Toglieteci le accise per sempre

“Si può fare!”, come gridava il professor Von Frankenstein nel film satirico. Abbassare le maledettissime accise sulla benzina: “si può fare”. Uscire finalmente dal tunnel degli aumenti inspiegabili alla pompa: “Si può fare”. Basta volerlo. Basta trovare la volontà politica per porre rimedio a una gabella dissanguante che con la guerra in Ucraina è diventata abnorme, ma che da sempre tartassa l’automobilista italiano.

Il decreto energia del governo riduce di 25 centesimi al litro il prezzo folle raggiunto da benzina e diesel in questi giorni. Non è poco, anche se sconto vale solo fino alla fine di aprile, poi si vedrà. Per ora, vale la pena brindare con un calice di diesel gran riserva.

In totale le misure ammontano a 4,4 miliardi di euro, e parte delle risorse redistribuite arriveranno da un prelievo fiscale sugli extraprofitti delle aziende big dell’energia derivante da fonti fossili. In aggiunta, è previsto un credito di imposta per le aziende energivore in debito d’ossigeno. Le stesse imprese che hanno visto decollare in maniera sconcertante i costi, potranno rateizzare le bollette spalmandole lungo due anni. Nel contempo si estende la platea delle famiglie protette dall’aumento delle bollette, da 4 a 5,2 milioni. Infine, si attiverà il Garante dei prezzi, amichevolmente chiamato Mister Prezzi, per vigilare sulle eventuali speculazioni, e forse comminare multe.

Ma il pezzo forte del decreto, come dicevamo, è l’abbattimento delle accise. Una vergogna nazionale, visto che abbiamo la tassa sul gasolio più alta d’Europa (61,7 cent al litro), e quella sulla benzina che è al secondo posto in tutto il continente (72,8 cent al litro). Una piovra che si è andata ingigantendo nei decenni, dai tempi in cui sua eccellenza Mussolini ha pensato di finanziare la guerra d’Abissinia grattando denari sulla benzina, fino al finanziamento per il terremoto in Irpinia di quarant’anni fa, o dell’ alluvione di Firenze del ’66. Una colossale presa in giro nazionale cui ci siamo assuefatti: balzelli che dovevano essere una tantum, sono diventati una semper. Un fardello occulto (e neanche tanto occulto) che l’automobilista e l’imprenditore si carica in partenza come il peccato originale.

Ecco perché, visto che “si può fare”, non resta che prendere coraggio e tentare un passo in più. Disintegrare definitivamente le accise: un sogno di liberazione, una rinascita collettiva, un imperativo categorico non solo di ordine economico, ma morale. Persino prima dell’esplosione dei prezzi di questi giorni, è stato calcolato che con uno stipendio medio, in Italia si acquistano solo 858 litri di benzina. Una miseria che ci proietta, nella classifica che rapporta il prezzo del carburante al salario, al 23esimo posto in Europa. In Olanda, per capirsi, con lo stipendio medio si acquistano ben 1300 litri: quasi il doppio.

Ma la beffa è che per assurdo togliessimo le tasse, il costo del carburante in Italia sarebbe al di sotto della media europea. Insomma, se la benzina costa come lo champagne, non è colpa solo delle fiammate del mercato e degli scompensi geopolitici, ma in via primaria delle mani avide dello Stato. Ed è lo Stato medesimo che ha il potere e il dovere di rimediare. A meno che non voglia costringere i suoi cittadini a viaggiare in monopattino, con il serbatoio e le tasche vuote.

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