I’m Dying up here: gli anni d'oro della stand up comedy in una serie tv

Formidabili quegli anni. Jim Carrey firma la serie tv che racconta come nacque la nuova comicità Made in Usa

Eugenio Spagnuolo

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Un comico in piedi, un pubblico disposto tanto ad applaudirlo quanto a fischiarlo: se la stand up comedy è ancora oggi il totem della comicità americana, è anche per merito del suo meccanismo “facile”. Ma quando è iniziato tutto? A raccontarcelo è I’m Dying up here (Chi è di scena), la serie prodotta da Jim Carrey, che Sky Atlantic manderà in onda dal 3 gennaio: un’immersione nella fervida scena della stand-up comedy della Los Angeles dei primi anni ’70.

 

Che cosa vedremo

Un piccolo teatro off di Los Angeles, il Goldie's, diventa in breve tempo il trampolino di lancio di comici di talento, che per guadagnare il palco devono convincere la cinica Goldie (Melissa Leo). Un viaggio tra i sogni di gloria e le difficoltà nella strada verso il successo, di un gruppo di comici che ogni sera, lasciando fuori per qualche ora la propria vita, si giocava il tutto per tutto di fronte a talent scout e produttori tv alla spasmodica ricerca della next big thing da lanciare, per guadagnare un biglietto di sola andata per la celebrità e magari per l’ambito salotto televisivo del Tonight Show di Johnny Carson.

Da sapere

Il Goldie's è in realtà ispirato al Comedy Store, il leggendario locale di Los Angeles tempio della stand-up comedy da cui mossero i primi passi verso la fama mondiale nomi del calibro di Johnny Carson, Richard Pryor, David Letterman e Jay Leno. “Venivamo dagli anni ’60, dalla guerra in Vietnam e da Nixon. Erano anni molto intensi e questo fu determinante per la nascita di un nuovo modo di fare il comico, di un nuovo desiderio di esprimere se stessi e dire cose al limite, di parlare di verità scomode. Quegli anni cambiarono tutto, nel mondo della commedia”, ha dichiarato Jim Carrey, produttore della serie per Showtime.

Il trailer

Sul palco

Accanto a Melissa Leo, a interpretare le star del Goldie’s, un gruppo di talentuosi giovani attori formato da Ari Graynor (The Disaster Artist, Bad Teacher, The sitter), Michael Angarano (The Knick), Clark Duke (Greek – La confraternita, BadMoms – Mamme molto Cattive), Andrew Santino (This is us), Erik Griffin (Mike e Dave: Un matrimonio da sballo), RJ Cyler (Power Rangers, Scream), Al Madrigal (About a boy, Jimmy Kimmel Live!) e Jake Lacy (Carol, Miss Sloane – Giochi di potere). Guest star sono Dylan Baker, Jon Daly, i nominati all’Oscar Robert Forster e Cathy Moriarty, Ginger Gonzaga, Stephen Guarino, Brianne Howey, con Sebastian Stan e Alfred Molina.

Gli autori

Fra i produttori esecutivi oltre Carrey firmano la serie ispirata all’omonimo romanzo di William Knoedelseder, Michael Aguilar, Dave Flebotte (I Soprano, Masters of Sex) e Christina Wayne.

Che cosa hanno scritto


«Non tutti i riferimenti storici risuoneranno familiari al pubblico più giovane, ma il palpabile desiderio di sfondare, gli scherzi giovanili e il continuo fuoco di fila di battute - sul palcoscenico e fuori - dovrebbero rendere il tutto riconoscibile anche a coloro che non apprezzano appieno il terrore di dover seguire un giovane Richard Pryor sul palco». (Brian Lowry, CNN)

«I suoi personaggi sono, per la maggior parte, fittizi. E troppo spesso, molti di loro sono molto meno interessanti della versione originale di Pryor». (Maureen Ryan, Variety).

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