Intervista ad Anna Foglietta, lesbica esplosiva in Tutta colpa di Freud

Dal 23 gennaio al cinema, Tutta colpa di Freud è la nuova gradevole commedia di Paolo Genovese.

Dopo Una famiglia perfetta, in cui un uomo ingaggiava attori per fingere amabili relazioni famigliari nel giorno di Natale, ora il regista romano entra in dinamiche famigliari autentiche e vivaci. Un papà single cinquantenne e psicanalista, interpretato da Marco Giallini, ha a che fare con le problematiche di cuore delle tre figlie: Emma (Laura Adriani) è la più piccola, adolescente innamorata di un uomo che ha l'età di suo padre (Alessandro Gassman); Marta (Vittoria Puccini) è la sognatrice che sceglie sempre storie difficili se non impossibili; Sara (Anna Foglietta) è lesbica e sempre pronta a partire in quarta in amore, ma all'ennesima delusione decide di diventare etero. Una scelta alquanto particolare la sua, che darà vita a scene divertenti. 

Incontriamo Anna Foglietta, solare attrice romana esplosa dopo il ruolo di escort in Nessuno mi può giudicare (2011), oggi uno dei volti femminili più carismatici della commedia italiana.

In L'amore è imperfetto di Francesca Muci interpretavi una etero con dubbi omosessuali, ora invece una lesbica che vuole provare a innamorarsi di un uomo. Paolo Genovese ti ha scelto anche in virtù del precedente ruolo? Ci sono punti di contatto tra i due personaggi?
Paolo sapeva che avevo fatto L'amore è imperfetto ma non l'aveva visto per cui questa collaborazione non è nata in seguito a quella parte, anche perché nel film di Francesca Muci interpreto un'eterosessuale convinta più che mai che a un certo punto si fa piacere una ragazzina, però è donna, proprio donna donna, è anche bella e molto elegante, molto morbida. Nel film di Paolo invece sono una lesbica fichissima, che mi è piaciuta tantissimo, che però non riesce a coronare il suo sogno d'amore con una donna e quindi tenta la strada dell'eterosessualità. Sono pertanto due approcci completamente diversi. E poi stranamente è il mio quinto ruolo da lesbica. Non è la prima volta che affronto questo tipo di personaggio però ogni volta per me è una cosa diversa. Penso che l'orientamento sessuale per fare un personaggio abbia talmente poca rilevanza. Cosa cambia nel calarsi nel ruolo di una etero o di una lesbica? Niente. Sara è una donna che soffre per amore, che vuole e rivendica il suo diritto alla felicità. Questo mi ha guidato nell'interpretazione del personaggio, nient'altro. 

Visto che sei alla quinta interpretazione di una donna lesbica, ti trovi a tuo agio dentro queste sfumature?
Mi trovo a mio agio nella commedia in generale perché ormai ho capito certi meccanismi e certi linguaggi, che mastico bene, e mi diverte farla. Penso che l'orientamento sessuale sia un'inezia rispetto a tutto il resto. Di un personaggio mi interessa sapere se è una donna che ha sofferto, se ha un padre, una madre, quello sì, quello è importante. Tra l'altro in Tutta colpa di Freud l'omosessualità raccontata è molto risolta, condivisa in famiglia, accettata. Poi lei vive a New York! L'Italia è rimasta uno degli ultimi baluardi contro la libertà sessuale. Purtroppo siamo ancora un po' indietro, ancora ne discutiamo in Parlamento. Il resto del mondo ha ben altro di cui preoccuparsi.

La tua Sara soffre per amore ma è anche vulcanica...
Le sofferenze d'amore sono purtroppo le più grandi, anche le più difficili da curare. La cosa più splendida di Sara, che credo di non aver reso in maniera superficiale ma in maniera leggera, che secondo me è un dono in un essere umano, è la sua grande voglia di rialzarsi nonostante le avversità, non si lascia abbattere da nulla. Infatti quando torna dal papà dopo avergli detto di essersi lasciata con Jodie lui le fa "vedo che l'hai presa bene", e lei "sì, sì, perché ho preso una decisione ancora più importante". Sara è esplosiva, vitale. Questa sua esplosione di vita mi ha dato tanta ispirazione anche perché io sono un po' così.

Sei quindi entusiasta di come è stato disegnato il tuo personaggio?
Sì, mi piaceva l'immagine di questa donna omosessuale non repressa, non triste, non brutta, non goffa. Una donna omosessuale bella, realizzata, solare, vitale. Altrimenti le donne lesbiche vengono sempre rappresentate come se fossero quasi dei maschi mancati. Non è così, sono delle donne bellissime, felici. Mi piacerebbe che Sara diventasse l'eroina del mondo lesbico. 

Nell'approcciarsi al mondo degli uomini sembra una ragazzina alle prime esperienze...
Questo è molto divertente. Per lei è come se fosse la prima volta. Ricordo la mia prima volta: è stata una sorta di arena perché ho chiamato in conference call tutte le mie amiche raccontando: "è successo questo", "ho fatto quello"... In Tutta colpa di Freud è Sara che chiede, si informa: "com'è baciare un uomo?". È come se a 14 anni per la prima volta avesse incontrato un ragazzo.

Il tuo personaggio è una decisionista, è lei che prende la carta dei vini al ristorante. Non importa se etero o gay, sono tante le donne che portano i pantaloni. Tu sei tra queste?
È una questione di temperamento, di educazione. Anche io sono un po' così. Per fortuna però ho sposato un uomo molto uomo, non di quelli che delegano. È molto forte, anche caratterialmente, molto presente in famiglia, per cui devo molto mitigare questo mio lato. Sono cresciuta facendo tutto da sola, però adesso rivendico il mio ruolo di donna. Lui è di quelli che ti aprono la porta, ti spostano la sedia, ti prendono il paltò. Meno male! È lui a prendere la carta dei vini, ad assaggiare, a scegliere, ed è bellissimo".

Quindi esistono ancora uomini così?
È anche vero che siamo noi a essere un po' marine. Se noi fossimo meno marine e agli uomini lasciassimo la possibilità di esprimersi...

Girare a New York è stato fantastico?
Assolutamente sì. Secondo me è la città più bella del mondo. Poi mio marito mi ha chiesto di sposarlo a New York, per cui è la mia città del cuore.

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