Televisione

The Voice: i duelli, tra buonismo e special coach

Al via la 'battaglia' per accedere al live show: ieri sera sono stati ammessi undici concorrenti. Giudici speciali Morandi, Biondi, Kekko Silvestre e Godano - I primi 11 ammessi ai live

The Voice battle giudici

– Credits: (Ufficio Stampa)

E dopo le blind audition vennero i duelli. Procede a tappe forzate il cammino di The Voice verso i live e ieri sera s’è alzato il sipario sulle Battle: al centro della scena un ring, su cui due concorrenti si sfidavano incrociando ugole e acuti sulle note della stessa canzone. Funziona il meccanismo con il coach che sceglie due cantanti della sua squadra, li prepara duramente, ascolta l’esibizione, chiede consigli agli altri giudici ma poi è solo lui a decidere chi mandare al live show. Il montaggio brillante tiene desti – la puntata è eterna – i coach si sono cambiati d’abito ma in compenso sfoggiano un buonismo a tratti esasperante e Fabio Troiano inizia (lentamente) a prendere confidenza col palco.

SERGENTE RAFFA. Abbandonato il fetish style, Raffaella Carrà spezza il rigoroso tailleur con una profonda scollatura: audace ci piace, direbbe la contessa Pinina Garavaglia. Alla vigilia dei settanta anni non è da tutte osare tanto, ma consigliate dal mitologico costumista Luca Sabatelli si può. “Ginocchia forti e petto in avanti. Voglio una bella postura”: Fräulein Raffa addestra i suoi ragazzi con piglio da sergente, bacchetta le pronunce sgradite, corregge l’inglese. Poi, sfinita, ammette: “Altro che duello tra loro: qui muoio io”. Totale.

GLI SPECIAL COACH (O DELL’INVISIBILITA’). Come nei migliori talent, è immancabile l’ingresso a sorpresa in sala prove di grandi cantanti, che in questo caso fanno da supporto ai coach. Raffa si fa aiutare da Gianni Morandi, Noemi da Mario Biondi, Cocciante da Kekko dei Modà e Pelù da Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. Solito trasalimento dei ragazzi alla vista di cotanta celebrità, ma poi i consigli sono appena sussurrati e i passaggi incolore. A parte Morandi, che sfoggia mestiere e presenza, manca un po' di pepe.

ZIO COCCIANTE. Se Noemi è il giudice sornione – ironica, televisiva e furbetta - Riccardo Cocciante è quello timidone. “Amo stare in mezzo ai giovani. Mi piace la loro energia” dice. Poi va nel panico al momento dell’eliminazione, si aggrappa ai consigli dei colleghi, cerca il sostegno del pubblico. “Sono travagliato: uscirò scosso da questa esperienza” ammette levandosi la giacca catarifrangente. Troiano lo incalza, s’è fatta quasi mezzanotte, e dopo un’eternità sceglie preferendo Donato Petrone a Samuele Spallitta. Sipario, sigla.

ANSIA DA TALENT. Il riferimento alla battaglia è continuo e un filino fastidioso. Da Troiano ai concorrenti, è tutto un battagliare, aggredire l’avversario, lottare, fare calcoli e strategie, duelli, energia e groove. Che angoscia signora mia. “Fottuta battaglia”, dice a un certo punto il buon Piero Pelù, spezzando un po’ la retorica. El Diablo, in gran forma, è tutto uno sciorinar ‘sottili’ metafore: “In questa strofa di canzone non siete pazzi manco per una sega”. Incontenibile.

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