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Tecnologia

Tesla Model S o Google Car? Le differenze di guida delle due auto del futuro

Da un lato la funzione “semi-automatica”, dall’altro quella “senza pilota”. La tecnologia a bordo migliora ogni giorno ma non è ancora perfetta

Joshua Brown è morto a bordo del veicolo che più aveva imparato ad amare, la Tesla Model S. L’incidente è avvenuto lo scorso 7 maggio e ha causato, notizia di oggi, l’avvio di un’inchiesta da parte della NHTSA, autorità statunitense per la sicurezza stradale. Il motivo? Lo schianto in cui Brown ha perso la vita, in seguito alle ferite riportate, sarebbe avvenuto durante la funzione di guida semi-automatica, resa possibile dalla tecnologia sviluppata dall’azienda di Elon Musk. La questione è seria e la National Highway Traffic Safety Administration è intenzionata ad andare a fondo, per togliere ogni dubbio dall’eventualità che qualcosa nel sistema integrato di gestione del mezzo sia andato storto.

A poco servono le dichiarazioni di Tesla: “È il primo incidente mortale accertato su 130 milioni di miglia. Sui veicoli americani si verifica una fatalità ogni 94 milioni di miglia e a livello mondiale gli incidenti mortali si verificano in media ogni 60 milioni di miglia”. Se venisse appurato anche un solo dubbio circa l’infallibilità dell’opzione semi-pilota, le macchine del brand potrebbero essere richiamate in fabbrica, se non addirittura bandite dal mercato fino all’arrivo di una soluzione.

Con la considerazione che sviluppare un’automobile non è certamente come produrre uno smartphone, nelle ultime ore qualcuno, parlando dell’incidente, ha tirato in ballo anche la Google Car. L’evoluzione della quattro ruote come viene pensata a Mountain View è ben diversa da ciò che è montato sui modelli di Tesla. Su quest’ultima è presente esclusivamente una gestione solo in parte automatica, sull’altra è tutta la guida ad essere condotta dall’Intelligenza Artificiale. Non abbiamo ancora un esempio concreto di Google Car, almeno non a livello consumer, ma è plausibile affermare come gran parte degli spostamenti saranno effettuati senza che chi siede dal lato del guidatore debba mettere le mani sul volante o sulla leva del cambio. Come è avvenuto l’incidente di Joshua Brown e cosa permette di automatizzare la Tesla Model S? Tutte le risposte con un clic sulla freccia a destra.

Tesla: ok solo in condizioni ottimali

Tesla Tesla

Elon Musk ci ha tenuto a precisare, lo scorso ottobre quando il sistema di bordo è stato svelato in versione beta, che la guida con il pilota automatico della sua creatura è limitata. Ad esempio, la funzione lavora in maniera ottimale, in condizioni di traffico anche intenso, solo su strada con la segnaletica orizzontale molto chiara.

Occhi sempre aperti

Tesla

Lo stesso Musk ha invitato i conducenti di una Model S a tenere sempre le mani sul volante e a restare attenti in ogni momento, anche in condizioni di visibilità ottimali. La questione si fa ancora più urgente quando piove o si viaggia sulla neve, contesto in cui il pilota semi-automatico potrebbe avere più di un problema.

Model S in fondo alla lista

Tesla

Queste limitazioni hanno convinto la NHTSA a posizionare l’autopilota della Tesla in fondo alla lista delle soluzioni di guida autonoma presenti negli Stati Uniti. La classifica è composta da 5 livelli e ha lo scopo di differenziare, in maniera chiara, un veicolo totalmente self-driving da uno con qualche funzione dedicata.

I primi due livelli di guida autonoma

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Il livello numero 0 prevede automobili senza sistema autonomo o sistemi di guida avanzata che possono intervenire in caso di assistenza. Il livello 1 comprende macchine con strumenti di pilotaggio supportato, come la stabilità elettronica e la pressione anticipata dei freni in caso di collisione pre-avvertita; in ogni caso il controllo del veicolo resta nelle mani del pilota. 

Gli altri livelli

Il livello 2 ingloba automobili che integrano almeno due funzioni autonome che interagiscono, permettendo al guidatore di cedere la gestione del mezzo per un certo periodo di tempo e in alcune condizioni. Tra queste vi è l’abilità di mantenere una distanza costante con le altre macchine e il centro di una corsia. La Tesla Model S rientra in questa categoria. Il livello 3 definisce le auto che possono navigare da sole, senza intervento umano se non in certe situazioni, come un traffico denso. Mentre l’ultimo livello, il numero 4, definisce i veicoli totalmente autonomi, quelli che possono trasportare passeggeri da un punto all’altro, in qualsiasi contesto, senza necessità di controllo esterno.

Come è avvenuto l’incidente di Joshua Brown

LEvy

Nell’aprile del 2016, Brown stava guidando su una statale la sua “Tessy” quando all’improvviso un mezzo più grande ha cominciato ad invadere la sua corsia. In quel caso la Tesla, con il pilota semi-automatico inserito, aveva fatto in tempo a svoltare verso destra, così da evitare lo scontro. Diversamente da quanto successo il 7 maggio. In quell’occasione, come riportato da Levy Journal, l’auto di Brown è finita sotto il rimorchio di un camion, causandone il decesso. Resta da capire perché la guida semi-automatica non sia riuscita a salvare l’uomo.

Guida: come funziona la Tesla Model S

Il sistema a bordo si basa su una telecamera monoculare costruita da MobileEye. Ciò permette all’auto di analizzare l’angolo e la curvatura degli altri mezzi in relazione alla corsia stampata sull’asfalto. Quando una macchina si affianca troppo al limite, la Tesla si sposta più in là, per evitare lo scontro. Tuttavia, la lente monoculare e il GPS non così preciso, non permettono di mappare interamente la propria automobile in un ambiente di riproduzione virtuale che restituisca un contesto dinamico affidabile e predittivo.

Guida: come funziona la Google Car

Google

Il sistema di Big G sfrutta la tecnologia LIDAR (light sensing radar), che usa i laser per mappare il mondo circostante e prevenire scontri. In che modo? La luce inviata dai sensori riflette su persone e oggetti e ritorna indietro restituendo dati precisi sulla localizzazione degli elementi e su una previsione dei loro spostamenti. Il passo successivo è quello di integrare tali informazioni con il computer di bordo, collegato alle funzioni di base del veicolo. Così nel caso di un bambino che attraversa l’incrocio con il semaforo rosso oppure di un cane che scappa dal guinzaglio, la Google Car può frenare o cambiare direzione, basandosi sugli algoritmi di premonizione assistenziale.

Ma anche lei fa incidenti

google car 05 Google

Il primo vero e proprio è avenuto il giorno di San Valentino di quest'anno: l'auto, ferma sulla corsia di destra, ha aspettato di potersi spostare su quella centrale per continuare la corsa. Ha visto sopraggiungere un autobus, che andava a 24 km all'ora e, pensando che quest'ultimo si fermasse, si è immessa a 3 km all'ora, graffiando la fiancata. Constatazione amichevole e nessun contuso, almeno per questa volta.

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