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Difesa e Aerospazio

Stoppata (per ora) la missione spaziale italiana Virtute 1

Conto alla rovescia fermo per laaero-razzo di Virgin Galactic; l'autorità americana blocca i voli per questioni di sicurezza. In attesa del "go", il valore scientifico e politico dietro l'impresa: sviluppare tecnologia e lo spazioporto di Grottaglie

C'è qualcosa di originale nella missione alla quale parteciperanno l'Aeronautica Militare Italiana e il Cnr il prossimo 25 settembre a bordo dello SpaceShipTwo, l'aero-razzo costruito dalla statunitense Virgin Galactic. Sempre che l'autorità aeronautica americana Faa sblocchi i voli della compagnia, fermati per questioni di sicurezza emerse nell'ultima missione. Se ci sarà il via definitivo su Vss Unity 23, così si chiamerà la missione per gli americani, voleranno da passeggeri (ufficialmente specialisti) il colonnello dell'Aeronautica Militare Walter Villadei, il tenente colonnello Angelo Landolfi, nonché l'ingegnere aerospaziale e scienziato del Cnr Pantaleone Carlucci. Ad accompagnarli i piloti di Virgin Galactic Michael Masucci e C.J. Sturckow, mentre l'aeroplano madre che porterà in quota lo SpaceShipTwo, ovvero la Vms Eve, sarà pilotata dal capo pilota di Virgin Galactic Nicola Pecile (collaudatore sperimentatore italiano ex militare dell'Aeronautica) e da Kelly Latimer. Per Virgin Galactic, che nasce come compagnia per il turismo spaziale, l'occasione di aprirsi a un nuovo mercato, quello dei voli scientifici, ma è difficile comprendere il valore della missione tra generici esperimenti annunciati e il collaudo delle innovative tute di volo, stante che tutta la missione durerà un'ora e quaranta minuti, dei quali soltanto 3 (!) saranno in condizione di microgravità in quella parte di cielo che vede il volo essere suborbitale. Ma in questo esiguo lasso di tempo il programma di volo prevede 12 esperimenti, 4 medici e 8 tecnici, più intesi come osservazioni e verifiche dal vivo che eventi procedurati e complessi come quelli che si svolgono sulla Stazione Spaziale Internazionale. In realtà però saranno test non meno importanti, stante che alcune tecnologie in gioco sono sviluppate in Italia e i risultati, oltre ad appartenerci, porranno il nostro Paese tra i pochi al mondo che potranno disporne in futuro. Insomma una missione che potremmo definire un piccolo ma importante investimento.


Per realizzare "Virtute 1", questo il nome italiano, il 2 ottobre 2019 presso l'Ambasciata italiana a Washington, i rappresentanti dei due governi, insieme ai dirigenti di Virgin Galactic, annunciarono un contratto per un volo dedicato della SpaceShipTwo da programmare non prima del 2020 dallo spazioporto del New Mexico. Quel giorno il generale Stefano Cont, in qualità di addetto alla Difesa e alla cooperazione in ambasciata aveva dichiarato: "Questo è un momento molto importante per l'Italia e per l'Aeronautica Militare, che ha nel suo dna un forte impegno per l'innovazione tecnologica. Lo scopo del volo" disse "è esplorare e familiarizzare, ed eventualmente operare nelle condizioni di volo suborbitale. L'Aeronautica Militare collaborerà con l'Agenzia spaziale italiana Asi e l'ente di ricerca Cnr, nonché con le università, per stabilire i payload di ricerca (gli esperimenti) che andranno a bordo del volo. Il volo includerà tre persone che supervisioneranno i carichi utili ed effettueranno le proprie ricerche (...), uno di loro sarà un pilota collaudatore o un astronauta per comprendere meglio l'ambiente di volo suborbitale, l'altro sarà un un medico con un background in medicina aerospaziale che studierà gli effetti della breve esposizione della microgravità su se stesso, e la terza persona sarà un ricercatore civile che monitorerà gli altri esperimenti sul volo".

Dunque era tutto deciso da tempo, tranne l'effettivo tipo e numero degli esperimenti. Ma c'è di più: quel giorno il presidente della Virgin galactic Mike Moses disse: "Questo volo avverrà dal New Mexico, ma c'è interesse ad ospitare futuri voli SpaceShipTwo in Italia". E in effetti tornando indietro al luglio 2018 Virgin Galactic annunciò un accordo quadro con le società italiane Altec e Sitael (questa al tempo guidata da Nicola Zaccheo che diverrà nel 2019 presidente Enac), per stabilire operazioni SpaceShipTwo presso l'aeroporto di Taranto-Grottaglie. L'accordo non fissava una data per l'inizio delle operazioni, ma durante la sua presentazione fu specificato che il contratto avrebbe coperto un solo volo e che gli Usa avrebbero sostenuto sicuramente l'idea di poter volare anche da uno spazioporto con sede in Italia. Ecco allora che Virtute1 assume un quadro più ampio, con la volontà politica di trasformare l'aeroporto pugliese in spazioporto assicurandosi l'interesse e il sostegno degli americani, cominciando col comprare un volo sulla Unity.

Comunque in volo il colonnello Villadei, ingegnere aerospaziale formato come cosmonauta, in quei tre minuti dovrà occuparsi dei "carichi utili" montati a bordo dell'aero-razzo indossando una tuta intelligente all'avanguardia che "incorpora lo stile e la tecnologia della moda italiana", per misurare i suoi dati biometrici e le risposte fisiologiche. Landolfi, che è un medico, eseguirà esperimenti che valutano le prestazioni cognitive in condizioni di microgravità, e Carlucci indosserà sensori che misurano la frequenza cardiaca e altri parametri vitali. Tradotto: quello che gli Usa fanno dagli anni Cinquanta, ma con una tecnologia avanzata e l'eleganza del Made in Italy e a un costo davvero contenuto. Basti pensare che un biglietto per salire costa 250.000 dollari, e seppure non sia noto quanto abbiamo sborsato per l'intera missione, occupando tutti i posti a bordo è verosimile che il prezzo sia stato inferiore e comunque molto meno di quanto costi una missione con la russa Soyuz, che per ogni astronauta ammonta a 50-60 milioni di dollari. Certo, sono anche soltanto tre minuti restando ben al di sotto delle stelle. Quanto allo spazioporto, al momento è ancora un progetto.

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