Foto-audistruzione
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Tecnologia

Sei app per condividere contenuti che si autodistruggono

Messaggi, ma anche foto e video con il timer: si cancellano dopo un periodo di tempo o una volta visualizzati. Ecco le più diffuse

Per la prima volta nella loro storia, le principali galassie dell’espressività virtuale hanno cominciato a sfaldare sé stesse, a erodersi volontariamente, a buttare giù mattoni del loro enorme edificio di bit: lasciano agli iscritti la facoltà di condividere messaggi che si cancellano, foto che si autodistruggono, video che si dissolvono. Quello che durava, ora nasce per svanire. Viene inviato a un singolo o a un gruppo, esposto a una platea vasta o selezionata sotto la mannaia di un’irreversibile scadenza dopo una finestra stretta di tempo.

Da prerogativa di applicazioni di nicchia, la tendenza è stata sdoganata da Facebook su Instagram e lentamente con Messenger, da Google con la sua nuova chat Allo; è stato il requisito che ha portato al successo fenomeni come Snapchat e Telegram, tra i giovanissimi il primo, anche tra terroristi e malintenzionati il secondo.

L’ossessione per la privacy, l’ansia di non spargere tracce imbarazzanti o compromettenti, sono solo complici del fenomeno in atto: l’impulso a produrre contenuti effimeri è prima di tutto la costruzione di una gerarchia. La definizione di un ordine tra quello che importa davvero, che merita una vetrina permanente in bacheca, e il post provvisorio dal consumo veloce, cotto e mangiato, visualizzato e dimenticato. Una contrapposizione che porta con sé un chiaro tranello: la tirannide del qui e ora, lo stimolo a essere perennemente connessi per non perdersi l’aggiornamento altrui che poi scompare. Ciò che dovrebbe liberarci dalla sovrabbondanza dei social, finisce per incatenarci al suo flusso evanescente.

Ecco tutti i dettagli, app per app.

Instagram

Cosa fa: Foto e video possono scadere dopo 24 ore.

Da qualche settimana ha debuttato «Storie», una nuova funzione della celebre piattaforma per condividere foto e video con i propri follower. La sua logica è semplice: immagini e filmati a propria scelta, isolati o in una sequenza cronologica, possono essere inseriti in una sezione ad hoc dell’applicazione anziché andare a finire nella bacheca principale. L’utente può renderli pubblici oppure decidere di nasconderli a uno o più seguaci. Trascorso un giorno esatto dal momento della pubblicazione, si cancellano per sempre. 

Confide

Cosa fa: I contenuti spariscono una volta visualizzati.

La segretezza assoluta è il tratto distintivo di quest’applicazione diffusa in 180 Paesi e disponibile per telefonini Android e Apple. I messaggi sono cifrati utilizzando standard militari, così è pressoché impossibile intercettarli. Inoltre, una volta letti dal destinatario, spariscono all’istante dal suo dispositivo. Si sgretolano letteralmente sullo schermo. Si possono mandare file audio, foto e documenti: se qualcuno tenta di salvare una schermata del contenuto ricevuto, il mittente viene immediatamente avvertito. 

Facebook Messenger

Cosa fa: Consente di mandare messaggi con il timer.

L’idea è quella di introdurre le conversazioni segrete, caratterizzate da una crittografia rigorosa e, soprattutto, dalla presenza di un timer per decidere dopo quanto tempo dall’invio di un messaggio esso debba scomparire dal dispositivo del destinatario. Per ora il servizio, annunciato lo scorso luglio, si trova in una fase avanzata di test riservata a un numero in espansione di utenti, ma è destinato a diventare prassi per il miliardo di persone attive ogni mese sul sistema di messaggistica targato Facebook. 

Google Allo

Cosa fa: Crea chat segrete con la data di scadenza.

È il nuovo servizio di messaggistica di Big G. Tra le sue caratteristiche principali ha la «modalità incognito» che consente di applicare una scadenza a ciascuna chat, lungo un intervallo da 5 secondi fino a una settimana. Terminata la finestra di tempo stabilita dal mittente, il contenuto inviato non è più leggibile dal destinatario.

 

Snapchat

Cosa fa: Distrugge dopo 10 secondi i contenuti imbarazzanti.

Ha oltre 150 milioni di utenti che la usano almeno una volta al giorno, è stata a lungo l’oggetto del desiderio di Mark Zuckerberg che, non essendo riuscito a comprarla, ha finito per imitarne la logica in più di un servizio della galassia Facebook. Snapchat è l’antesignana della segretezza formato applicazione. A trainarla verso il successo globale, soprattutto tra i giovanissimi, è stato proprio l’effetto fantasma omaggiato sin dalla sua icona: l’invio di foto e video a un amico che si autodistruggono dopo un massimo di dieci secondi dall’apertura. Nel tempo è cresciuta, puntando soprattutto sulle storie (funzione ripresa da Instagram): contenuti pubblici, visibili ai propri contatti, che si cancellano trascorse 24 ore dalla pubblicazione.

Telegram

Cosa fa: Dissolve le conversazioni senza lasciare tracce.

Più matura e adulta anche nel pubblico di riferimento rispetto a Snapchat, ne condivide il lusso per la segretezza per i contenuti più delicati. Tra i suoi punti di forza, oltre alla velocità e alla presenza praticamente su qualsiasi piattaforma (dal personal computer sulla scrivania fino ai telefonini Windows Phone), c’è un’opzione per decidere quanto far durare un messaggio prima che si dissolva per sempre. Più di 100 milioni di utenti attivi al mese che si scambiano 15 miliardi di frasi e emoji al giorno, hanno dimostrato di apprezzarla parecchio. Peccato si sia scoperto che tra loro ci sono anche svariati gruppi di terroristi.

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