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(Ansa)
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Social network

Russia-Ucraina, la prima guerra di internet (tra hacker e social)

Mai come nella guerra tra Russia e Ucraina i social network, nel bene e nel male, sono protagonisti

Mai come nella guerra tra Russia e Ucraina i social network, nel bene e nel male, sono protagonisti

Il coinvolgimento dei social network nella guerra tra Russia e Ucraina è totale, ma se nei piani tattici per l'invasione sono state finora risparmiate sia la televisione nazionale, sia le reti telefoniche mobili e la maggioranza delle applicazioni di messaggistica, il motivo è anche per poter usare queste fonti di informazione collettiva per diversi scopi, tra i quali certamente anche quello umanitario. Salvo che in talune zone geografiche, dove le comunicazioni sono bloccate da attacchi informatici o da disturbatori radio, come i jammer, per opportunità militare. Lasciar funzionare i social è un segnale chiaro che mira anche a permettere ancora le comunicazioni istituzionali ucraine nel caso sia pronunciato il cessate il fuoco con l'accoglimento delle richieste di Mosca.

C'è chi ha potuto rassicurare i parenti, chi cercare dispersi, ma anche sapere che la nave sulla quale prestava il marito è stata affondata. Sui social come Twitter, Facebook, Tiktok e Istagram, nell'ultima settimana sono state calcolate oltre venti milioni di interazioni e post riguardanti la crisi, sono state caricate fotografie e cronache dell'invasione, video e testimonianze. Alcune eloquenti e drammatiche, come il carro armato che schiaccia un'autovettura – ma non si conosce il motivo di quella azione - o la bomba guidata che centra le strutture aeroportuali di Kiev, altre invece ben poco affidabili oppure palesemente costruite per alimentare la disinformazione. Falsa la notizia della fuga del presidente Volodymyr Zelensky, false le foto di piloti donne ucraine (guarda caso procaci), che avrebbero abbattuto numerosi caccia russi, una rivisitazione in chiave moderna della Strega di Orél che abbatteva i bombardieri tedeschi nella seconda guerra mondiale, e falsi anche i video del duello aereo tra velivoli, risalente a un airshow di qualche anno fa, ma visualizzato milioni di volte. E ancora più falso il video di una contraerea, preso da un videogioco, e quello dei soldati ucraini che preparano lanci di gas tossico sulla popolazione del Donbass, realizzato con immagini diffuse già nel 2015 e relative a un ritrovamento di materiale bellico ma non gas avvenuto oltre dieci anni prima. Falso anche il genocidio in Donbass ad opera degli ucraini rappresentato con fotografie siriane, come le colonne di mezzi militari ucraini mostrati usando le purtroppo celebri immagini dei camion dell'Esercito italiano a Bergamo nel 2020.

Nel pomeriggio di sabato persino la Rai ha passato la notizia della diffusione di telefonini-bomba da parte dei russi. Notizia scomparsa dalla newsbar dopo qualche minuto. Mistero.

Tutte le piattaforme sono al lavoro per verificare le fonti ed eliminare i contributi falsi, fuorvianti o violenti ed eccessivi. Sul fronte opposto i tecnici dei governi che appoggiano l'una o l'altra fazione controllano le pubblicazioni arrivando, come accaduto a Mosca, a bloccare per qualche ora l'accesso locale ai social per limitare la divulgazione di immagini e filmati degli interventi della polizia sui manifestanti.

La società che controlla Facebook, Meta, ha costituito un centro operativo speciale per vigilare sulla diffusione di notizie false che opera cancellando i contenuti inopportuni e bloccando gli autori.

Oltre ad influenzare l'opinione pubblica, la tattica è impressionare, spingere alla demotivazione o a un comportamento favorevole a una o all'altra causa. Ed anche preparare in anticipo una comunicazione opportuna, come i video del presidente ucraino ripresi a Kiev, con Zelensky che rassicura della sua determinazione al combattimento, trasmessi facendo pensare al nemico, come ai cittadini, che si trovasse ancora in città. Un video studiato immediatamente nello sfondo, nella posizione della luce solare e nei minimi dettagli, come abbiamo imparato a fare durante la prima guerra del Golfo fino alla caccia a Bin Laden.

Un caso emblematico di informazione fuorviante è costituito dall'immagine del palazzo residenziale ucraino in parte sventrato da un missile, prima attribuito a un colpo di cannone russo, poi rivelatosi centrato da un missile terra aria lanciato con imperizia dall'aeroporto vicino, con un secondo video impressionante della traiettoria e da un terzo ripreso dalla videocamera del sistema di vigilanza di un appartamento, ancora connesso al web. Persino la Difesa russa ha emesso un tweet in merito, confermando che le forze del Cremlino non attaccano obiettivi civili.

Quantomeno inopportuni sono poi i video caricati da utenti con vari propositi e ritrasmessi da piattaforme come Youtube preceduti da spot pubblicitari. Non manca neppure la disinformazione tradizionale effettuata via radio: in onde corte stazioni russe trasmettono notizie di conquiste territoriali e di truppe ucraine che si arrendono, altre, le cosiddette “number station” trasmettono serie numeriche con possibili scopi di spionaggio o per disturbare frequenze attigue. Viceversa, dall'Ucraina alcune emittenti danno notizia di prigionieri russi, di vittorie e bilanci delle perdite decisamente sbilanciate e favorevoli a Kiev.

Sui social, gli utenti a loro volta reagiscono con commenti che esprimono timore e sentimenti negativi, insulti e commenti aggressivi nei confronti del leader russo, ed anche in questo caso non manca la ricondivisione delle fake-news, con post immancabilmente e immediatamente preceduti da richieste di raccolte fondi destinati ai bambini ucraini.

Difficile quindi anche per gli organi di informazione discernere, non cadere nella trappola della manipolazione e non trascendere, come avvenuto con le critiche all'inviata di La7 ripresa con l'elmetto in testa mentre sullo sfondo due donne camminavano tranquillamente con le borse della spesa. Immediatamente si è scatenata la reazione – anche volgare - sui social che accusavano la giornalista di esagerazione e di non essere credibile, o di dover sottostare al colpo di teatro del suo superiore. Nessun leone da tastiera si è chiesto se, suo malgrado, ella dovesse applicare regole richieste dalle forze ucraine anche se, per fortuna, nessuno stesse bombardando o sparando nelle sue vicinanze.

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