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Donne scienziate? Per il 67% degli europei non hanno i numeri

Un sondaggio rivela che i pregiudizi sono duri a morire

Ci avevano detto che il rapporto tra i sessi negli ultimi 50 anni era cambiato, che si era evoluto, che le donne erano sulla buona strada per raggiungere finalmente l'agognata parità e che in molti paesi dell'Unione leggi più eque stavano mettendo le donne in condizione di conciliare al meglio figli e carriera, con il giusto coinvolgimento degli uomini. Ci voreemmo tanto credere, ma poi notizie come quella del risultato della ricerca della L'Oréal Foundation sulle disparità che ancora affliggono le donne in ambito scientifico ci riportano a una realtà perfino più critica di quel che immaginavamo.

Scopriamo così che il pregiudizio è duro a morire, anche tra le donne stesse. "Lo studio rivela", spiega David Macdonald, Philanthropy Director del programma For Women in Science, nato dalla collaborazione tra L'Oréal Corporate Foundation e Unesco, "che il 67% degli europei pensano che le donne non possiedono le capacità necessarie per accedere a posizioni scientifiche di alto livello. Solo il 10% degli intervistati ritiene che le donne possiedano abilità scientifiche".

Che cosa manca alle donne, secondo la maggioranza dei 5.000 cittadini europei intervisati sull'argomento, per raggiungere tali posizioni? Nelle risposte non c'è che l'imbarazzo della scelta: perseveranza, pensiero razionale, praticità, rigore, spirito scientifico e mente analitica. Insomma siamo ancora dipinte come creature un po' vacue che non riescono ad applicarsi alle equazioni o non sono in grado di concentrarsi davanti a un microscopio. Capito ragazze, non è che le donne nella scienza, e in particolare in posizioni di vertice, sono molte meno degli uomini per una questione di discriminazione, è che siamo troppo sceme per arrivarci.

La cosa buffa è che la quota di donne nelle posizioni di vertice in contesti scientifici è largamente sovrastimata dai cittadini. Chi ha risposto al sondaggio stima, in media, che le donne ricoprano il 28% di questi ruoli all'interno dell'Unione Europea, mentre in realtà le donne occupano soltanto l'11% delle posizioni accademiche più rilevanti in campo scientifico: un terzo di quanto si crede. Alla richiesta di citare tre personalità scientifiche che hanno fatto scoperte importanti l'asino casca di nuovo, perché il 71% dei partecipanti al sondaggio ha nominato uomini e solo il 33% ha citato nomi di donne.

La tendenza è al miglioramento, ma un miglioramento molto molto lento. Dal 2000 al 2010 la quota di donne nella ricerca scientifica è infatti passata dal 26% al 29%. Un aumento di 3 punti percentuali in 10 anni non si può certo considerare una galoppata verso la parità. E infatti il 59% degli intervistati, parzialmente in contraddizione con la considerazione general che le donne non sono adatte per la scienza, considera questa evoluzione in direzione della parità troppo lenta.

Ma l'opinione generalizzata che le carriere scientifiche di alto livello non siano adatte alle donne è proprio alla base della difficoltà che le donne incontrano nel raggiungere quelle posizioni. Il problema è anche quello del doppio ruolo, famiglia e lavoro, che per gli uomini in qualunque professione siano non si pone praticamente mai mentre per le donne continua a rappresentare un ostacolo. Il 59% degli uomini e il 52% delle donne intervistate pensano che una donna che vuole perseguire una brillante carriera, per farlo rinunci alla famiglia.

Ma poi soltanto il 49% crede che la sottorappresentazione delle donne nei ruoli di vertice in ambito scientifico sia legata a stereotipi culturali, per l'altra metà evidentemente è giusto che siano così poche ed è solo colpa loro. Lo slogan della campagna lanciata da L'Oréal Foundation è #ChangeTheNumbers e a quanto pare di numeri da cambiare ce ne sono parecchi.


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