Tina Brown, ultima vittima del web
Tina Brown, ultima vittima del web

Tina Brown, ultima vittima del web

No, anche Tina Brown no! Se metto in fila i ricordi mi viene in mente prima Tatler, poi Vanity Fair e poi lui, l’eccelso New Yorker…. li ha diretti tutti. Sì certo, la definivano la “Stalin con i tacchi a …Leggi tutto

No, anche Tina Brown no! Se metto in fila i ricordi mi viene in mente prima Tatler, poi Vanity Fair e poi lui, l’eccelso New Yorker…. li ha diretti tutti. Sì certo, la definivano la “Stalin con i tacchi a spillo”. Il che la dice lunga su carattere, temperamento e stile di direzione. Ma il successo che ha avuto in oltre 30 anni di carriera è indubbio. Ma anche lei è rimasta vittima… del web. Passata alla direzione di The Daily Beast… ha fallito. Dunque, quando è arrivata alla direzione di Vanity Fair (è lei ad aver messo per prima Demi Moore nuda di profilo con il pancione dando così il “la” a una serie di copertine sempre uguali e un po’ stucchevoli) le copie vendute sono schizzate da 200 mila a oltre 1 milione. Poi gli anni al New Yorker che lei, decisa a “svecchiare”, riuscì a nobilitare. E infine il passo ardito (ma sensato per un’ambiziosa come lei): un magazine esclusivamente online finanziato da Barry Diller, nientepopodimenoche l’uomo multimiliardario in dollari che ha messo nelle tv di tutto il mondo… I Simpson.

Eccolo The Daily Beast, pieno di notizie, graficamente attraente, interessante, curioso. Ma no. Neanche lei ce l’ha fatta a tenere in piedi una macchina che è molto lontana da quella dell’editoria fatta di carta, nero, colore, chiusure, tipografia. La decisione poi di comprare le ceneri di Newsweek (forse, questo sì, per non tagliare completamente i ponti con il vecchio amore del magazine old economy) hanno dato il colpo di grazia.

I conti non tengono. Dunque, meglio andarsene. Ora Tina guiderà l’associazione “Women of the World” che proprio su The Daily Beast ha dato il titolo a un canale pieno di curiosità sul mondo femminile che cambia il mondo. Chissà se tra loro si nasconde la “Jeff Bezos” dell’editoria. In grado di avere un colpo di genio e rendere profittevole il business dell’informazione in un mondo che da quando la Moore ha partorito il primo figlio è bello che cambiato.

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