Breast exam. Image shot 2013. Exact date unknown.
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Un vaccino contro il tumore al seno

Ci sta lavorando una giovane ricercatrice, Laura Conti, grazie al supporto della Fondazione Veronesi.

Ogni anno, in Italia, 47 mila donne circa ricevono una diagnosi di tumore al seno. Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando la diagnosi è precoce, si guarisce. Ciò nonostante, il cancro al seno è tuttora la prima causa di mortalità per tumore nelle donne, perché la malattia può diventare resistente alle cure e dare origine a metastasi.


È il caso, per esempio, del tumore al seno «triplo negativo», che costituisce circa il 15 per cento dei tumori mammari, ed è uno dei tipi più aggressivi perché manca dei recettori per estrogeni e progesterone, gli ormoni che lo nutrono, e del recettore HER2 , contro cui è efficace il farmaco Herceptin. Nelle donne affette da questa neoplasia, la terapia ormonale è inutile e spesso il tumore non risponde neppure alla chemioterapia, che rimane tuttavia la terapia d’elezione.

Lo sviluppo di una terapia in grado di sconfiggere il tumore al seno triplo negativo rappresenta quindi una delle principali sfide della moderna oncologia. A questo progetto, che si chiama «Pink is good» ed è sostenuto dalla Fondazione Veronesi, sta lavorando, presso l’Università di Torino, Laura Conti, 37 anni, biotecnologa.



«In ogni tumore, compreso quello al seno, a dare origine alle metastasi sono le cellule staminali tumorali» spiega Conti a Panorama. «Non sono la massa del tumore, ma ne costituiscono la sorgente. E si è scoperto anche che sono insensibili alle attuali terapie».
Il gruppo di cui fa parte Conti ha individuato una particolare proteina, chiamata xCT. Espressa principalmente sulla membrana delle staminali tumorali, serve per trasportare amminoacidi all’interno di queste cellule: sostanze che le rendono resistenti sia allo stress ossidativo sia all’azione dei  chemioterapici.

«La nostra idea» dice Conti «è insegnare al sistema immunitario a riconoscere le cellule che esprimono questa proteina e a ucciderle. Abbiamo sviluppato un vaccino capace di indurre nell’organismo la produzione di anticorpi specifici contro la proteina xCT; in vitro e nei topi, rallenta lo sviluppo del tumore e riduce le metastasi».


I prossimi passi: rendere il vaccino ancora più efficace, e poi combinarlo con farmaci che potenzino l’attività del sistema immunitario. «E anche unire l’azione del vaccino con la chemioterapia, perché il vaccino colpisce le cellule staminali tumorali e le rende più sensibili alla chemioterapia» aggiunge Conti.
Il suo progetto (sotto la guida  della professoressa Federica Cavallo) ha ricevuto due borse di studio dalla Fondazione Veronesi, la prima nel 2013 (che ha permesso di identificare la proteina xCT) e la seconda adesso: 27 mila euro annui per la messa a punto del vaccino. Un’arma in più per rendere il tumore al seno sempre meno temibile.


Dal 2003, anno di nascita della Fondazione Veronesi, a oggi sono stati sostenuti quasi 1.000 ricercatori (età media 34 anni) e oltre 90 progetti di ricerca.
Per il 2016 saranno 165 i ricercatori che potranno lavorare e trovare cure migliori per il tumore così come per altre malattie: le aree di ricerca sostenute dalla Fondazione sono molteplici: oncologia (compresa quella pediatrica), neuroscienze, life-style, nutrigenomica e alimentazione.
Per sostenere la Fondazione:  www.5x1000.fondazioneveronesi.it


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