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Serena Rossi: "Così faccio rivivere il mito di Mia Martini"

Intervista all'attrice protagonista del film tv "Io sono Mia", in onda su Rai 1 martedì 12 febbraio. Serena Rossi è stata diretta dal regista Riccardo Donna

Serena Rossi Io sono Mia

Francesco Canino

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Il mito di Mia Martini rivive in tv grazie a Serena Rossi. A trent’anni da Almeno tu nell’universo – cantata per la prima volta nel Sanremo del 1989 - arriva su Rai 1 il film evento Io sono Mia, diretto da Riccardo Donna. La cantante dalla voce e dalla personalità intensa viene raccontata per la prima volta senza tabù, dagli inizi difficili ai grandi successi, dalle storie d’amore contrastate alla carriera fatta di alti e bassi clamorosi fino al pregiudizio e quel marchio infamante che le rovinò la vita. “Il mio è un omaggio, un atto d’amore verso Mia”, racconta la talentuosissima Rossi a Panorama.it, poche ore prima della messa in onda, martedì 12 febbraio.

Serena, com’è stato calarsi nei panni di Mia Martini.

È stata una prova difficile ma intensa. Apparentemente è una donna lontana da me ma non così tanto. Ho cercato di assorbire la sua storia, le sue sofferenze e la sua malinconia.

Come si affronta lo studio di un personaggio così complesso?

Per paura di deludere chi l’ha davvero conosciuta, ho studiato davvero tanto approcciandomi con rispetto e pudore. Ho riguardato i filmati di decine di esibizioni, facendo mio il suo modo di camminare o di muovere la bocca. Ma non è Tale e Quale, non volevo essere uguale a lei.

L’hai più evocata che imitata, dunque.

Riccardo Donna, il regista, mi ha chiesto proprio questo. Di evocarla ma non di scimmiottarla. Mi sono talmente calata nel ruolo che alla fine ho fatto fatica a staccarmi da lei per mesi.

Che cos’è per te Io sono Mia? Il ruolo della carriera o un omaggio?

Un atto d’amore per Mia Martini, un omaggio, un modo per restituirle la dignità che le hanno tolto. Sono felice di esserci riuscita.

“È il momento di chiederle scusa per quello che le hanno fatto”, hai detto qualche giorno fa dal palco dell’Ariston dopo l'esibizione con Claudio Baglioni.

Quando pensavo alla Martini, prima di girare il film, pensavo a un’ingiustizia, una violenza e una discriminazione. Invece era una grande donna oltre che una grande artista. Da quando ho fatto il film non sono più scaramantica, non credo più alla sfortuna perché le ha distrutto la vita.

Com’è stato esibirsi a Sanremo con Almeno tu nell’universo?

Un’emozione enorme. Anche per la valenza doppia che aveva la mia partecipazione: l’Ariston le apparteneva, io in qualche modo le ho restituito qualcosa.

Loredana Bertè, la sorella di Mia, ti ha promosso a pieni voti. “Serena mi ha preso al cuore fin dalla prima scena”.

Avevo paura del suo giudizio, perché Loredana è imprevedibile e incontenibile. Invece alla fine della proiezione mi ha preso da parte e mi ha detto: “Si vede che le hai voluto bene”. Ovviamente sono scoppiata a piangere.

Torniamo a Sanremo. Su quel palco ci torneresti da cantate o da conduttrice?

In gara non mi presenterei mai. Sanremo è così importante che lo devi affrontare solo se hai un solido progetto discografico alle spalle: io non ce l’ho e non credo di volerlo, per ora. Sono un’attrice che canta – e non mi piace essere chiusa in una categoria – e forse lo farei da conduttrice.

Quest’anno la quota attrici, dalla Foglietta alla Ferzetti, è stata dominante al Festival.

Finalmente le barriere sono cadute. All’inizio mi dicevano: “Devi scegliere: o canti o reciti”. Io invece mi considero un’artista, faccio quello che mi piace, mi piace comunicare, cantare, recitare e presentare. Se mi viene data la possibilità di farlo, non capisco perché dovrei dire di no.

Tornando alla tv: ci sarà una seconda edizione di Da qui a un anno, su Real Time?

Non lo so. Ma mi piacerebbe rifarlo: grazie a quel programma ho avuto la possibilità di raccontare le vite di persone normali spesso discriminate ed emarginate, che cercavano la loro rivincita. Anche grazie a loro ho imparato a non giudicare più le persone ma a rispettarle nelle loro diversità. A Mia Martini questo è mancato, ad esempio.


Hai condotto per qualche settimana Detto Fatto, nel 2018. È vero che ti avevano chiesto di condurlo dopo l’addio della Balivo?

Sì, è vero. Ma avrei dovuto cambiare città, cambiare vita e trasferirmi a Milano. Un programma quotidiano ti preclude tante cose e non avrei potuto girare film o fiction: per me questo è un momento caldo, non mi sarei potuta chiudere in uno studio, nonostante l’amore che ho il programma e per la squadra. Ma lo guardo spesso e faccio il tifo per Bianca Guaccero, che è bravissima.

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