L’Africa vista attraverso i documentari naturalistici è spesso a un passo dal paradiso: la feroce bellezza della natura fa da contrappeso agli orrori di un continente dilaniato da guerre e povertà. Ma che succede quando l’orrore si spinge fino ai confini di un grande parco naturale? Virunga, un parco da salvare, documentario in onda il 14 luglio alle 22.55 su National Geographic (Sky, canale 403) prova a raccontarlo.

Che cosa vedremo

Virunga è il più antico Parco Nazionale d’Africa: 8000 km quadrati tra montagne innevate, vulcani, savana, paludi, foreste tropicali, dove vivono oltre la metà degli ultimi 880 gorilla di montagna rimasti sulla terra. Un paradiso di biodiversità, dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, che da qualche anno purtroppo è considerato una delle zone più instabili del pianeta.
Prima il conflitto in Ruanda, con più di 1 milione di rifugiati che si sono insediati ai confini del parco, poi l’arrivo dei signori della guerra, intenzionati a prendersi le risorse naturali del parco, lo hanno trasformato in campo di guerra con 152 morti tra i ranger, che difendono il parco negli ultimi 20 anni.

Ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dall’industria petrolifera, che attraverso metodi più o meno legittimi cerca di estrarre le risorse del Parco. Nel 2010, per esempio, la Soco International di Londra ha ottenuto il permesso di perlustrare circa metà del Parco. Solo l’insurrezione degli ambientalisti e dell’opinione pubblica ha, per il momento, bloccato qualsiasi tentativo di estrazione petrolifera.

Quale speranza in una situazione così critica? Gli autori del documentario hanno intervistato Emmanuel de Merode, dopo essere scampato a numerosi attentati, dirige il Parco di Virunga. Uomo simbolo della difesa dell’ambiente in una zona dilaniata dalla guerra, ha dato avvio ad un ambizioso progetto per produrre energia idroelettrica dalle acque dei fiumi del Virunga che dovrebbe portare corrente a un quarto delle abitazioni nella zona e creare almeno 60mila posti di lavoro. Una cifra che farebbe rumore in un “ricco” paese occidentale, figurarsi in Africa.

Il trailer

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