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Orange is the new black 3, un lieve amaro in bocca

La serie tv sulle ragazze del Litchfield conferma il tanto di buono che aveva e ha. Ma rispetto alle precedenti due stagioni fa un passo indietro

Orange is the new black 3

Orange is the new black 3 – Credits: Netflix

Un sottile amaro in bocca e la sensazione che un alto potenziale non è stato del tutto sfruttato. Queste sono le prime impressioni (e anche le seconde) dopo aver divorato Orange is the new black 3. La serie tv sulle ragazze del carcere Litchfield conferma il tanto di buono che aveva e ha: l'ironia pulp, la franchezza tagliente ma non esasperata, un ricco lavoro sui personaggi. Però fa un passo indietro rispetto alle prime due stagioni, come se questa volta Jenji Kohan, la mente dello show, faticasse a trovare una rotta decisa. 

Nel 2013 la serie prodotta e trasmessa da Netflix è stata un'autentica rivelazione, una ventata fresca, scanzonata e irriverente. Ha centrato il giusto equilibrio tra commedia, sensualità e crudezza. La seconda stagione, pur essendosi privata per molte puntate di un personaggio cardine, la sexy trafficante di droga Alex Vause interpretata da Laura Prepon, forse ha fatto anche meglio. Ha smesso di focalizzarsi sulla biondina perbene Piper Chapman (Taylor Schilling) e sulle sue vicende amorose con Alex, per dare spazio alle altre carcerate, sempre alternando presente e flashback al di fuori delle sbarre, senza mai perdere appeal. La guerra tra Red (Kate Mulgrew) e Vee (Lorraine Toussaint) e l'emergere delle nere sono stati ingredienti intriganti. 

La terza stagione, invece, sembra a metà tra gli intenti della prima e la strategia più "democratica" della seconda: Piper c'è, evidentemente presente, con un'evoluzione del tutto sconvolgente, ma non è più il faro di una volta; continua la disamina del variegato cosmo attorno a lei, ma non sempre riesce a catturare prepotentemente l'attenzione. A volta, anzi, quasi annoia. 

Ecco il mio punto di vista su Orange is the new black 3, punto per punto (con ovvio spoiler).

ADDIO NICKY, CHE GRANDE ASSENZA
Una delle delusioni più grandi arriva dalla terza puntata. Nicky, uno dei personaggi più amati di Orange, viene trasferita nel carcere di massima sicurezza. Con lei se ne vanno battute di arguta spudoratezza e la capacità di cogliere al volo la verità di ogni situazione, con simpatia e sussurata sensibilità. L'attrice Natasha Lyonne intanto ha partecipato a diversi film, tra cui Yoga Hosers con Johnny Depp e sua figlia Lily-Rose Melody Depp. Che ne sarà di Nicky? Tornerà in Orange is the new black 4?  

IL RAPPORTO TRA PIPER E ALEX
Con Alex che rientra come presenza stabile di tutte e tredici le puntate e torna in carcere, a causa di maneggi - tra il protettivo e il manipolatorio - di Piper, molte delle attese erano sul rapporto tra le due ex amanti, sempre attratte l'una dall'altra, sempre in crisi. Ma la passione si esaurisce già alla terza puntata, per far subito largo all'abitudine da Raimondo & Sandra. Alex è in paranoia acuta, terrorizzata dalla vendetta del suo boss della droga Kubra. Piper non sa proprio cosa sia l'empatia e preferisce darsi al business delle mutande sporche. Che barba, che noia. 

LA NEW ENTRY SEXY CHE EVAPORA
A dare un po' di pepe alla relazione tra Alex e Piper subentra Stella Carlin, alias la bella e tatuata australiana Ruby Rose, meravigliosamente lesbica anche nella vita. La presentatrice australiana aveva promesso: "Sarà la stagione più sexy". Promessa da marinaio. Stella entra in gioco solo alla sesta puntata e non dà nessuna sferzata vigorosa. Sì, seduce Piper, decisamente pronta a farsi sedurre. Però in potenza scenica e narrativa Stella è più bella presenza che solida sostanza. Niente a che fare, ad esempio, con la forza sanguigna di Vee della seconda stagione. Niente a che fare con il carisma erotico di Alex.

LE ALTRE DUE NEW ENTRY
Più intrigante, invece, è l'altra new entry, la spiritata Lolly. O forse si potrebbe parlare di un imprevedibile ritorno dopo che l'avevamo vista fugacemente a Chicago con Piper all'inizio della seconda stagione. Faccia da psicopatica petulante e gracile, la interpreta Lori Petty, che probabilmente in pochi riconosceranno come la bella protagonista femminile del film del 1991 Point Break - Punto di rottura. Il suo contributo è a volte inquietante, a volte esilarante. Altra faccia nuova tra le prigioniere è quella timida e disadattata di Maureen (Emily Althaus), che diventa fan degli strani racconti erotici di Crazy Eyes (Uzo Aduba), personaggio che esce sempre vincente e da applausi in ogni stagione.

NUOVE INTESE E NUOVI DUELLI
Persa la centralità portante del rapporto tra Piper e Alex, o della rivalità tra Vee e Red, si creano nuove intese, inattese rivalità. Kohan dà il meglio di sé nel far crescere la strana tenera amicizia tra l'ex omofoba ed estremista religiosa Pennsatucky (Taryn Manning) e la lesbica over size e camionista Big Boo (Lea DeLaria). C'è quasi poesia nella loro improbabile alleanza. Prende invece pieghe davvero stonate, per poi mostrarsi nella sua profonda verità, la relazione tra Red e l'incapace consulente carcerario Healy (Michael J. Harney). Decolla la rilevanza narrativa di Gloria Mendoza (Selenis Leyva), sempre più leader silenzioso e concreto delle ispaniche: un personaggio di poche parole e tacito fascino. Suo malgrado, diventa rivale di Sophia Burset (Laverne Cox): il Litchfield non è più un'isola felice, esser transgender diventa pericoloso anche lì, come nella vita. 

ALEX SULL'ORLO DELLA DISTRUZIONE, L'EVOLUZIONE DI PIPER
Per buona parte della sua durata Orange is the new black 3 sembra voler distruggere il personaggio di Alex: da manipolatrice astuta e sensuale e donna che non deve chiedere (quasi) mai, la trasforma in ossessionata noiosa e piagnucolosa, sconvolta dalla paura (purtroppo per lei non senza buone ragioni). Per fortuna la sceneggiatura le regala un nobile colpo di reni, che la allontana dalla sua decaduta in termini di charme. 
È invece fastidioso ma assolutamente geniale il percorso opposto di Piper: ingenua e comica nella prima stagione, più cinica e disincantata nella seconda, ora è lei che gioca a fare la criminale con il pelo sullo stomaco. Anzi, il suo non è per nulla un gioco. L'evoluzione della sua personalità è forse sin troppo esasperata, ma ricorda la filosofia di fondo del bel film francese Il profeta di Jacques Audiard: il carcere è un autentico corso di formazione alla vita e alla malavita. 

STORIE CHE FUNZIONANO, ALTRE CHE FUNZIONANO MENO
Il Litchfield è sempre più malconcio e a pezzi, nonostante la gestione da buon padre di famiglia di Caputo (Nick Sandow). In questo clima a tratti surreale si muovono nuovi spunti divertenti e gustosi: i laboratori di improvvisazione teatrale dell'agente Rogers (Marsha Stephanie Blake), i racconti fantascientifici porno scritti da Crazy Eyes che attirano fan spasmodiche, Taystee (Danielle Brooks) che diventa "madre" delle nere, Cindy (Adrienne C. Moore) sempre più vulcanica che si converte all'ebraisimo, lo smercio di mutande sporche che presto però diventa ossessivo e tedioso. La storia che nasconde Norma e che, a parti inverse, si ripete in carcere, è un colpo da maestro della sceneggiatura: abilissima l'attrice Annie Golden che, senza dire una parola, dà espressività pura al suo personaggio da silenziosa santona. 
Non mancano però momenti in cui si è tentati di premere il tasto per mandare avanti: la gravidanza senza fine di Dayanara (Dascha Polanco) e tutti i tentennamenti a lei legati, le burrascose vicende burocratiche e gestionali del Litchfield, il passato Amish di Leanne (Emma Myles)...
Della vecchia guarda Lorna Morello (Yael Stone) senza Nicky perde un po' terreno. Ma la sua voce trascinata e acuta e le sue manie seriali la rendono ancora una delle motivazioni per cui aspettare Orange is the new black 4.

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