La Bat e i 500 dipendenti di Lecce rimasti senza lavoro

Una vicenda che purtroppo si trascina ormai da quattro anni e che è tornata prepotentemente alla ribalta proprio in questi giorni. Stiamo parlando della vertenza che vede coinvolta da un parte la Bat, British American Tobacco, e dall’altra 500 operai rimasti senza lavoro a causa della chiusura dell’ultimo stabilimento produttivo italiano della multinazionale del tabacco situato a Lecce. Una delle tante vertenze di questa crisi che continua a mordere il freno, in cui però a sorprendere, evidentemente in maniera del tutto negativa, sono le tante promesse fatte ai dipendenti dell’ex Manifattura rimaste sciaguratamente lettera morta.

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Nel caso specifico la Bat aveva assicurato i propri ex dipendenti che sarebbero stati ricollocati, grazie anche a tanto di accordo siglato presso il ministero dello Sviluppo economico nel febbraio 2010 e che prevedeva la riassunzione dei lavoratori in tre aziende diverse. Per agevolare questo piano di rioccupazione, tra l’altro, la stessa Bat avrebbe messo a disposizione ben 14 milioni di euro per le tre imprese locali sopra citate. Un progetto che avrebbe dovuto prendere le mosse praticamente nel settembre del 2010, contestualmente all’annuncio della chiusura del sito produttivo leccese. Belle idee rimaste però malauguratamente solo sulla carta, visto che a tutt’oggi, ossia a quasi quattro anni di distanza, i lavoratori risultano ancora senza occupazione e dei 14 milioni di euro messi in campo non si sa cosa ne sia effettivamente stato.

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Una vicenda su cui proprio in queste ore ha cercato di riaccendere i fari della politica l’onorevole Teresa Bellanova che ha presentato un'interrogazione al governo, l’ennesima, visto che in questi quattro anni, la stessa deputata è più volte intervenuta per cercare di trovare una soluzione alla vertenza. “La Bat,– ha dichiarato l’on. Bellanova - ha dato una quantità notevole di risorse a tre aziende che avrebbero dovuto riassumere i 500 lavoratori, ma queste risorse sono servite soltanto ad ammorbidire le reazioni dei lavoratori e far passare il tempo necessario affinché non avessero più pretese nei confronti della stessa Bat”. Una situazione pesante che, se possibile, rischia di aggravarsi ulteriormente, considerando che la Cassa integrazione di cui i lavoratori hanno finora usufruito, si sta esaurendo.

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“Un intero territorio – ha proseguita amaramente l’on. Bellanova - ancora oggi s’interroga sulle motivazioni che hanno portato una multinazionale che produceva utili a chiudere lasciando di fatto senza alcuna prospettiva 500 lavoratori”. Questi ultimi però sembrano non abbiano voglia di arrendersi e i sindacati puntano ad aprire un tavolo di confronto alla Regione Puglia. Il tutto per sbloccare una vertenza incomprensibilmente impantanata ormai da ben quattro anni.  

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