Una mostra in Triennale omaggia la carriera di Roberto Capucci
Una mostra in Triennale omaggia la carriera di Roberto Capucci
Moda

Una mostra in Triennale omaggia la carriera di Roberto Capucci

«L’eleganza è seduzione, fascino, mistero» confidava Roberto Capucci proprio alle pagine di Panorama nel 2006. Lo stilista, considerato e riconosciuto a livello internazionale come uno dei più grandi designer del XX secolo, viene spesso definito «scultore della seta» per le sue creazioni dalle forme ardite che sfidano le convenzioni del vestire borghese per proiettarsi idealmente in una dimensione onirica, sospesa tra architettura e arte.

Roberto Capucci è stato uno dei protagonista della prima storica sfilata presso la Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, tenutasi proprio 70 anni fa, il 12 febbraio 1951. Definito da Christian Dior «il migliore creatore della moda italiana», Capucci - che lo scorso anno ha festeggiato 90 anni - si è negli anni reso protagonista di un percorso creativo unico che parte dalla sperimentazione di forme e materiali, in una costante e certosina progettazione di ogni capo. L’abito di per sé diventa una tavola d’arte, la concezione di esso un progetto scultoreo e architettonico.

La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte gli rende omaggio con una mostra, presso la Quadreria di Triennale Milano (17 novembre 2021 - 9 gennaio 2022) intitolata Metafore. Roberto Capucci: meraviglie della forma. L’esposizione è stata curata dal giornalista Gian Luca Bauzano, autorevole firma del Corriere della Sera - che all’opera di Capucci ha dedicato anche un libro - in collaborazione con la Fondazione Roberto Capucci e la manifattura di ceramiche Rometti.

Negli spazi del Palazzo dell’Arte è così possibile esplorare il suo processo creativo, segnato dalla sperimentazione di forme e materiali, e da una progettazione sempre attenta e visionaria. Nel percorso sono esposti i suoi abiti, intesi come progetti scultorei, architettonici, plasmati con il tessuto.

«La moda di oggi sembra spesso onnivora e troppo rapida. Legata a un’obsolescenza programmata che privilegia un’apparenza futile, e nasconde le professionalità creative e artigiane che quotidianamente operano con impegno per creare tessuti, capi, accessori che assumano le forme meravigliose del sogno» ha affermato Franco Cologni, Presidente di Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. «Roberto Capucci ci invita invece a guardare alla moda con occhi diversi, raccontando con talento una storia vera di bellezza e di splendore».

Simbolo della mostra è una delle 12 opere proposte alla Biennale di Venezia, dal titolo Diaspro. Ai suoi lati, come in una Wunderkammer, una serie di creazioni che mettono in luce la ricerca sulle forme (come l’abito dalla Linea a scatola o quello in seta e plastica realizzato a Parigi nel 1966), ma anche l’utilizzo di materiali inediti per l’epoca come corda e sassi, bambù e ottone. Elementi che lo ricollegano al mondo della cosiddetta arte povera, promossa dalla fine degli anni Sessanta da Germano Celant. Un periodo di cui fa parte anche il cappotto oggi conosciuto come Omaggio a Burri, ma coevo nella realizzazione alla prima concezione da parte di Burri dei suoi Cretti. Quasi coeva all’opera Diaspro presentata alla Biennale del 1995, la marsina dalle fattezze settecentesche presentata nel 1992 alla Schauspielhaus di Berlino, ma di estrema contemporaneità. Qui i concetti di plissé, sovrapposizioni e sfumature di colore sono presenti con rigorosa opulenza.

Nel loro insieme le opere esposte mettono in luce il percorso creativo del Maestro, rendendo chiaro come la sua attività non sia mai stata legata al concetto di abito nel senso tradizionale del termine. Le sue sono opere dalla personalità autonoma, frutto di un lavoro di esplorazione e ricerca portato avanti sempre e solo nel segno della massima libertà creativa.

I capi di Roberto Capucci sono inoltre affiancati ai suoi disegni e alla collezione di sculture in ceramica da lui disegnata, prodotta dalla Manifattura Rometti, e realizzata dal direttore artistico Jean-Christophe Clair: venti pezzi unici in argilla e smalti - opere, vasi e centrotavola - interamente realizzati e decorati a mano, ispirati a vari modelli di abiti di Capucci.

Sono però i busti sartoriali della collezione Atelier di Bonaveri a valorizzare le creazioni: per accompagnare i visitatori al centro del percorso creativo ed emozionale tracciato dal genio di Roberto Capucci. I busti – classiche figure che il Maestro ha sempre scelto per le sue mostre – ricalcano forme semplici ed eleganti, rivestite in tessuto Lino e con base in legno, alcune con braccia di legno articolate.

I busti accolgono le matericità, le cromie, i giochi formali e le composizioni degli abiti, dando luogo a un’esperienza sensoriale. Personalizzabili e flessibili, le figure esprimono, tra innovazione e tradizione, un senso di sartorialità, lasciando trasparire quella cura e quella precisione che sono proprie della realizzazione dei busti Bonaveri, e per questo motivo scelte per le più importanti mostre internazionali.

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