Le atomiche di Mosca sono una scelta pericolosa, per la Bielorussia

La dichiarazione di Putin sul posizionamento di armi nucleari tattiche in Bielorussia ha più a che fare con la comunicazione strategica che con i possibili sviluppi operativi sul campo di battaglia ucraino. Le quasi 1600 testate nucleari tattiche russe attualmente disponibili, sono distribuite nella consueta “triade” dei mezzi d’impiego terrestri, aerei e navali e il loro eventuale impiego non credo che verrà mai preannunciato, rispetto ai luoghi e alle possibili modalità, nel caso che Mosca decida di elevare il livello del conflitto. Il territorio dell’alleato di Mosca è il più vicino a Kiev e da qui si è sviluppata la direttrice d’attacco principale del colpo di mano pianificato dal Cremlino successivamente fallito.

La minaccia di Putin evoca immediatamente lo spettro del pericolo imminente di un nuovo attacco alla capitale ucraina, dalla stessa direzione, ma questa volta risolutivo e devastante negli effetti. Aspetto quest’ultimo che in questo momento del conflitto non avrebbe peraltro molto senso. I russi sanno benissimo che il munizionamento all’uranio impoverito non ha nulla a che fare con la guerra nucleare e che quindi non siamo di fronte a nessuna attività escalatoria del conflitto. Il messaggio di Putin è più che altro un pretesto che sfrutta il fatto che, specialmente nei paesi sostenitori di Kiev il tema del nucleare, civile e militare, è uno di quelli maggiormente divisivi delle rispettive società. È la “battaglia delle percezioni”, rivolta soprattutto alle opinioni pubbliche e alle leadership politiche, non meno importante di quella condotta dai soldati in prima linea perché in grado di influenzarla in misura a volte determinante. Inoltre, c’è anche un altro elemento a sostegno di questa lettura degli avvenimenti. Lukashenko può anche apparire come l’alleato fidato di Putin ma buona parte della società bielorussa, e soprattutto del suo esercito, non sono affatto entusiasti dell’attuale corso delle cose.

Molti si aspettavano l’entrata in campo di Minsk al fianco delle forze armate della Federazione Russa, ma l’idea di inviare truppe bielorusse a combattere in Ucraina è altamente impopolare a livello nazionale e potrebbe costare a Lukashenko il sostegno del suo esercito o rischiare un picco di disordini interni. Solo nel 2021 l’Ucraina ha rilasciato 4.300 permessi di soggiorno ai bielorussi, molti dei quali sono fuggiti dal paese per evitare persecuzioni o per aiutare l’Ucraina a difendersi dall’aggressione russa. Inoltre, oltre 1.500 volontari bielorussi si sono uniti alle forze di Kiev e gli attivisti all’interno della Bielorussia hanno cercato di interrompere le reti ferroviarie nazionali per ostacolare il movimento delle truppe russe attraverso il paese. Siamo proprio certi che la Bielorussia presenti le condizioni ideali per schierare armamenti nucleari russi?

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