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Io, commesso alla Camera, protesto e vi spiego perché

Tra i lunghi corridoi della Camera è tutto un parlottare. I commessi che in genere sono impiegati come sentinelle del Palazzo quando possono si raggruppano in gruppetti di due – tre e si scambiano preoccupazioni, ansie, ma anche proteste.

A Montecitorio lavora un esercito di 395 commessi, tutti inquadrati al secondo livello, perché da più di dieci anni non si svolge un concorso. Secondo il regolamento essi sono chiamati ad assicurare la sicurezza delle sedi e delle attività.

Infatti, non di rado li si vede intervenire in Aula a sedare manifestazioni, strappare cartelli dalle mani dei deputati e sempre al fianco del Presidente di turno. Poi con il tempo, grazie alla tecnologia la figura del commesso ha perso anche funzioni. Ora grazie a internet di rado si vedono volare per i corridoi con in mano faldoni e buste. Più spesso lontani dalla confusione del piano Aula li si trova seduti alle postazioni a sfogliare riviste. Panorama incontra una di questi dipendenti che per ragioni di opportunità preferisce mantenere l'anonimato. “Il Palazzo è come un Paese. Tutti vengono a sapere tutto” si giustifica. Ha quasi 40 anni ed è entrata alla Camera con l'ultimo concorso e con dieci anni di attività alle spalle.

“Per 400 posti ricordo solo che hanno fatto circa una settimana di prove. Lo stipendio faceva gola a tanti, ma le selezioni sono state dure. Il quiz generale lo ha passato solo chi ha risposto esattamente a tutte le domande. Non proprio un gioco da ragazzi”.

Il turno è finito e per essere al riparo da orecchie indiscrete ci incontriamo in uno dei bar intorno al Palazzo. “Il lavoro nell'ultimo anno si è fatto molto più pesante e questo anche grazie ai grillini che hanno imposto turni e discussioni molto lunghe. Più di una volta mi è stato chiesto di tornare anche di sera. Noi assistenti parlamentari abbiamo anche la reperibilità. Insomma, non sono proprio tutte rose e fiori. Contando che molti miei colleghi hanno famiglia”.

In dieci anni è cambiato il tuo lavoro?

E' diventato più pericoloso.

In che senso?

Nell'ultima tornata elettorale, con l'elezione di alcuni gruppi espressione del dissenso esterno anche i toni nell'aula e nello svolgimento dei lavori si è fatto più teso. Sempre più spesso siamo chiamati a sedare azzuffamenti. Quello che è successo a fine gennaio sul decreto Imu – Bankitalia è ancora sotto gli occhi di tutto. L'attacco ai banchi della presidenza, uno dei questori che ha bloccato fisicamente una deputata e alcuni commessi finiti in infermeria. Insomma certe volte siamo arbitri in un ring”.

Tanti sacrifici per uno stipendio di...? “Circa 50mila euro l'anno”. (Un commesso con 40 anni di carriera arriva a guadagnare 136 mila euro circa. Oggi ad aver raggiunto quel traguardo sono in 19).

Sono pochi? No, però non è che li rubiamo. Abbiamo fatto e vinto un concorso che era aperto a tutti. Non è giusto tagliare solo perchè qualcuno rosica, o perchè è una bella mossa elettorale.

Insomma siete contrari a fare un sacrificio anche voi? Come ha chiesto il Presidente Boldrini?

Si perché lo dice una legge che non si possono cambiare le cose in corsa. Siamo stati assunti a determinate condizioni e la legge non dispone che per l'avvenire. Quindi ai nuovi assunti diano nuovi salari. Poi ognuno deciderà se fare questo mestiere o no. E poi c'è un'altra questione...

Quale?

La totale assenza di comunicazione. Possibile che bisogna andare a manifestare di fronte alla porta della presidenza per poter essere presi in considerazione come interlocutori? Eppure siamo tutti i giorni qui a servire e riverire questi deputati, che magari durano il tempo di una legislatura e poi non si vedono più. Non è possibile essere trattati come l'ultima ruota del carro. Sempre.

E a chi vi dice che siete parte della casta cosa rispondete?

Che abbiamo vinto un regolare concorso, come tanti altri. E poi se stare dietro a questa gabbia di matti è far parte della Casta...allora siamo freschi!

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