The Voice. La Carrà domina e lo show convince

Buona la prima del talent di Rai Due, seguita da oltre 3 milioni di spettatori. Tra equivoci, divertente interazione tra i giudici e qualche lacrima di troppo

Ci saranno ancora tre puntata di blind audition, poi tre incentrare sui duelli ed infine sei live. Gran finale il 30 maggio – Credits: (Ufficio Stampa)

Francesco Canino

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Buona la prima. Con una media di 3.376.000 spettatori e il 12,34% share, la première di The Voice ha superato le attese (vista la serata televisivamente affollata) e ridato ossigeno a una rete in affanno. Merito del meccanismo delle blind audition: i quattro giudici voltati di spalle non possono vedere il look, l’età e il modo di stare sul palco di chi si esibisce e lo show ne beneficia. Vediamo nel dettaglio com’è andata.

DOMINIO RAFFA. Il grande rientro in tivù dopo quattro anni, è col botto. Raffaella Carrà domina la scena, sfodera mestiere ed espressioni facciali che da sole valgono metà del programma. Divertente l’interazione tra i quattro giudici, soprattutto dopo le esibizioni: se si girano più giudici, è infatti il concorrente a scegliere il coach a cui affidarsi. E a quel punto parte una sorta di “mercanteggiamento” che ribalta i soliti schemi da talent, diverte e tiene viva la curiosità dello spettatore.

SORPRESA PELU’. E’ il leader dei Litfiba Piero Pelù la sorpresa televisiva. Si agita sulla poltrona, gesticola, partecipa fisicamente allo show e arriva a pigiare il pulsante con la testa. Più silenzioso Riccardo Cocciante, che per tutta la prima ora di programma resta senza concorrenti, scatenando l’ironia di Twitter. “Mi percepiscono come classico, ma non è così” sbotta a un certo punto. Poi si riprende e tre concorrenti lo scelgono. Ci mette del suo anche Noemi, senza complessi d’inferiorità rispetto ai colleghi coach, e con una buona dose d’ironia. Lei viene scelta da quattro cantanti, a pari merito con la Carrà, mentre Pelù è già a cinque.

TROIANO A META'. L’aveva detto in conferenza stampa: “Entrerò nello show in maniera graduale”. Così è stato. Per ora si limita a raccogliere le emozioni nel backstage, presentando i concorrenti e supportando i famigliari. Ma almeno dimostra empatia e partecipa “fisicamente” alla gioia e all’ansia di parenti e amici.

IL FORMAT. Programma godibile, ottimo il montaggio, ma troppo lungo (quasi tre ore, non c’è verso di avere prime serate più brevi). Le liturgie da talent show ci sono tutte: “Mi sei entrato dentro”, i brividi, i parenti ansiogeni, le lacrime di rito. Il meccanismo del pulsante – schiaccerà o no? – e dei giudici voltati di spalle tiene desta l’attenzione. Con punte di sublimi equivoci quando, ad esempio, scambiano un concorrente uomo per una donna o quando Cocciante non riconosce la voce di una cantante che aveva interpretato Giulietta in uno dei suoi musical.

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