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Tecnologia

Traffico, Roma, Palermo e Napoli tra le peggiori al mondo

Nella classifica delle cento città più congestionate del pianeta ci sono i tre capoluoghi italiani. Lo rivela il TomTom Traffic Index

Paese che vai, traffico che trovi. E quando sei in Italia, a Roma, Palermo e Napoli rischi d'incontrarne parecchio. I tre capoluoghi sono infatti tra le cento città più congestionate al mondo secondo l'ultimo TomTom Traffic Index, il rapporto compilato dal noto specialista delle tecnologie legate alla geolocalizzazione e che Panorama.it ha potuto consultare in anteprima. È riferito al 2019 e ha incrociato i dati di 416 città in 57 differenti nazioni, per scattare una fotografia del tempo perso in coda.

Cominciamo dalle buone notizie: non siamo lontanamente ai livelli di Bangalore, Manila e Bogotà, il terribile terzetto dove ci s'incastra per strada e la vera impresa è raggiungere la destinazione. Non ci avviciniamo nemmeno all'area metropolitana di Mosca, prima tra le capitali europee e sesta nella classifica globale dopo altre due indiane, Mumbai e Pune, davanti a Lima in Perù e Istanbul in Turchia (nona, mentre New Delhi è ottava e Giacarta in Indonesia chiude la top 10). Roma è 43esima al mondo, Palermo è 56esima, Napoli per poco non entrava nemmeno nella top 100, visto che si è piazzata 92esima.

Eppure, non c'è proprio da esultare. Perché il rapporto svela che gli italiani che guidano nell'ora di punta, hanno speso in media 5 giorni e 13 ore nel traffico. Significa che i giorni feriali di una settimana, con una piccola invasione nel weekend, li abbiamo passati, o meglio dire sprecati, aspettando il nostro turno a un semaforo, immobili davanti a uno svincolo, nel percorso verso il lavoro e viceversa. Se vi sembra tanto, tenetevi alla larga dalla Città Eterna: agli abitanti dell'Urbe, il traffico ha scippato anche il weekend, allungandosi fino ai primi spicchi del lunedì successivo. Il tempo medio è stato di sette giorni e quattro ore. Terribile? Non quanto il 2018, quando la situazione era peggiore di 300 minuti, o se preferite cinque ore. Qualcosa si muove, in senso letterale.

Dopo il terzetto di cui sopra, le città più congestionate in Italia sono state nell'ordine Messina e Milano, Genova e Catania, Bari e Reggio Calabria, rivelando una buona trasversalità nazionale, ma con una evidente prevalenza dei capoluoghi della parte meridionale della Penisola. Sebbene il triste primato del centro in cui la situazione è peggiorata nel 2019 rispetto al 2018 vada assegnato a Torino: all'ombra della Mole il traffico è aumentato del 3 per cento in confronto a dodici mesi prima.

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Come se ne esce? Esiste una strada più scorrevole che ci faccia perdere posti in graduatoria nel 2020, magari cancellandoci dalla top 100 della densità di lamiere in attesa? «Col tempo, l'ascesa dei veicoli autonomi e dei servizi di car sharing contribuirà a ridurre il traffico, ma nel frattempo dobbiamo impegnarci attivamente per migliorare la situazione. Ciascuno di noi può attuare dei piccoli accorgimenti che possono avere un grande impatto: pianificare il tragitto prima di partire cercando anche strade alternative, fidarsi della tecnologia dei propri sistemi di navigazione in tempo reale e prendere in considerazione mezzi pubblici e mobilità condivisa» risponde Luca Tammaccaro, vicepresidente globale di TomTom.

Insomma, dobbiamo farci furbi, smetterla di viaggiare con il pilota automatico e tentare nuove strade fuori dalle solite rotte. Anche perché la situazione globale non migliora, anzi sta peggiorando: uscendo dai nostri confini, il rapporto ci dice che 239 città hanno visto aumentare il loro livello di congestione, mentre soltanto 63 hanno fatto registrare diminuzioni degne di nota.

È evidente l'impatto ambientale, l'aumento di emissioni nell'atmosfera. Ma anche la nostra pigrizia congenita e, forse, una certa miopia di chi racconta i cambiamenti in corso: se la cronaca si riempie di elogi ai monopattini elettrici, di resoconti di alternative al mezzo privato, dalle biciclette ai taxi condivisi e loro equivalenti, la scenografia delle strade resta quella vecchia di decenni. O meglio, lo confermano i dati, è ancora peggio di prima.

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