Storie di femminismo e femminilità
Gigi Hadid per Moschino (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Storie di femminismo e femminilità
Collezioni

Storie di femminismo e femminilità

Femminismo e femminilità. Sarà la presenza di Miuccia Prada - che con il suo «vestirsi per essere giuste» ha “liberato” la donna dalla presunzione maschile che ogni capo fosse accuratamente selezionato a beneficio di un ipotetico lui - ma in questa terza giornata di sfilate sembra che la donna e la sua storia siano diventate protagoniste di un nuovo racconto, seducente e irresistibile.

Ed è proprio una donna, Sophie Taeuber-Arp - poliedrica artista svizzera - a essere d’ispirazione per l’ultima collezione firmata Max Mara. Il direttore creativo Ian Griffiths ci porta così nei luoghi dove la pittrice è vissuta e ha scoperto il dadaismo. Il parallelismo tra il 1920 e il 2020 è chiaro, mentre la situazione mondiale è in bilico cresce lo spirito di individualità.

Sulla passerella brillano infatti le personalità di ognuna delle modelle, donne tra i 30 e i 40 anni accompagnate dalla nuova generazione di "top" come Gigi e Bella Hadid. La collezione attinge dalla grammatica dell’abbigliamento da sci, trasformando i capi in abiti urbani da giorno da sera. Il teddy è ancora una volta protagonista, questa volta declinato in una morbida gonna che sfiora il pavimento. «Ma ci deve essere di più nell'uscire e scegliere un cappotto, un abito o un vestito. Se non contiene un senso di magia, come possiamo motivare le persone a voler investire nel nostro mondo? Con quello che abbiamo passato negli ultimi due anni, le persone continueranno a cercare un ingrediente magico» ha spiegato Griffiths al termine della presentazione.

Loris Messina e Simone Rizzo presentano invece la nuova collezione Sunnei con una sfilata-performance. Alle spalle di Fondazione Prada, tra i cantieri, i modelli arrivano uno a uno a bordo di un taxi per poi correre lungo la “passerella” tra centinaia di scatti. L’abbigliamento è tecnico con body, leggings, dolcevita e canottiere. L’athleisure non rappresenta però una scusa per nascondersi, ma diventa pretesto per utilizzare colori forti e dipingere le forme del proprio corpo senza limiti.

La sfilata è stata anche occasione per presentare una piccola borsa in metallo che riproduce la Torre Velasca, uno dei tanti simboli di quella Milano che fa sempre di fretta.

Scommette sempre di più su Maison Margiela il gruppo OTB guidato da Renzo Rosso. Dopo oltre 15 anni, il marchio ha infatti visto un aumento delle vendite del 36%, 20% e 25% negli ultimi tre anni. Per il prossimo autunno-inverno, MM6 Maison Margiela si racconta alla luce di uno smartphone in un appuntamento al buio dove il colore-non-colore per eccellenza è assoluto protagonista. Giacche da biker, trench e blazer doppiopetto vengono decostruiti in un assaggio del futuro sartoriale, punteggiato dal trucco infuso di glitter, come d’altronde insegna il nuovo telefilm culto Euphoria.

Il «fascino personale» è invece il fil rouge dell’ultima collezione uomo-donna di Emporio Armani. I modelli maschili sfilano così in una sinfonia di grigi tra cappotti voluminosi con ampi revers, giacche dalla spalle disegnate e camicie che ricordano le t-shirt o vengono addirittura sostituite dal gilet. Per la donna invece è un’inno alla gioia e al colore. Il rosa e il verde accendono i completi in maglia, illuminano il velluto nero degli abitini corti, disegnano completi con top leggeri e pantaloni in seta. Non mancano neppure le paillettes che disegnano gli abiti di sera e i top, da abbinare a pantaloni di velluto in colori vividi.

E se abbiamo già citato Euphoria, non possiamo che nominarlo di nuovo per descrivere la consapevolezza di sé della donna Blumarine che apre il suo mondo a «una sensualità senza compromessi, potente e libera dal preconcetto della fisicità, che porta ad una presa di coscienza che la seduzione è prima di tutto un’attitudine». Il direttore creativo Nicola Brognano porta in passerella anime diverse, quella della ragazza che si diverte con colori e forme giocose (come il top rosa a farfalla che senza dubbio conquisterà la cantante Dua Lipa), ma anche quella della donna seduttrice avvolta in mini abiti di velluto, abbinati a cappotti lunghi e drammatici dalla vita stretta e le spalle importanti, a evidenziare la grazie del corpo femminile.

Jeremy Scott, ormai abituato a stupirci con le sue collezioni, quest’anno ci porta nella sua dimora dove i complementi d’arredo si trasformano in accessori. Un viaggio che parte dagli archivi della Maison. Trent’anni fa, infatti, Moschino introdusse spille forma di posate e manopole di rubinetti nelle sue collezioni. Sembra quasi di essere finiti tra i bozzetti degli animatori de La Bella e La Bestia tra cappotti-comò in stile Luigi XIV, giubbini arpa, borse porta champagne e abiti a paravento. Ma il viaggio di Moschino non finisce qui, col direttore creativo della Maison che compare tra gli applausi vestito da astronauta.

La giornata si conclude con la prima collezione di moda nata nel Metaverso. Si tratta di Plein Sport, costola del brand nato nel 2008, per la prima volta in scena a Milano. A dare il via alla sfilata è Romeo o.1, un robot umanoide all’avanguardia che, insieme ai capi della collezione, presenta anche la prima collezione di sneakers Plein Sport creata nel metaverso. «Il Metaverso ci permette di riprodurre digitalmente le sottigliezze più precise e minute, il che è una parte cruciale per rispettare l'unicità del design» ha commentato Plein, sempre attento all’innovazione della moda.

Il progetto Plein Sport rappresenta l'apice del processo di digitalizzazione del marchio che il Philipp Plein Group porta avanti con audacia da molti anni. Nella visione di Philipp Plein, Plein Sport è il brand del futuro in cui l'esperienza fisica e digitale sono combinate e fuse in un tutt'uno inseparabile con l'obiettivo di creare il più avanzato marchio tecnologico nel settore del lusso.


Max Mara

Da GCDS, la paura ti fa bella

«Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti». In un’intervista, l’attore Gary Oldman ha affermato di aver accettato di vestire i panni di Dracula nel film omonimo di Francis Ford Coppola, solo per pronunciare questa frase.

Il mito del sanguinario conte nasce nel 1897 dalla penna di Bram Stoker e oggi, 125 anni dopo, rinasce grazie a Giuliano Calza. L’ultima collezione ideata per il suo marchio - GCDS - si ispira proprio alle diverse reincarnazioni di Dracula. Lo stilista ha infatti raccontato a Vogue: «Parlando con moltissime persone per circa sei mesi ho scoperto un sacco di punti di vista: per i Bizantini, Dracula era un comandante turco, con tutte le relative problematiche, mentre per i Bulgari si trattava solo di una storia di folclore per bambini. Per ognuno Dracula ha un’accezione diversa, io ho portato la mia alla Milano Fashion Week. Oggi alla Gen Z potrebbe far paura anche l’estremo romanticismo del conte…».

Il Dracula di Calza si trasforma così in un glamouroso intreccio di rosa confetta e verdi brillanti, lattice lucido, sensualità e tacchi canini. «Un giorno sono entrato nella stanza del team design di accessori e ho scarabocchiato un tacco con i denti di Dracula. Sicuramente è una delle cose che mi ha reso più felice quando l’ho visto realizzato nella nuova collezione.

L’horror, il macabro e il misterioso si vestono delle tinte “cotton candy” e si fondono con quelle che sono ormai diventate cifre stilistiche di GCDS. Gli elementi della storia dark ci sono tutti, eppure è un racconto allegro, radioso di colori, scintillante di glamour e tempestato di pietre, con forme a clessidra e body attillati, ricami di fiori, stampe Hello Kitty e rouche alla Bram Stoker mescolate ai blazer sartoriali, accessoriato con borse comma e alti stivali, oppure con mocassini e sabot firmati Clarks.

«La mia visione è dire alle persone di andare oltre lo streetwear» ha raccontato Calza, il cui marchio - fondato nel 2015 - è pronto a scommettere sugli Stati Uniti dopo aver chiuso il 2021 con un più 30%.

Presentazioni

Il fitto calendario milanese non è scandito soltanto da sfilate. Le presentazioni stanno assumendo, stagione dopo stagione, un ruolo sempre più importante per i brand che, dopo due anni di pandemia, cercano il contatto con il pubblico e con i buyer. Questa Fashion Week vanta ben 77 presentazioni in cinque giorni, un caleidoscopio di realtà giovani e più affermate pronte a stupire e coinvolgere.

E se un numero sempre crescente di marchi si affaccia al Metaverso, la realtà come la conosciamo sembra ancora mantenere il suo fascino.Nell’atelier Santoni prende così forma l’immagine vivida della Donna moderna. Evoluzione naturale del DNA maschile del brand, Lei viene rappresentata da due colori che esprimono perfettamente l’alchimia tra il patrimonio ed il futuro della Maison: Arancio Santoni, la nota brillante di arancio che caratterizza il marchio; e un’unica tonalità di blu, tradizionalmente espressione più pura dell’uomo Santoni, che acquisisce un appeal sensuale quando viene interpretata da una donna.

La Doppia Fibbia, eredità del guardaroba maschile, è il codice principale e funge da fil rouge attraverso tutta la collezione, nelle sue varie interpretazioni. Così è per la nuova décolleté Doppia Fibbia di Santoni - massima espressione di eleganza e sofisticatezza. Parallelamente, gli stivali Texani e Combat parlano il linguaggio contemporaneo del footwear, con dettagli accattivanti e volumetriche suole in gomma.

La donna cosmopolita di Kiton unisce due anime tanto diverse quanto complementari: quella di New York e quella di Napoli. Due mondi simili anche se distanti, in un continuo incontro di energie, dove la tradizione ha uno sguardo curioso, sorridente, aperto al mondo. La collezione femminile di Kiton attinge dal guardaroba maschile, prendendo in prestito l’iconica giacca doppio petto e la classica camicia, resa più femminile dalla seta.

Il colore è l’elemento chiave con un color block che abbraccia l’allure sofisticato degli immancabili bianchi, grigi e beige, le tonalità intense dell’arancio, del verde, del giallo ocra, del rosso e quelle sussurrate del nero, del marrone e del celeste polvere.Ogni nuance si mescola facilmente con le altre, perché tutte condividono il principio cardine dell’universo Kiton, la qualità assoluta.

Dopo 60 anni nell’alta moda, Balestra sceglie questa settimana della moda per debuttare nel pret-a-porter, collaborando con un team di talenti emergenti.

Alessandro Enriquez trae ispirazione dalla «musica italiana» per la sua nuova collezione, rivisitandola e illustrandola in una sinfonia di colori. È proprio il colore a diventare il protagonista assoluto di un mondo 100% Made in Italy che approfondisce il concetto di sartoriale no gender. «Ho voluto raccontare la musica italiana attraverso le mie personali lenti colorate, declinandola in una visione fantastica che mi appartiene molto. I miei disegni di oggi cantano insieme al ricordo di tutte le icone che amo e che ho ricordato ed omaggiato durante la costruzione di questa collezione» ha dichiarato lo stilista.

Dal palco dell’Ariston fino a Milano, le stampe di Alessandro raccontano i caratteri dei cantanti, i più timidi trovano espressione in glicini e viole, i visionari in all over con “occhi fiorati” di rimando alla pop art italiana, fino ai più nostalgici dal carattere “peterpanesco”, in cui gattini giocano con le note musicali. Alessandro non dimentica il podio dei vincitori, per i quali crea un Teatro Ariston inedito, coloratissimo e fioritissimo, nel quale a ritmo di musica ed elegantemente vestiti, coppie di struzzi si esibiscono come corpo di ballo.

La modellistica parte dagli assunti stilistici del brand anni Cinquanta/Sessanta e si spinge fino agli anni Ottanta/Novanta, partendo da abiti chemisier ampi e morbidi e dalla vita alta, per arrivare alle spalle scese e alla vestibilità oversize, su camicie stampate in cui girano tutti i disegni. Non mancano volant, rouches e plissé per proposte più leziose.

La Fashion Week è stata anche l’occasione per presentare la capsule realizzata con Hot Wheels. Due le grafiche che rappresentano la visione di Alessandro Enriquez per Hot Wheels, entrambe ispirate alla palette di colori chiave del brand. Nella prima una parata di macchinine Hot Wheels sfila sull’iconica pista arancio con coloratissimi fiori che sbocciano dai tubi di scappamento mentre i fuochi d’artificio sanremesi esplodono nel cielo. Nella seconda un omaggio “floreale” alla musica italiana: le Hot Wheels corrono su pentagrammi colorati decorati da note musicali e fiori della riviera.

La collezione Hogan è una celebrazione dell’espressione individuale, reinterpretata attraverso l’obiettivo di una nuova forma di comunicazione più immersiva ma sempre in completa armonia con l’heritage innovativo del marchio. Ci troviamo così in un infinito universo digitale dove presente e futuro coesistono e dove realtà e immaginazione sono legate inestricabilmente.

La presentazione video racconta il primo viaggio di Hogan nel mondo del Metaverso, un viaggio attraverso il significato di forma e funzione. Per il prossimo autunno-inverno, Hogan rivisita i cult del guardaroba femminile in un inedito algoritmo di colore design. I capi sono genderless, sottolineati nelle linee da una moltitudine di borchie, che illuminano i look total black.

Gianluca Capannola prende ispirazione dal passato, più precisamente da tre dive degli anni Sessanta: Silvana Magnano, Sophia Loren e Kim Novak. Silhouette a trapezio e volumi over vengono declinati in tonalità calde e accessoriate con maxi cagoule e stivali cuissardes. Cappotti, cappe e proposte outwear rivelano le preziose fodere a contrasto, scaturite dal pennello del designer e artista e riprodotte in forma esclusiva all’interno della collezione.

La minuzia per i dettagli pervade la collezione: dalle lavorazioni artigianali, quali la pregiata tecnica del double applicata alla crêpe di lana, fino ai piccoli accessori, come i bottoni toffee rivestiti in tessuto e le macro zip a contrasto.

La giornata si è conclusa con le celebrazioni di Malo, che quest’anno festeggia i suoi primi 50 anni. All’interno di 10 Corso Como, la storica maison fiorentina ha presentato una capsule collection di abiti ispirati al mondo dell’Art Déco he si riflette nell’anima ancienne e romantica dei capi: il cachemire più sottile, fibra principe della maison, crea pizzi, rouches e dettagli inediti. Abiti preziosi dalla femminilità delicata, discreta, raffinata.

«Siamo felici e orgogliosi di celebrare mezzo secolo di storia» hanno dichiarato i vertici di Malo. «La nostra è un’idea di moda da sempre orientata alla cultura del ben fatto, che richiede tempi lunghi e dilatati per ottenere capi di grande pregio, capaci di durare nel tempo e di vivere generazione dopo generazione. Un ideale, una filosofia che abbiamo voluto suggellare con la presentazione di questi abiti inediti, simbolo di eccellenza, attenzione al più piccolo dettaglio e valorizzazione del nostro, inestimabile, patrimonio artigianale».

Santoni

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