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La Russia ora si vuole divertire

La Russia ora si vuole divertire

A Mosca stanno avendo un ottimo successo i «parchi a tema». E a gestire i progetti più ambiziosi, c’è un decisivo apporto italiano.


Mentre l’Occidente vive l’affannosa ricerca di gas e materie prime, il Cremlino si tuffa vertiginosamente nel business delle montagne russe che, scherzo del destino, a Mosca si chiamano amerikànskije gòrki, ovvero «montagne americane». A dispetto delle restrizioni avviate dopo l’invasione dell’Ucraina, l’investimento sui parchi a tema sta infatti funzionando da volano per l’economia domestica e fa da apripista per futuri investimenti post bellici nel settore.

La prima struttura realizzata nella capitale russa si chiama DreamIsland ed è stata inaugurata dallo stesso Vladimir Putin il 29 febbraio 2020 nella pianura di Nagatinsky, a quattro fermate di metro dal centro città. Questa imponente Isola dei sogni è un incrocio tra Disneyland e Las Vegas. In riva alla Moscova, si snoda con una passeggiata racchiusa da sette cupole in vetro. Si estende per 24 ettari e conta 30 attrazioni alternate a caffè, ristoranti, cinema, hotel, impianti sportivi e negozi a tema. Costo complessivo un miliardo di euro.

Sponsorizzato dall’oligarca Amiran Mutsoev (che, va detto, non è incluso nell’attuale «lista nera» compilata da Unione europea e Stati Uniti e viene accreditato di un patrimonio familiare da oltre un miliardo di dollari), il complesso di DreamIsland appartiene alla società Regions Entertainment, proprietaria di centri commerciali in tutta la Russia. Il management della società, però, parla anche italiano: il suo attuale chief operating officer si chiama infatti Stefano Cigarini.

Cigarini è uno dei dirigenti internazionali con maggior esperienza internazionale nel settore Entertainment & Events. Nel curriculum annovera la supervisione dei parchi tematici della Ferrari ad Abu Dhabi, Barcellona, i Musei Ferrari e gli eventi del cavallino rampante in giro per il mondo. Oggi è l’amministratore delegato di Cinecittà World, il grande parco cinematografico alle porte di Roma, quarta struttura a tema d’Italia con oltre 400 mila visitatori annui. Ed è anche il ceo di Fico, l’area del Cibo italiano fondato a Bologna da Oscar Farinetti. Riflette: «Dopo lo scoppio del conflitto ci saremmo aspettati un crollo delle presenze, che invece non è avvenuto».

Nonostante guerra e pandemia, i numeri del Parco dimostrano un dato di fatto: i cittadini moscoviti non si sono mai rassegnati a restare chiusi in casa e a rinunciare all’intrattenimento collettivo. A circa 24 mesi dall’apertura, DreamIsland ha staccato oltre due milioni di biglietti d’ingresso all’anno. Trasformare da progetto a realtà il parco divertimenti, il primo della Russia e il più grande in «formato indoor» al mondo, è stata un’autentica sfida. Dato che qui le temperature possono precipitare fino a meno 20 gradi, DreamIsland si sviluppa interamente al chiuso ed è sormontato da una cupola di vetro alta 34 metri.

All’interno sono state ricostruite quattro capitali-icona internazionali: Londra, Barcellona, Los Angeles e Roma. Perché i russi sono sì un popolo attaccato alle proprie radici, ma hanno sempre guardato con invidia mista ad ammirazione alle mode e alle conquiste tecnologiche occidentali. Il «made in Usa» in particolare ha sempre esercitato un’attrazione irresistibile, dai jeans alla musica passando per il merchandising.

È su questa componente «esterofila» che ha puntato DreamIsland, stringendo accordi commerciali con colossi americani come Sony, Nickelodeon e Warner, dato che al suo interno figurano nove aree a tema cinematografico tra cui quelle dedicate a blockbuster come Tartarughe Ninja, Hotel Transylvania e Mowgli, ma anche con i re del merchandising giapponesi di Sanrio per Hello Kitty. «Il precipitare dei rapporti Stati Uniti-Russia ha reso più complicato interagire con i grandi player americani» ammette Cigarini «così come dobbiamo rinunciare, per difficoltà di approvvigionamento, a prodotti del made in Italy quali vino e parmigiano offerti nei ristoranti del parco».

Con l’attuale gelo nei rapporti tra Mosca e Washington, DreamIsland ha comunque superato le aspettative dei suoi promoter. «Lo abbiamo inaugurato il 29 febbraio 2020: otto giorni dopo il mondo si accorge del Covid. A marzo l’Italia va in lockdown, seguita dalle altre nazioni. Anche la capitale si ferma, per una quindicina di giorni. Poi però prevale l’approccio più “free”. La città, che rappresenta oltre il 10 per cento del Pil russo, riparte e da allora il parco non ha mai più chiuso» aggiunge il manager. Anche perché sarebbe impossibile bloccare oltre 10 milioni di persone che si spostano per Mosca ogni giorno.

Finora il fatturato dell’iniziativa supera i 60 milioni di euro. Certo, non è comparabile a un colosso come DisneyWorld. Il complesso di Orlando, che si estende per 57 ettari in Florida, nel 2019 ha toccato i 20 milioni di visitatori. Disney fattura oltre 100 miliardi di dollari l’anno e solo negli Stati Uniti il fatturato dei parchi a tema contribuisce quasi al 30 per cento dei ricavi complessivi della casa madre.

Quello dell’Isola dei sogni russa è però solo un inizio. Tanto che il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin ha già commissionato alla società di Mutsoev la realizzazione, entro l’estate 2024, di una nuova area per i divertimenti, stavolta outdoor, che si svilupperà di fianco a DreamIsland. Ma non è tutto. È in cantiere anche una grande City Beach sulla Moscova per l’intrattenimento estivo. «Per questa nuova tranche del progetto si investirà una cifra tra i 50 e i 70 milioni di euro» precisa Cigarini. «Nel nuovo parco esterno ci saranno montagne russe, giostre, torri a caduta libera da cui lanciarsi nel vuoto». C’è da dire che le «montagne russe», secondo la vulgata, sono nate da un passatempo piuttosto diffuso a San Pietroburgo a inizio Ottocento. Erano piste di ghiaccio da percorrere con la slitta, in cui la discesa era intervallata da brusche risalite. Due secoli dopo, nelle prossime strutture previste a Mosca, da 60 metri di altezza, si potrà pure godere di una vista spettacolare sul Cremlino e sui monumenti della metropoli. E l’obiettivo di sfidare anche nel campo del divertimento di massa il «nemico» occidentale risulta un’ambizione evidente.

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