smartphone hacker cybersecurity
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Smartphone e tablet

Bulimia ed anoressia negli smartphone esistono e sono un rischio per la sicurezza

La Rubrica Cybersecurity Week

Bulimia e anoressia sono due disturbi del comportamento di solito associati alla nutrizione, ma poiché noi esseri umani non viviamo di solo cibo, il tema può essere senza troppe difficoltà traslato in altri ambiti, per esempio quello tecnologico. Nello specifico di quanto posso parlare con cognizione di causa, mi riferisco alla cybersecurity, poiché entrambe le patologie rappresentano un grave problema. Non parlerò quindi di dipendenza dai social network e dal gaming e delle relative conseguenze. Allo stesso modo non affronterò il tema dell'esclusione sociale di chi rifiuta le nuove tecnologie. Piuttosto il mio interesse si rivolgerà alle conseguenze più banali e dirette che queste due patologie possono produrre nella vita di persone e organizzazioni che da ormai da molti anni vivono una vita "poco segreta e molto pericolosa". Prima di entrare nel merito ecco un paio di dati che riguardano il nostro paese.

Nel 2015 avevamo il più alto tasso di ricambio di smartphone, la cui vita media nelle mani di un italiano era inferiore ai 18 mesi (oggi il tempo di vita è quasi raddoppiato). Secondo un dato del 2019 il 29 per cento degli italiani non ha uno smartphone. Il primo è un esempio di bulimia, il secondo di anoressia e come sempre gli estremi sono nefasti.

Avventarsi irrazionalmente su qualsiasi novità tecnologica espone ai rischi di non conoscerla adeguatamente e sostanzialmente non avere idea di quello che si fa con tutti i problemi del caso. Allo stesso modo non avere mai maneggiato un oggetto tecnologico significa esattamente la stessa cosa: correre dei rischi per evidente ignoranza.

Se qualcuno ha letto quanto ho scritto la scorsa settimana proprio su questa pagina (il link è questo) può facilmente comprendere come la carenza di consapevolezza abbinata ad una sostanziale ignoranza sia una cocktail letale il cui consumo riguarda almeno alcune decine di milioni di nostri connazionali. Questo spiega la crescita vertiginosa delle denunce relative ai crimini informatici perpetrati ai danni dei cittadini che sono passate dalle 140 mila del 2016 alle 180 mila del 2018 (questo secondo i dati ISTAT), ma propone un'altra e non meno inquietante questione. Partendo dal presupposto che qualsiasi organizzazione è governata e gestita dalle stesse persone che soffrono di bulimia e anoressia tecnologiche, possiamo tranquillamente affermare che tali entità soffriranno dei medesimi problemi di consapevolezza e competenza di chi opera al suo interno. E' innegabile che qualunque organizzazione punta al massimo profitto (inteso nel senso giuridico del termine e quindi non necessariamente economico) e oggi ci sono delle tecnologie dell'informazione che promettono "miracoli" in materia, come l'Internet delle Cose e l'Intelligenza Artificiale.

Nel quadretto che abbiamo dipinto ci saranno alcuni, gli anoressici, che tenderanno a rifiutarle, esponendosi al rischio di una precoce obsolescenza e di una inevitabile debolezza dei propri sistemi di gestione dell'informazione anche in termini di sicurezza. Allo stesso modo ci saranno altri (i bulimici) che cercheranno di "divorarle" senza capire quali sono i rischi a cui si espongono, utilizzando tecnologie che stentano a comprendere sia gli utilizzatori sia i gestori. In entrambi i casi le due "fazioni" saranno sostenute dall'idea che molti altri si comportano nello stesso modo e sono proprio atteggiamenti del tipo "si è sempre fatto così" oppure "tutti fanno così" che tendono a produrre mostri, perché dietro queste frasi fatte si cela sempre il sonno della ragione.

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