La mia vita con gli amish, una serie tv insegna a rinunciare al superfluo

Sei ragazzi inglesi sono stati catapultati in una comunità nell'Ohio: niente elettricità, auto, svaghi, docce calde

Togli togli togli, riduci riduci riduci, rinuncia rinuncia rinuncia: è quasi un jingle da spot catastrofista quello che in molti cantano di questi tempi. E non sotto la doccia, ma a se stessi guardando il conto corrente e l’orizzonte professionale. Fino a che punto però si può abbassare l’asticella del benessere, dimenticando comfort per noi scontati?

Sei ragazzi inglesi potrebbero dare la risposta: George di 17 anni, che studia a Eton come i principi Windsor; Siana, diciannovenne studentessa a Cambridge; i due diciassettenni Hannah e James, e i più grandi di un anno Charlotte e Jordan, da due college quotati (Devon e Bringhton). Sono loro i protagonisti di La mia vita con gli amish, reality che Nat Geo Adventure (canale 410 di Sky) sta mandando in onda ogni domenica alle 21.

La prima puntata (13 gennaio) ha già fatto capire quale sia la posta in palio: la consapevolezza del superfluo. I sei concorrenti infatti, spogliati di telefonini, lettori mp3, abiti griffati, accessori e modernità varie, sono stati catapultati in una comunità amish, nell’Ohio. Niente elettricità, auto, svaghi, docce calde, solo tanto lavoro nei campi (i maschi) e in casa (le femmine). Regole rigide, sveglia all’alba e il bene degli altri al primo posto. Un altro mondo, insomma. Che ha lasciato il segno: c’è chi è diventato più ordinato, chi ha imparato a condividere e chi a rinunciare alla maschera sociale (a una ragazza all’inizio mancava soprattutto la possibilità di truccarsi). Tutti e sei concordi nel dire che nessuno fra gli amish soffre di solitudine, a differenza loro che prima di andare in Ohio, per non sentirsi persi, passavano le ore attaccati a Facebook e allo smarthphone.

S.B.

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