Eugenio Spagnuolo

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Da Miami Vice (1984) a CSI Miami (2002), fino a Dexter (2006) la sfavillante capitale della Florida ha ispirato più di una detective storia a episodi. E che il crimine sotto quel sole paghi sempre, in termini di audience s’intende, lo dimostra Rosewood, la nuova serie tv in onda dal 17 giugno, il venerdì alle 21:00 su Foxcrime (canale 116 di Sky).

Che cosa vedremo

Il dottor Beaumont Rosewood (Morris Chestnut, Boyz n the hood) è un patologo di Miami. Professionista brillante, ottimista e amante della vita, è affetto da un raro problema cardiaco che  potrebbe ucciderlo da un momento all’altro. Ma viene spesso chiamato a collaborare con la polizia per far luce su casi apparentemente irrisolvibili.
In seguito all’omicidio di una studentessa, Rosewood collabora con l’affascinante detective Annalise Villa (Jaina Lee Ortiz), trasferitasi da poco a Miami per superare la scomparsa del marito. Tra i due nascerà un’intesa destinata a crescere nel tempo e che riserverà sicuramente qualche sorpresa nel corso della stagione.

Da sapere

Dietro il procedural crime, gli autori hanno inserito molti riferimenti alla diversità sociale e culturale dell’America di oggi, con un protagonista afroamericano e... non solo.

Il cast
Oltre a Morris Chestnut, salito alla ribalta con Boyz n the hood, fanno parte del cast anche Adrian Pasdar (Nathan Petrelli in Heroes, Carlito’s Way), Domenick Lombardozzi (The Wire, Boardwalk Empire), Alysia Reiner (Le regole del delitto perfetto, Orange is the new black), Sam Witwer (Smallville, Dexter), Joy Bryant (Parenthood), Chris Bosh (campione NBA dei Miami Heat presente come guest star nel terzo episodio) e Lorraine Toussaint (Orange is the new black), che interpreta la madre di Beaumont, anche se Morris Chestnut ha solo… 9 anni meno di lei.

Autori e produttori
Sono 4, noti soprattutto al pubblico della tv: Todd Harthan, Richard Shepard, Marty Bowen, Wyck Godfrey.

Che cosa hanno scritto

“Questa serie tv si sviluppa su diversi livelli, esplorando un modello vincente di comunità multiculturale” (Baltimore Sun).

“Rosewood ha una certa brillantezza che le deriva da Miami, ma che non ci impedisca di notare lo script generalmente superficiale, il ritmo piatto e i dialoghi funzionali allo script, ma abbastanza incolore”. (David Wiegand, San Francisco Chronicle).

Il trailer

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