Televisione

X Factor 11, Ros: "Måneskin, tifiamo per voi"

Intervista al gruppo toscano, eliminato durante la semifinale del talent show di Sky Uno. I Ros hanno affrontato quattordici esibizioni in sette puntate

Ros X Factor 11

Francesco Canino

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Fermarsi a un passo dall’ultima puntata, accarezzare il sogno della vittoria e schiantarsi contro la dura legge del talent. I Ros se la godranno dal salotto di casa la finale di X Factor 11 – in diretta giovedì 14 dicembre, condotta da Alessandro Cattalan - dopo aver scampato in fuoco incrociato di ballottaggi e televoti ed essere stati sconfitti in semifinale. Manuel Agnelli ha creduto parecchio in loro, meno il pubblico, nonostante la grande determinazione di Camilla, Kevin e Lorenzo e le loro esibizioni ad alto impatto visivo e sonoro. Ed è forse il fattore Måneskin, i super favoriti della vigilia, ad averli indirettamente penalizzati. Ecco perché.

Ragazzi, niente finale per voi. Resta l’amaro in bocca per l’ultimo tassello mancante?

Non possiamo dire il contrario, ma consideriamo in ogni caso la partecipazione a X Factor 11 un’esperienza intensa e completa anche senza la finale. Abbiamo sperimentato, suonato i nostri gruppi preferiti, seguito cuore, istinto e i consigli di Manuel Agnelli.

Però il pubblico non vi ha sostenuto a sufficienza. Vi siete chiesti perché?

Perché proponiamo un genere non facile per la televisione ed è forse proprio quello ad aver creato una distanza che non ha permesso al pubblico di non comprendere fino in fondo la nostra musica.

Tutti quei ballottaggi vi hanno creato un percorso tortuoso: vi hanno pesato?

No, perché grazie ai ballottaggi abbiamo potuto esibirci quattordici volte in sette puntate di Live, il doppio degli altri concorrenti. Per questo usciamo a testa alta, orgogliosi di aver portato il nostro genere in quel contesto. Siamo estremi, sopra le righe, ma siamo rimasti noi stessi: non ci siamo modellati alla tv e alle critiche.

A proposito di critiche, Mara Maionchi non è stata molto tenera con voi. Vi ha definito troppo “urlati”. Ci siete rimasti male?

Sì. Lei punta sull’italiano e i nostri brani sono in italiano. Forse le nostre canzoni non immediatamente comprensibili, ma abbiamo continuato a essere noi stessi. Ci dispiace che non ci abbia capito, ma ha comunque apprezzato il nostro inedito, Rumore.

 

Invece che rapporto siete riusciti a intrecciare con Manuel?

Molto buono perché ci ha aiutato a emergere. Anche perché siamo soddisfatti delle scelte che ha fatto: abbiamo capito tutti i brani, anche su quelli su cui eravamo più indecisi. Ci ha fatto crescere, ci ha portato fino alla semifinale.

Continuerete a collaborare con lui anche dopo X Factor?

Ha sempre espresso l’interesse ad accompagnarci anche oltre la gara: ci tiene, ci ha cresciuto e vediamo cosa capita.

Gruppo vs gruppo. Non pensate che l’effetto Måneskin – mediaticamente sono molto forti – in qualche modo vi abbia potuto penalizzare?

Abbiamo pensato solo a noi stessi e al nostro percorso: volevamo crescere, formarci e uscire cresciuti da questa esperienza. E ci siamo riusciti. Quanto alla competizione, i Måneskin si sono conquistati uno spazio tra i gusti del pubblico, perché sono bravi e perché fanno un genere più facile del nostro, più adatto alla tv. Sono molto giovani, funzionano, si mangiano il palco.

Per chi tifate?

C’è molto rispetto per tutti e siamo felici per i quattro finalisti. Noi tifiamo per i Måneskin, che sono della nostra categoria. Pensiamo che si giocheranno la vittoria con Enrico Nigiotti, che è toscano come noi.

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