Televisione

The Voice of Italy: la voce della Carrà costa quasi mezzo milione di euro

Nel talent di Rai 2, bersagliato dalle critiche per l’alleanza con Rtl, la giurata meno cara è Noemi

Credits: Ansa

Buio fitto su The voice of Italy, nuovo talent di Rai 2. Quello delle audizioni alla cieca con le quali i giudici scelgono le voci che meritano, senza lasciarsi influenzare dal look. E quello relativo al giallo dei diritti radiofonici andati non a Radiorai ma alla sua antagonista, Rtl. Un’operazione che ha fatto infuriare i giornalisti ("È autolesionismo") e, a sorpresa, ha registrato lo "sconcerto" del direttore generale Luigi Gubitosi, che pure ha sbloccato il contratto da circa 1 milione di euro a puntata fra Rai e Toro produzioni.

Il talent (direttore artistico Gianmarco Mazzi con Lucio Presta, la coppia del vecchio Sanremo) di 10 puntate ha fatto già gridare alle spese pazze, ma dai piani alti fanno sapere che l’X Factor Rai era costato di più, e che l’esordio di The voice è andato meglio (12,30 per cento di share). Il milione di euro a puntata non finisce tutto nelle tasche dei giudici: la Rai (nel mirino della Corte dei conti per vecchi compensi sospetti) dice che Raffaella Carrà si è accontentata di 40 mila euro a puntata, Riccardo Cocciante di 20 mila, Pelù di 7,5 e la "povera" Noemi di soli 5 mila euro. Con The voice l’azienda punta a rilanciare Rai 2 ripianando le spese con gli introiti pubblicitari (ancora in divenire). Resta l’autogol della radio concorrente sul quale ora Gubitosi ha promesso di fare luce. Le prime ricostruzioni dicono che il contratto era stato negoziato (e poi fermato) dall’ex dg Lorenza Lei: il via libera di Gubitosi sarebbe arrivato a cose fatte, quando Toro aveva già venduto i diritti radiofonici a Rtl. Un pasticcio, appunto.

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