Il (pericoloso) ruolo della Cina nella crisi ucraina

Si registra più di una perplessità sull’intenzione dell’amministrazione Biden di coinvolgere la Cina nel processo di mediazione per la crisi ucraina. È anche in quest’ottica che si è infatti tenuto ieri a Roma un incontro tra il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, JakeSullivan, e il suo omologo cinese, Yang Jiechi. L’auspicio di Joe Biden è infatti quello di convincere Pechino ad intervenire per disinnescare l’invasione russa dell’Ucraina. Una strategia che, a prima vista, sembrerebbe avere un senso. Non solo, data la situazione umanitaria sempre più tragica, è necessario arrivare rapidamente a un cessate il fuoco. Ma, nello specifico, la Repubblica popolare potrebbe effettivamente anche avere un ascendente su Mosca. Il problema risiede tuttavia nel fatto che esiste un altro lato della medaglia. Un lato oscuro, che rende assolutamente indesiderabile (oltre che pericoloso) un simile coinvolgimento del Dragone nella crisi ucraina.

Cominciamo col dire che la Cina non è affatto equidistante in questa vicenda, come vuol far credere. Certo: Pechino intrattiene dei solidi legami con l’Ucraina, ma questo non deve trarre in inganno. La Cina non ha sostenuto la risoluzione Onu che condannava l’invasione russa, non si è impegnata ad appoggiare le sanzioni finanziarie dell’Occidente e, come riferito dal Financial Times, sta spalleggiando Mosca nelle sue accuse agli Stati Uniti sul fronte delle armi biologiche. A tutto questo bisogna poi aggiungere che, secondo fonti del governo americano, il Cremlino avrebbe chiesto aiuti militari a Pechino nei giorni successivi all’inizio dell’aggressione all’Ucraina. Una circostanza, questa, smentita dai cinesi. Tuttavia è evidente che Mosca e Pechino sono notevolmente vicine.

Ricordiamo del resto che, a inizio febbraio, i due Paesi hanno emesso un comunicato congiunto, in cui la Russia ha riconosciuto le pretese cinesi su Taiwan e la Cina – dal canto suo – ha sostenuto le tesi russe contro l’espansione della Nato a Est. In tutto questo, non va trascurato che Pechino ha molto probabilmente intenzione di massimizzare il proprio tornaconto geopolitico dalla complicata vicenda ucraina. La Repubblica popolare spera infatti che questa crisi distolga l’attenzione americana dall’Indo-Pacifico.

In secondo luogo, i cinesi scommettono su una frantumazione del blocco transatlantico, mentre la pressione politica e militare di Pechino su Taipei sta riprendendo. Non è un caso che, nelle scorse ore, si sono registrate nuove incursioni aeree nello spazio di difesa dell’isola, mentre lo stesso Jiechi ha criticato gli Stati Uniti sul dossier taiwanese. Infine, la Repubblica popolare sa perfettamente che la crisi politico-commerciale tra Russia e l’Occidente renderà Mosca sempre più economicamente succube di Pechino. Tutto questo fa quindi capire che è un errore coinvolgere la Cina nel processo di mediazione.

La stessa Casa Bianca ha lasciato trapelare qualche preoccupazione. Tuttavia, almeno al momento, sembrerebbe proprio che l’amministrazione Biden e la Commissione europea siano intenzionate a vedere nella Cina un mediatore di prim’ordine. Il che – come abbiamo visto – rischierebbe di rivelarsi un errore enorme, perché l’obiettivo di Pechino è quello di massimizzare il proprio vantaggio e, al contempo, marginalizzare l’Occidente. Il fine a lungo termine della Cina è quello di creare un blocco geopolitico che, includendo Mosca, si integri con l’espansionismo politico-economico sino-russo nel continente africano. In tutto questo, il New York Times ha recentemente rivelato che, lo scorso dicembre, Washington aveva condiviso informazioni di intelligence con la Cina, sperando che quest’ultima si attivasse per convincere la Russia ad evitare l’invasione: una linea che, alla prova dei fatti, si è rivelata totalmente fallimentare.

Biden dovrebbe insomma rendersi conto che Pechino non è un attore affidabile in questa vicenda. Il problema è che l’attuale presidente americano sembra purtroppo propenso a cadere in cortocircuiti geopolitici (come già testimoniato dalla sua paradossale intenzione di avviare una distensione con il Venezuela, che è politicamente molto vicino alla Russia). La Casa Bianca deve fare quindi estrema attenzione, perché si rischiano contraccolpi pesantissimi.

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