Televisione

Valeria Raciti: "Così ho vinto MasterChef Italia 8"

Intervista alla trionfatrice del talent show di Sky Uno, che ha battuto Gloria e Gilberto. "Voglio aprire un ristorante dove esprimere il mio concetto di cucina"

Valeria Raciti MasterChef 8

Da outsider di lusso a vincitrice di MasterChef Italia 2019. Sbaragliando tutte le previsioni della vigilia che davano per super favorito il veronese Gilberto Neirotti, Valeria Raciti ha trionfato nella finalissima del 4 aprile 2019 e convinto con il suo menù Bruno BarbieriJoe BastianichAntonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli. Il colpo da maestra della 31enne di Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania? ”Gli opposti si attraggono”, una guancia brasata di vitello e gamberi con cui ha conquistato i palati dei quattro giudici e incassato il premio di 100 mila euro e la possibilità di pubblicare il suo primo libro di ricette, edito da Baldini&Castoldi.

Scusi Valeria, togliamo ogni dubbio: come ha fatto a mantenere il segreto della vittoria per diversi mesi?

(ride) Mi creda, è stato complicato ma ne è valsa la pena. Io e mio marito abbiamo pensato di non dire nulla a nessuno, nemmeno ai parenti più stretti: abbiamo battibeccato parecchio, ma siamo stati bravi.

Non l'ha detto nemmeno a sua mamma?

No, nemmeno a lei. Diciamo che il fatto di dover scrivere il libro mi ha tenuta molto impegnata e mi ha distratto. E poi volevo che tutti in famiglia si gustassero a pieno la puntata finale: ci sono riuscita nonostante mille difficoltà.

“Mi spaventa moltissimo la competizione”, ha detto prima di entrare a MasterChef. Diciamo che quella cucina non sembra il posto giusto per esorcizzare le proprie paure.

Invece, mi creda, ci sono riuscita. Ho sempre percepito il mio carattere poco competitivo, nella vita e anche lì dentro, ma un po’ alla volta mi sono lasciata andare. E anche quando sono stata costretta a svantaggiare gli altri, ho cercato di farlo in maniera non aggressiva. È stata la mia chiave e penso che il pubblico l’abbia capito.

Però c’è stata qualche frizione con Salvatore, siciliano come lei, il comandante di navi mercantili. Ha avuto sensi di colpa in quel caso?

Svantaggiare con rispetto e mai con presunzione è stato il mio mantra. Quella puntata poi è stato un momento di profondo cambiamento: l’ho nominato per non svantaggiare gli altri, perché era una prova in cui avrebbe dovuto eviscerare il pesce e sapevo che era perfettamente in grado di farlo. Emotivamente l’ho vissuta male, mi ha messo davanti al mio modo di essere e ho affrontato i miei spiriti. Ho fatto la scelta più sofferta e mi ha cambiato.

Sia sincera: Salvatore non meritava però un piazzamento migliore?

Non so rispondere. Avevamo poca possibilità di confrontarci durante le puntate, spesso nemmeno riuscivamo a vedere i piatti degli altri. Non saprò mai quanto fosse bravo Salvatore ma penso che l’opinione degli chef sia inattaccabile.

Se lei pecca di competizione, Gilberto Neirotti ne ha da vendere. Come ha vissuto il suo atteggiamento a tratti aggressivo?

 

Le cose che lui diceva nel confessionale noi le abbiamo scoperte vedendo le puntate. Ci siamo trovati spiazzati ma conoscendolo un po’ sappiamo che è così: non ha filtri, dice sempre ciò che pensa, anche sei con toni sbagliati.

Quando ha capito che aveva la vittoria in mano?

Mai, nemmeno per un momento. Forse per poca fiducia nei miei confronti o forse perché stimo molto i miei avversari ma mi sono sempre considerata alla pari, mai la migliore. Per questo il giudizio degli chef è stata una doppia soddisfazione.

Il piatto goal del suo menù sono stati gli spaghetti con ricci e cocco o lo stracotto?

Penso che il menù nel complesso sia piaciuto, a parte qualche sbavatura. Ma lo stracotto di guancia con il gambero è stato quello vincente, tanto che i giudici lo hanno considerato uno dei più buoni della serata.

Da lunedì, quando tornerà alla sua vita “normale”, cos’accadrà?

(ride) Oddio, vorrei saperlo anche io. Sicuramente cercherò di sfruttare al meglio la vittoria, di godermi le iniziative e di vivermi a pieno questo anno sabbatico così speciale.

Il suo grande sogno?


Avere un ristorante mio, dove poter esprimere il mio concetto di cucina. Non ho la presunzione di poterlo fare subito, perché so di avere molte lacune tecniche e dunque prima voglio continuare a studiare.

Uno stage stellato lo farebbe da Antonino Cannavacciuolo o da Giorgio Locatelli?

Da tutti e quattro i giudici, uno dopo l’altro. Sarebbe un’esperienza bellissima perché ognuno potrebbe insegnarmi la sua visione della cucina.

Ha già avuto dei contatti?

Non ancora, ma spero in un loro approccio in tal senso.

Dia un consiglio agli aspiranti chef che stanno per partecipare ai casting della nona edizione di MasterChef Italia.

Non fingersi mai di essere ciò che non si è, di non porsi limiti e di essere concentrati: il primo ostacolo, nella vita e nella cucina di MasterChef, siamo noi stessi e la nostra paura di sbagliare. Lì invece bisogna dare il massimo per non avere né rimorsi né rimpianti.

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