Wild Wild Country: la serie tv su Osho vista da Majd Valcarenghi

Abbiamo chiesto al più celebre dei discepoli italiani di Osho che ne pensa delle serie di Netflix e di raccontarci cosa cosa accadde dopo...

Eugenio Spagnuolo

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Prima di diventare meme a sua insaputa (le più belle frasi di Osho) e prima di essere un autore di best seller, Osho è stato un importante leader spirituale: correvano gli anni 80, come racconta Wild Wild Coutry, la docu-serie di Netflix, che ripercorre in 6 episodi la creazione di Rajneeshpuram, la community in Oregon, alla quale accorsero Sannyasin (i cosiddetti arancioni, ndr) da tutto il mondo.
Una vicenda che nacque con le migliori intenzioni e finì male, malissimo. Insediarsi nel cuore dell’America cristiana e reaganiana non fu una buona idea: la serie di Netflix racconta i conflitti che ne derivarono con i locali e in seguito con la polizia, che arrivò a incarcerare Osho, mentre la sua collaboratrice, responsabile della deriva settaria dei Sannyasin, fuggiva - come da copione - con la cassa. Quello che forse non tutti sanno è che la vicenda di Osho e dei suoi seguaci, tra cui anche il compianto Mauro Rostagno, non si esaurì con l’arresto del leader e la chiusura di Rajneeshpuram, ma ebbe anche un’eco italiana. Il nostro paese, grazie all’intervento dei Radicali, fu uno dei pochi al mondo a non chiudere le porte a Osho, su invito (diciamo così) degli Stati Uniti. A introdurlo a Marco Pannella, che da vecchio leone dei diritti civili ne sposò la causa, fu Majid Valcarenghi, fondatore di Re Nudo, la prima rivista di controcultura e controinformazione italiana e fucina del mitologico Festival degli anni 70 al Parco Lambro di Milano. E a lui che Panorama.it ha chiesto un'opinione sulla serie di Netflix Wild Wild Country, e la sua versione di quello che accadde dopo…

 

Valcarenghi, ha visto la serie di Netflix su Osho?
“Sì, e posso dire che ho apprezzato la prima parte abbastanza fedele alla realtà. Invece verso la fine, ci sono manipolazioni dei fatti che danno una idea distorta della figura di Osho. Ad esempio fanno credere che Osho riprenda a parlare il giorno in cui Sheela (la segretaria, ndr) scappa dalla Comune mentre invece aveva ripreso a parlare 10 mesi prima e per un lungo periodo cercò di mostrare a Sheela il disastro che aveva combinato, identificata com'era nel ruolo di papessa e trasformando l'insegnamento di Osho in una religione. Grave a mio avviso infine anche il non aver riportato neanche una parola del discorso di Osho in cui denuncia di essere stato avvelenato col tallio dagli americani”.

Operazione Socrate

Sì, avete letto bene. Avvelenato. In un libro intitolato Operazione Socrate - Il caso Osho Rajneesh. Come e perché è stato ucciso il maestro spirituale più discusso della nostra epoca (Uno Edizioni) Valcarenghi e Ida Porta a suo tempo spiegarono come Osho fosse stato avvelenato dai fondamentalisti religiosi. Accuse - va detto per correttezza - sempre rigettate dal governo americano.

Eppure Wild Wild Country ha ottenuto grandi consensi di pubblico e critica. Secondo lei cosa altro mancava?
“In una docuserie su Osho avrei evidenziato la sua unicità nel comunicare fuori da ogni concezione filosofica, teologica, ideologica. Il suo insegnamento rispecchia la realtà della natura che è di per se contraddittoria "per natura" appunto. E la natura a volte appare crudele oltreché contraddittoria. Il suo insegnamento non può in nessun modo essere ingabbiato in nessuna categoria”.

Quando la “comune” in Oregon chiuse, Osho stava per venire in Italia, è vero?
Sì, ma non venne. Lo invitammo quando fu costretto a lasciare gli Stati Uniti e quando fu respinto da 21 Paesi per l’accanimento dei servizi americani nei suoi confronti. Eclatante il caso dell'Uruguay, dove l'allora Presidente Sanguineti disposto ad ospitarlo, fu ricattato dal governo americano che minacciò di revocare il prestito di 6 milioni di dollari elargito al suo Paese. Lo invitammo in Italia ma l'allora Ministro degli Interni Scalfaro rifiutò il visto d'ingresso”.

E allora intervenne Pannella…
A seguito di questo rifiuto mi rivolsi a Pannella e col Partito Radicale iniziai una campagna d'informazione di opinione durata mesi e che vide aderire personalità come Federico Fellini, Liliana Cavani, Giorgio Gaber, Luigi Manconi per citarne alcuni, perché venisse revocato il divieto. Il Ministro convocò l'allora Segretario del partito Radicale Sergio Stanzani e gli fece vedere il dossier dei servizi americani che definivano Osho pericoloso terrorista, pedofilo, drogato, stupratore. Dossier che convinse definitivamente il Partito Radicale come ci fosse un accanimento paradossale e unico da parte americana, che confermava quanto da me sostenuto nel libro Operazione Socrate, in cui denunciavo l'avvelenamento di Osho col tallium, un metallo pesante a lentissima cessione che Osho stesso ha dichiarato essergli stato somministrato durante i giorni passati in prigione”.

Come andò a finire?
“Alla fine iniziai uno sciopero della fame e dopo 21 giorni Scalfaro revocò il divieto. Ma ormai il fisico di Osho minato dal veleno lo aveva debilitato troppo per poter viaggiare e rimase in India”.

Lei ancora oggi è un punto di riferimento per i Sannyasin in Italia...
“I sannyasin sono persone libere non esiste un movimento organizzato con un leader. Quindi  c'è chi si riferisce a me e c'è chi neanche sa che esisto, soprattutto tra i nuovi sannyasin. Certo, avendo pubblicato un libro come Zen e Politica, che mi fu dato da scrivere direttamente da Osho (e che recentemente è stato ripubblicato dalla OM edizioni) ci sono molti sannyasin che sono in sintonia con quel Manifesto voluto dal Maestro”.

Il trailer

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