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Sense8: 4 motivi per cui è stata cancellata e non si farà la stagione 3

La serie di Netflix chiude con la seconda stagione. Colpa dei costi e non solo...

La notizia ha fatto in poche ore il giro del mondo: la terza stagione di Sense8, a meno di ripensamenti improbabili, non si farà. Netflix e i produttori non si sono accordati. I fan resteranno dunque con l’interrogativo: che ne sarà di Wolfgang (Max Riemelt) e degli altri 7 beniamini collegati "in rete" tra loro? Questa risposta non possiamo darvela, ma sappiamo perché la terza stagione assai probabilmente non vedrà la luce.

1. I costi. Lana Wachowski ha fatto le cose in grande, troppo. Fino a portare il costo di ogni episodio a 9 milioni di dollari, il doppio del costo del singolo episodio della prima stagione. “Per girare a Londra - ha spiegato in un’intervista il produttore Roberto Malerba  - abbiamo chiesto di chiudere il Parlamento, in Corea 40 quartieri sono stati chiusi al pubblico”. E tutto questo ha un prezzo.

2. I tempi (lunghi) di realizzazione. In pochi ci hanno fatto caso, ma dalla seconda stagione l’ottima Lana Wachowski non era affiancata nei titoli di coda dalla sorella Lily, con cui aveva diretto la prima e artefice con lei del successo di Matrix. I rumors parlano di una rottura tra le due, e il risultato è che la scrittura e la regia degli episodi è ricaduta quasi per intero su Lana. Sempre Malerba ha precisato: “Lana si occupa della sceneggiatura e dirige tutti gli episodi praticamente da sola. Nella prima stagione gli script erano scritti da entrambe le Wachowski, ma ora Lily ha deciso di prendersi una pausa per motivi personali…”. E poi: “Lana impiega circa quattro mesi a scrivere i nuovi episodi, per cui non inizieremmo a girare prima del 2018. Approssimativamente la terza stagione potrebbe uscire a Maggio 2019”.

3. Gli attori. La produzione è arrivata al finale della seconda stagione senza i rinnovi di contratto firmati dagli attori, tutti benedetti da un personalissimo successo di pubblico (e in qualche caso anche di critica). È probabile che in più d'uno abbiano chiesto di rivedere le cifre dell’ingaggio, come era prevedibile. Ma gli ascolti non giocavano dalla loro parte...

4. La scelta di Netflix. Ma pare che a dire la parola fine (per ora) sia stato proprio Netflix, il deus ex machina di Sense8, le cui ultime produzioni sembrano indicare la volontà di creare prodotti “local” (vedi Marseille e Suburra), in grado di conquistare nuovi mercati, invece che puntare su una serie kolossal bella ma costosa. Non a caso l'annuncio l'ha dato proprio Cindy Holland, vice presidente di Netflix: "Dopo 23 episodi, 16 città e 13 paesi, la storia di Sense8 volge al termine. Ha rappresentato tutto ciò che i fan e noi abbiamo sognato potesse essere: coraggiosa, emozionante, sorprendente, piena d'azione e persino indimenticabile. Non c'è mai stato uno spettacolo così globale, con un cast e una troupe altrettanto diversificata e internazionale, che si rispecchia nella comunità di appassionati alla serie in tutto il mondo. Ringraziamo Lana, Lilly, Joe e Grant per la loro visione e l'intero cast e la troupe per il loro talento e l'impegno".

5. Una speranza… Non tutto è perduto. Niente a Hollywood finisce in malora: il caso Twin Peaks lo dimostra. Quando David Lynch sembrava voler abbandonare la ripresa della terza stagione per mancanza di fondi, gli studios hanno fatto il miracolo e la serie si è fatta (nonostante molti dubbi). Nel frattempo sono state riprese anche serie tv come Dallas, X-Files, Beverly Hills 90210 e Prison Break (prossimamente su questi schermi). Certo, Sense8 basa parte del suo successo sull’avvenenza dei protagonisti. E il tempo si sa in questi casi è tiranno.

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