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Televisione

Tg Rai, i nuovi direttori possono attendere

Campo Dall'Orto frena e fa slittare le nomine. Mentre il sindacato è sul piede di guerra e il consiglio d'amministrazione cerca un nuovo Floris

Erano state annunciate per metà luglio, adesso insomma, col solito totonomine annesso. Invece per insediarsi a Saxa Rubra i nuovi direttori dei tg Rai  rischiano di dover aspettare il referendum costituzionale. La certezza è che per il momento Mario Orfeo, Marcello Masi e Bianca Berlinguer per ora restano alle loro scrivanie. Lo ha dichiarato il direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto a Spoleto, dove era ospite degli Incontri di Paolo Mieli spiegando che «ci vorrà ancora un po’ di tempo. Non sono all’ordine del giorno cambi e certo non avverranno domani».

Vista l’incertezza politica e la latitanza di un vero piano editoriale era anche quello che speravano i consiglieri d’amministrazione, e tanti anche in vigilanza Rai, temendo l’innesto di altri esterni nella tv pubblica (ora, mettendo in dubbio l'inamovibilità di Orfeo, si fa il nome di Massimo Gramellini al Tg1 oltre a quelli già usciti, per gli altri tg, di Gaia Tortora e Sarah Varetto). Se andasse così anche in autunno si innescherebbe una rivolta popolare:  perché sono già tutti molto esasperati dall’infornata di esterni, perfino  i consiglieri di maggioranza come Franco Siddi  deciso invece a scoprire «un nuovo Giovanni Floris per la Rai» . Il 13 luglio il cda ha un incontro con il direttore dell’offerta editoriale Carlo Verdelli, ed è deciso a ribaltare i ruoli e a non farsi dettare l’agenda: «Non siamo gli impiegati di Verdelli» puntualizza Siddi.

In trincea anche l’Usigrai: dopo aver lanciato la campagna social #iocimettolafaccia con cui i giornalisti Rai si fanno conoscere su Twitter e Facebook con foto e curriculum per protestare contro l’«esternofilia» dell’azienda (è diventato trend topic su Twitter) il sindacato ha appena avuto un incontro con Verdelli, con il nuovo direttore delle risorse umane Paolo Galletti e con il responsabile delle relazioni industriali Marco Anastasia. Il sindacato ha ribadito che senza una riforma complessiva le modifiche annunciate sugli spazi informativi sono irricevibili, e avrebbero il sapore di crudi tagli. Verdelli, che il 12 luglio incontra anche i vari cdr, ribadendo di non voler impoverire l’offerta informativa, ha assicurato che non esisterebbe il rischio di una subordinazione delle testate alle reti.
Resta aperta la questione dello spazio informativo ex Virus ancora da assegnare: il renziano Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai,  è pessimista. Teme che alla fine non sarà destinato ad un approfondimento politico «col risultato di aver consegnato ascolti e pubblicità a Cairo e a Mediaset che invece ai talk non hanno rinunciato».

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