Perché Bruxelles è la culla del jihadismo europeo

Attentati a Bruxelles

bruxelles_aeroporto_esplosioni
JOHN THYS/AFP/Getty Images
Bruxelles, 22 marzo 2016, passeggeri in fuga dopo l'attentato in aeroporto

Attentati a Bruxelles

ANSA/ TELENWES
Un artificiere controlla un bagaglio abbandonato all'aeroporto di Fumicino, dopo le esplosioni all'aeroporto di Bruxelles, 22 marzo 2016.

Attentati a Bruxelles

PHILIPPE FRANCOIS/AFP/Getty Images
Bruxelles, 22 marzo 2016, posto di blocco della polizia

Attentati a Bruxelles

SEPPE KNAPEN/AFP/Getty Images
Bruxelles, 22 marzo 2016, dopo l'attentato in aeroporto, passeggeri per le strade di Zaventem

Attentati a Bruxelles

JOHN THYS/AFP/Getty Images
Bruxelles, 22 marzo 2016, passeggeri in fuga dopo l'attentato in aeroporto

Attentati a Bruxelles

JOHN THYS/AFP/Getty Images
Bruxelles, 22 marzo 2016, l'aeroporto dopo le esplosioni

Attentati a Bruxelles

LAURIE DIEFFEMBACQ/AFP/Getty Images
Bruxelles, 22 marzo 2016, polizia in Rue de la Loi, evacuata dopo le esplosioni alla fermata del metro di Maelbeek

Attentati a Bruxelles

EPA/LAURENT DUBRULE
Passeggeri fuori dall'aeroporto Zaventem di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

EPA/LAURENT DUBRULE
Passeggeri fuori dall'aeroporto Zaventem di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

EPA/OLIVIER HOSLET
Passeggeri e staff fuori dall'aeroporto di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo

Attentati a Bruxelles

EPA/OLIVIER HOSLET
Passeggeri e staff fuori dall'aeroporto di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo

Attentati a Bruxelles

ANSA/ CHIARA DE FELICE
Una veduta esterna della stazione di Maelbeek della metropolitana a Bruxelles, 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

ANSA/ GOOGLE MAPS
Le stazioni della metropolitana di Bruxelles Maelbeek e Schuman dove si sono verficate delle esplosioni, 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

EPA/OLIVIER HOSLET
Passeggeri fuori dall'aeroporto Zaventem di Bruxelles dopo l'attentato del 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

Ansa/EPA/LAURENT DUBRULE
Bruxelles, 22 marzo 2016, passeggeri in fuga dopo l'attentato in aeroporto

Attentati a Bruxelles

Twitter @324.cat
Bruxelles, 22 marzo 2016, un'immagine dell'attentato in aeroporto

Attentati a Bruxelles

Twitter@police_temoin
Le foto diffuse dalla polizia belga di uno degli attentatori dell'aeroporto di Bruxelles, identificato come Najim Laachraoui, 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

Twitter @lecomaxnews
I fratelli El Bakraoui, Khalid e Brahim, probabili kamikaze degli attentati di Bruxelles del 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

Twitter@police_temoin
Le foto diffuse dalla polizia belga di uno dei possibili kamikaze all'aeroporto di Bruxelles, 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

Twitter@police_temoin
Le foto diffuse dalla polizia belga di uno dei possibili kamikaze all'aeroporto di Bruxelles, 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles

Christopher Furlong/Getty Images
Bruxelles, contiunua in Piazza della Borsa l'omaggio alle vittime degli attentati del 22 marzo

Attentati a Bruxelles

KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2016, una donna porta un mazzo di fiori all'ingresso della metropolitana di Maalbeek

Attentati a Bruxelles

PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2013: il trasporto delle salme delle vittime dell'attentato alla stazione del metro di Maalbeek

Attentati a Bruxelles

THIERRY ROGE/AFP/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2016, un agente vicino alla fermata della metropolitana di Maalbeek

Attentati a Bruxelles

PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2016, i giornali il giorno dopo gli attentati

Attentati a Bruxelles

PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2016, i giornali il giorno dopo gli attentati

Attentati a Bruxelles

PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2013: il trasporto delle salme delle vittime dell'attentato alla stazione del metro di Maalbeek

Attentati a Bruxelles

Christopher Furlong/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2016, militari armati all'ingresso della stazione centrale)

Attentati a Bruxelles

SOPHIE KIP/AFP/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo 2016, i passeggeri evacuati dall'aeroporto dopo gli attacchi terroristici hanno trascorso la notte in un centro sportivo

Attentati a Bruxelles

Christopher Furlong/Getty Images
Bruxelles, 23 marzo: Sonia abbraccia i suoi figli Mateo e Alessia in Piazza della Borsa, dove la folla continua a rendere omaggio alle vittime degli attacchi teroristici

Attentati a Bruxelles

Christopher Furlong/Getty Images
Bruxelles, contiunua in Piazza della Borsa l'omaggio alle vittime degli attentati del 22 marzo

Bruxelles, la città belga dove sono cresciuti i fratelli Salah e Ibrahim Abdeslam e Abdelhamid Abaaoud, tre componenti-chiave del commando che ha compiuto la strage al Bataclan di Parigi, è considerata dalle intelligence occidentali come una delle metropoli a più alto radicamento jihadista di tutta l'Europa.

Nel 2014, ancor prima che emergesse che persino i fratelli Kouachi avevano proprio in Belgio una importante base logistica che utilizzarono per preparare l'attentato contro Charlie Hebdo, un report del Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizzazione e della Violenza Politica aveva rivelato come il Belgio avesse fornito almeno quaranta foreign fighters per ogni milione di abitanti. Un rapporto che è di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra nazione europea, come la Francia, ferma a 18, la Gran Bretagna (9,5), la Germania (7,5). Quali sono le ragioni? Basta a spiegare tutto questo il fatto che il 20% della popolazione di Bruxelles è di fede islamica?

DIVISIONI ISTITUZIONALI
La prima ragione che fa di Bruxelles una delle capitali europee più vulnerabili è legata allo spacchettamento della struttura istituzionale e federale del Belgio, diviso tra la comunità fiamminga, vallona e germanofona. Ne sono derivati spesso, anche a livello di gestione dell'ordine pubblico, conflitti e difficoltà di coordinamento tra le differenti strutture di intelligence e di polizia presenti nella capitale belga, spesso restie a scambiarsi informazioni. La capitale belga ha sei dipartimenti di polizia e 19 municipalità, con relativi sindaci dotati di poteri tutt'altro che formali. La frammentazione del quadro istituzionale, e delle forze di sicurezza, rende naturalmente più complessa, come sarebbe necessario, un'azione coordinata di contrasto delle reti fondamentaliste presenti nella città.

Attentato a Bruxelles: kamikaze in aeroporto, bombe in metropolitana-Foto e video

Attentato a Bruxelles: chi sono le vittime e i feriti

Attentati a Bruxelles, massima allerta anche in Italia

IMMIGRATI DI TERZA GENERAZIONE
Come in Francia, il governo può ritirare il passaporto e le carte di identità dei sospetti terroristi che intendano recarsi in Siria o in Iraq, ma solo se sono nati all'estero all'estero e successivamente si sono trasferiti in Belgio. Quando i sospetti sono figli di immigrati arabi di terza o quarta generazione il governo non può espellere né ritirare i documenti degli individui che entrano a far parte di una rete di simpatizzanti jihadisti. 

COMUNICAZIONI NON DECRIPTABILI
Le comunicazioni tra i membri delle cellule fondamentaliste avvengono ormai stabilmente in rete, in particolar modo attraverso la Playstation 4, un sistema che rende difficile per le autorità decriptare i messaggi che si scambiano i terroristi. Non è una specificità della capitale belga, ma aiuta a comprendere le ragioni delle difficoltà di una guerra senza quartiere alle reti jihadiste. 

DIVISIONI DELLA COMUNITA' MUSULMANA
L'estrema frammentazione nazionale ed etnica della comunità musulmana presente a Bruxelles rende più complesso per le autorità riuscire a instaurare un rapporto proficuo con tutti i leader e rapresentanti dei cittadini di fede islamica. E quando mancano rappresentanti riconosciuti da tutta la comunità musulmana - avvertono gli esperti di intelligence - ne deriva un notevole incremento dei rischi.

Non solo i fratelli Abdeslam. Il rapporto tra jihadismo e comunità islamica in Belgio ha radici antiche. Il comandante Ahmed  Massud, il capo dell'Alleanza del Nord in Afghanistan, fu assassinato da un membro di Al Qaeda nel 2001 grazie al ruolo- chiave svolto da una cellula belga. Belga è anche la prima donna europea che decise di indossare una cintura esplosiva: si chiamava Muriel Deganque, aveva 38 anni, era moglie del marocchino Issam Goris, e si fece  saltare in aria su un'auto piena di esplosivo a Baquba, 60 km a nord di Baghdad.  Secondo l'esperto di intelligence Pieter Van Ostaeyen gli uomini belgi pronti all'azione sarebbero 400, su un totale di 11 milioni di popolazione.



YOU MAY ALSO LIKE