Volo EgyptAir: dove arriva la tecnologia quando un aereo scompare dai radar
Volo EgyptAir: dove arriva la tecnologia quando un aereo scompare dai radar
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Volo EgyptAir: dove arriva la tecnologia quando un aereo scompare dai radar

Monitoraggio e mappe digitali, messaggi binari, traffico marino, robot subacquei: è davvero possibile sparire senza lasciare traccia?

Ci si chiede ancora, a ragione, come sia possibile che nel 2016 un aereo scompaia dai radar. La tecnologia a bordo, negli aeroporti e presso le basi terrestri non dovrebbe permettere che un velivolo come l’Airbus 320 diventi un oggetto fantasma, peraltro in zone abbastanza monitorate, come quelle solcate dal tragitto da Parigi al Il Cairo. Eppure, il Mar Egeo non ha ancora restituito le parti dell’aereo precipitato, ma solo tracce dei passeggeri, compresi gli effetti personali.

Il volo della EgyptAir MS804 ha dato i suoi ultimi segnali di vita a 11.300 metri di altezza. Da quel momento la strumentazione della compagnia non ha rilevato più la presenza del mezzo. Nel frattempo, basandosi sui segnali inviati prima di sparire, le autorità greche hanno dichiarato ben 64 km di no-fly zone intorno all’area di ricerca nel sud del Mediterraneo. Secondo un diplomatico del paese, la zona, priva di interferenze e di contaminazioni da parte di altri voli, dovrebbe essere abbastanza ampia per individuare in breve tempo l’Airbus. Con quali mezzi? Principalmente tecnologici. Scopriamoli cliccando a destra.

Il tracking online

La tecnologia di ricerca dei voli è cresciuta parecchio negli ultimi vent’anni. Grazie a vari satelliti e radar, tutti (anche gli amatori) possono oggi tracciare il tragitto di un volo comodamente seduti alla propria scrivania. Non si tratta di un gioco ma di un servizio veritiero ed affidabile, come quello fornito da siti quali FlightRadar24 e FlightAware. I dati sono ottenuti dal sistema ADS-B, ovvero Automatic Dependent Surveillance, che consente all’aereo di comunicare con i satelliti e di rimandare la propria posizione giù, alle stazioni terrestri. Si tratta di una tecnologia automatica, appunto, che non può essere manomessa dal pilota o dai terroristi. L’ultima posizione rilevata da FlightRadar24 è questa.

Il sistema Acars

È la forma di comunicazione principale tra il pilota e la terra. Come nel caso dei voli della Malaysia Airlines e dell’Air Asia, anche a bordo dell’MS804 c’era il supporto Acars, Aircraft Communications Addressing and Reporting Systems (nel video sopra una dimostrazione). Resta da capire se fosse attivo o meno, visto che si tratta di un servizio a pagamento.

Cosa succede se un volo scompare dai radar

Le cause di una mancanza di segnale sono principalmente due: l’uscita dell’aereo dall’altitudine minima di monitoraggio oppure un’esplosione a mezz’aria e dunque un danno pesante alle strutture di bordo. A differenza dei voli su lunghi tratti in mare aperto, il tragitto dell’EgyptAir era quasi del tutto coperto dai radar dei paesi più prossimi alla linea tracciata dal volo, dalla Spagna allo stesso Egitto. Per questo bisogna stabilire quanto ci sia di vero nelle affermazioni che indicano come dall’aereo siano partiti, dopo la scomparsa dai sistemi di controllo, diversi segnali di allerta di fumo a bordo, causato forse da un sabotaggio ma anche da un problema tecnico.

Le scatole nere

Vengono chiamate così ma in realtà sono arancioni. In genere sono due: la Cockpit Voice Recorder (CVR), che registra le voci nella cabina di pilotaggio per una durata dai 30 minuti alle 2 ore e la Flight Data Recorder (FDR) che memorizza i parametri tecnici di oltre 20 ore di volo del mezzo, tra cui velocità, altitudine e condizione dei motori fino ad un determinato momento. Le informazioni contenute da entrambe sono conservate su chip in codice binario. La decodifica avviene tramite specifici software che traducono i file in elementi audio e grafici. Dove sono le scatole del volo MS804? Ancora in mare.

Il robot sottomarino

Per tentare di individuare e recuperare le scatole nere, è sceso in campo un robot egiziano sottomarino che è in grado di scandagliare i fondali fino anche a 3.000 metri di profondità (non a caso il punto più profondo presente nell’area tra Karpathos e Il Cairo, l’ipotetica linea entro cui sarebbe caduto l’aereo). Si tratta di uno strumento finora utilizzato per monitorare le piattaforme petrolifere ma che, secondo le autorità locali, può benissimo tornare utile in situazioni del genere.

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