. Perfino un interrogatorio, per i belgi, diventa una palude nella quale impantanarsi. Perfino una cunetta erbosa si trasforma per i francesi in un K2: tornano alla mente le immagini tragicamente ridicole delle forze speciali a Parigi che dopo Charlie Hebdo danno la scalata a un prato in pendenza, bardate e armate di tutto punto ma sconfitte da un ciuffo d’erba bagnata.

Charlie Hebdo: il grande buco dell'intelligence francese


Ambigua pure la reazione di Hollande, che da un lato affronta a Versailles, dopo il 13 novembre, il più importante discorso della sua vita “dichiarando” che la Francia è in guerra e poi ordinando i primi raid su Raqqa, ma che in seguito appare più come il generalissimo in penne e piume di un esercito sciovinista dal quale non ci si può aspettare che una parata.

Attentati a Bruxelles: Isis celebra gli attacchi in un video - Foto e Video


Del Belgio neanche vale la pena parlare. Lo spettacolo incomprensibile dei fallimenti poliziesco/investigativi è un ammonimento per tutta l’Europa. La Francia fu invasa facilmente da Hitler. A difendere il mondo libero fu la reazione britannica, il riflesso imperiale del Regno Unito che resistendo aprì la strada al decisivo intervento americano. Da allora, gli Stati Uniti sono stati la vera balìa dell’Europa in termini di sicurezza. Oggi che un presidente nuovo (in tutti i sensi) ha scelto di abbandonarci al nostro destino perché non è interesse degli americani mettere i propri stivali nel fango del deserto africano o in Medio Oriente, il continente europeo torna alla mercè dello spettro della guerra.

Attentati a Bruxelles: il buio in Europa


Londra, con le secche e concrete dichiarazioni e interviste di Tony Blair che elenca le cose da fare e sprona senza retorica l’Europa ad agire, si rivela ancora una volta un baluardo morale e militare per tutti noi. Quanto all’Italia, fa la furba. Come sempre. Spera di non essere colpita dagli stragisti macellai, anche perché non ha banlieu di seconda e terza generazione totalmente fuori controllo come la Francia, né le percentuali d’immigrati (dis)integrati e radicalizzati che ci sono in Francia e in Belgio. Perciò cerca di evitare la compromissione in Libia, rinuncia a partecipare ai raid in Siria, e consegna all’Intelligence le chiavi della propria incolumità.

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Finché la situazione non precipiterà, coinvolgendoci con la stessa inesorabile logica dell’ultima guerra mondiale. Spaventa la sproporzione tra le parole di Blair, un leader consapevole della natura dei problemi che stiamo affrontando, e quelle di Federica Mogherini che dopo essersi asciugata le lacrime versate ad Amman ha impartito una sua lezione di tolleranza e apertura sostenendo che bisogna uscire dalla contrapposizione tra “noi” e “loro”. Parole che ai tempi di Hitler avrebbero avuto un’eco incongrua, seppur ovvia: i tedeschi non erano tutti nazisti, proprio come i musulmani non sono tutti dell’Isis. Vero, ma ha senso perder tempo a declinare l’ovvio, mentre il nemico ti dilania con chiodi e vetro dentro le bombe all’aeroporto? L’Europa deve quindi ritrovare un linguaggio unitario, prendere coscienza di essere sotto attacco. E agire.

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