Claudio Porcarelli

Anvedi come balla Carlo

"Culo uno, culo due, tre e quattro". Niente paura. Negli studi Lumina di Labaro, periferia molto a nord di Roma, Carlo Verdone non sta recitando in un film porno. Siamo sul set di Benedetta follia, nell’ultimo giorno di lavorazione del film che sarà al cinema dall’11 gennaio e i didietro in questione, vestitissimi, sono quelli di ballerine-suorine che il regista-protagonista, incalzato dal coreografo cult Luca Tommassini, deve rincorrere in una scena.

 Il re della commedia italiana che a 24 anni si è laureato in Storia delle religioni con una spiazzante tesi sul cinema muto, ha riunito le sue due passioni in un film, dove  interpreta  il proprietario di un negozio di articoli religiosi. E un po’ masochisticamente lo costringe pure a ballare, non senza una certa fatica ("destra, sinistra, avanti, dietro, me confondo ma ce provo... Mannaggia mi so’ dimenticato di agitare le mani, la rifacciamo?") come è successo nella scena alla quale ha assistito Panorama, sul set popolato di surreali cardinali e suore attenti alle direttive dall’aiuto regista Inti Carboni e di Tommassini in sneaker azzurre. E dove a un certo punto, in giacca e cravatta, arriva anche Paolo Verdone, il figlio di Carlo che «per scaramanzia», spiega, non manca mai nell’ultimo giorno delle fatiche paterne.

Prelati a parte, serie tv e film di ispirazione vaticana come The young Pope di Paolo Sorrentino e Habemus papam di Nanni Moretti c’entrano poco e niente. Nel nuovo film prodotto dalla Filmauro, Verdone torna al collaudato clima delle sue commedie più amate, come Borotalco, il film cult dell’82 che, appena restaurato, è stato presentato alla Festa del cinema di Roma, con il pubblico che anticipava in coro le battute cult («assaggia st’olive, so’ greche...»).  Se lì la scena era di Manuel Fantoni qui è del virtuoso Guglielmo, che, sposato con Lucrezia Lante Della Rovere, verrà scaricato nel venticinquesimo anniversario di nozze, con conseguente crisi personale e trasformazione, suo malgrado, in un single 2.0 che si avventurerà in una disinibita app di incontri sessual-sentimentali.

Chi ce lo iscrive in realtà è Ilenia Pastorelli, la grande sorpresa (nonché David di Donatello 2016) di Lo chiamavano Jeeg Robot, ora nei panni della  borgatara Luna, nuova stridente commessa del felpato negozio religioso, grazie alla quale Guglielmo scoprirà appuntamenti al buio e relative donne a caccia (come Paola Minaccioni). Nel suo film «a più alto tasso femminile», così lo definisce, c’è anche Maria Pia Calzone, la mitica donna Imma di Gomorra. Finale e altri dettagli non sono ovviamente spoilerabili...

Eccolo lì Verdone-Guglielmo, in abito beige, camicia bianca e sneaker marroni, mentre la truccatrice lo spennella prima di girare la scena di ballo, l’unica del film,  una sorta di visione, dove si respira  po’ Federico Fellini, un po’ La grande bellezza, il film di Paolo Sorrentino dove c’era anche Verdone. Il regista-attore-sceneggiatore (questa sua 26°commedia da regista l’ha scritta per la prima volta con il duo vincente Nicola Guaglianone e Menotti)  deve ballare con  suore e cardinali dall’aria sadomaso.

Le prime, in fila indiana, hanno sì crocifissi al collo, ma veli e abiti in vinile bianco che durante il balletto scoprono le gambe, il volto coperto da una  claustrofobica calza bianca, un cuore di stoffa rosso al posto della bocca e grosse ciglia piazzate però a livello zigomi. I secondi, velati in viso anche loro, sfoggiano baffetti alla Salvador Dalì e guanti, con interno in nero, effetto lucido anche loro. Se li è inventati la costumista Tatiana Romanoff, che da quando nel ‘90 ha conosciuto Verdone sulla spiaggia di Sabaudia ha lasciato il suo lavoro da stylist in tv per creare gli abiti di di tutti i suoi film, tranne tre, "di cui uno causa parto".

Le indicazioni le sono arrivate dal direttore artistico di X Factor  Tommassini, già ballerino di Madonna e coreografo di film hollywoodiani come The Tourist e, dalle nostre parti, del recente Ammore e malavita. Qui è alla prima collaborazione con Verdone: "Carlo mi ha sorpreso chiedendomi non solo di coreografare la scena ma proprio di pensarla e inventarla», racconta.  Ha mescolato «il musical americano al varietà televisivo anni Sessanta di Antonello Falqui" inserendo pure una citazione de Il grande dittatore di Charlie Chaplin. "Ho giocato con i personaggi cult di Carlo e con la storia del cinema inventando il sogno erotico/incubo del personaggio". Ne è uscita "un’esperienza danzereccia", così la definisce, che in scena funziona da dio".E assicura che non è stato difficile far ballare Verdone: "Anzi, è stato sorprendente vedere quanto si sia divertito".

Il protagonista minimizza: "Luca mi ha sorretto molto, il fiato un po’ meno". Non aveva mai ballato prima in scena, "e l’ho fatto molto poco anche nella mia vita, in discoteca ci andavo per sentire i gruppi musicali. Per fortuna ho senso del ritmo...", scherza. Ma anche se ogni tanto chiede "la sedia per favore" a 67 anni appena compiuti trasmette meticolosità ("questa la rifacciamo") ed entusiasmo. E ogni tanto nel balletto con le suorine, diretto da Carboni ("smarrimento... idea!")  tira fuori pure la mimica del suo mitico Mimmo, il ragazzone imbranato che  faceva coppia con la Sora Lella in Bianco, rosso e Verdone.

Verdone rivede la scena al monitor: perfetta. C’è tempo per una pausa. Tommassini ne approfitta per un selfie con le suorine, il regista si dedica alla Pastorelli. Nell’ultima giornata non sono previste scene con la coprotagonista, ma lei non se l’è voluto perdere. Incede in leggings neri, ha con sé una bustina che fa dondolare in mano come una scolaretta timida che si presenta a una festa di compleanno: "T’ho portato un pensierino.."  gli dice tirando fuori una candela profumata: "Puo’ esse’ una candela e può essere un posacenere e tanto lo so che la userai come posacenere".
"Così mi vizi.." le fa lui.

Pastorelli è a dir poco estasiata dal poter fare coppia con Verdone: "Quando mi ha chiamata  per lavorare nel suo film ho pensato a uno scherzo telefonico" racconta a Panorama.  "E recitare con lui è stata una lezione di cinema. Mi ha dato un sacco di consigli, è stato buono e fantastico e generoso. Si è buttato nel mare  con me in una scena, è già faceva un certo freddo (il film è stato girato tra Roma, Sperlonga e Ostia ndr)". È talmente verdoniana dentro da conoscere a memoria  "tutte le  battute di Claudia Gerini in Viaggi di nozze", la Jessica  del "famolo strano". E, non a caso, l’aiutoregista che l’ha visto a fianco di tante partner, dice che tra Ilena e Carlo c’è un affiatamento "molto simile" a quello, perfetto, con la Gerini. Decisamente un grande  endorsement.

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