Homeland: 5 motivi per non perdere la seconda stagione

Riparte mercoledì 30 gennaio su Fox la serie che ha entusiasmato l'America (e il presidente Obama). Un gioiello di tensione assolutamente da vedere. Ecco perché

Claire Danes premiata come migliore attrice coi SAG Awards, 27 gennaio 2013 (Photo by Mark Davis/Getty Images)

Alberto Rivaroli

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Potevano solo peggiorare, come tutti quelli che hanno alle spalle una stagione scandita da ascolti record, critiche entusiastiche e premi prestigiosi in bacheca. Davanti, invece, avevano solo una sfida, la più insidiosa: ripetersi.

Com'è andata a finire? Hanno addirittura migliorato. Questo almeno il responso della madre patria: ora tocca ai giurati, pardon, ai telespettatori italiani, decidere. Bando ai misteri: stiamo parlando di Homeland, la serie culto di cui Fox (canale 111 della piattaforma Sky) trasmette da mercoledì 30 gennaio la seconda serie. È la storia, com'è noto, del duello tra l'analista della Cia Carrie Mathison (Claire Danes) e un reduce di guerra, Nicholas Brody (Damian Lewis), tornato a casa dopo anni nelle galere di Al Qaeda. La donna sospetta che questo presunto martire sia in realtà passato al nemico, e che sia tornato per compiere un attentato. Ha ragione, ma nessuno le crede, anche perché soffre di un disturbo bipolare che la rende poco affidabile...

Se per il nostro Paese si tratta di una prima assoluta (e attesissima), in America la season 2 si è conclusa subito prima di Natale. Per onestà diciamo subito che, dopo il plebiscito degli esordi, stavolta qualcuno ci ha provato a uscire al coro, criticando quella che il presidente Obama ha eletto sua serie preferita e il Wall Street Journal ha definito "la miglior serie drammatica vista in Tv”. Voci isolate, però, di fronte all'evidenza: gli ascolti sono saliti (l'ultima puntata ha registrato un +31 per cento rispetto all'episodio conclusivo della prima serie), la critica ha confermato massicciamente il suo gradimento e la consegna dei Golden Globe 2013 si è trasformata in un plebiscito.

Dopo aver visto la prima puntata della nuova serie (nessun inciucio: era disponibile sul sito internet di Fox Tv), non posso che confermare quanto ho già scritto: questa serie è il top in circolazione. Perché? Ecco 5 buoni motivi per non perderla.

1. LA STORIA

Fa un certo effetto vedere la combattiva Carrie che raccoglie le verdurine nel giardino di casa. Quasi quanto scoprire che un terrorista (pentito?) ha fatto strada in politica e “rischia” una carriera folgorante... Entrare nei dettagli sarebbe imperdonabile, ma credetemi: se la prima serie vi aveva incollato alla poltrona, la season 2 non sarà da meno. Bastano 5 minuti del primo episodio per averne la conferma: piena di sedativi e di rimpianti, la Mathison sembra ormai fuori gioco, mentre Nicholas Brody, che aveva rinunciato in extremis a far saltare in aria il vicepresidente degli Stati Uniti, è ormai uno stimato membro del Congresso. Attenti, però, questo è Homeland: mai dare niente per scontato. Infatti passano altri 5  minuti, e tutto si è già capovolto...

2. LO STILE

Lo spunto iniziale non lascia certo a bocca aperta: dopo l'attacco alle Torri Gemelle, la minaccia di Al Qaeda è diventata uno dei must per gli sceneggiatori del piccolo e grande schermo. Quella che invece è originalissima è la scelta di evitare il manicheismo da barzelletta, le macchiette dell'eroico mascellone yankee e dell'arabo crudele, che puzza come un montone. D'altronde l'era Bush è alle spalle, questa è l'America di Obama, dove la realtà è raccontata in modo molto più sfumato: giusto e sbagliato non sono così facili da distinguere, e uno stesso personaggio è capace di attrarre e respingere nell'arco di una stessa scena. Una linea che coinvolge in primis i due protagonisti, così diversi eppure costretti a vivere nello stesso modo: stanchi, braccati, incapaci di trovare un equilibrio. Dormono male, mangiano quando capita, hanno una vita privata da schifo e vedono nemici dappertutto (e spesso hanno ragione). Due guerrieri terribilmente soli, condannati a perdere qualsiasi cosa accada.

3. IL CAST

Claire Danes (miglior attrice) più Damian Lewis (miglior attore) uguale Homeland (miglior serie). La notte dei Golden Globe ha parlato chiaro: qui non si parla più di successo ma di fenomeno. Merito sopratutto dei due protagonisti: anche in mancanza dell'effetto sorpresa (arma vincente della prima stagione), sono stati capaci di dare ai loro personaggi spessore e sfumature indimenticabili. Certo si tratta di una strana coppia: lui ha studiato a Londra alla seriosa Guildhall School (era compagno di corso di Daniel "007” Craig) e si è formato come attore shakespeariano, lei (diventata mamma poco più di un mese fa) è la dimostrazione che a volte la vita ti dà una seconda occasione: prima di sfondare con Homeland, era famosa per aver detto di no a James  Cameron, che la voleva protagonista di Titanic. Acqua passata: oggi la Danes e il suo partner sono al top del top. Detto questo, onore anche a Mandy Patinkin, un volto adorato dal pubblico fin dai tempi di Criminal Minds: nei panni di Saul, mentore di Carrie, è diventato una vera colonna della serie.

4. L'ADRENALINA

È un marchio di fabbrica di Homeland: non ci sono tempi morti. Le fasi di stanca non sono contemplate, ogni puntata è un susseguirsi martellante di colpi di scena che lasciano il segno e colpiscono il pubblico con una violenza spesso più psicologica che fisica. Anche quando la storia vira verso le problematiche familiari e sentimentali, all'improvviso succede qualcosa di clamoroso che spariglia le carte. Basta uno sguardo, un rumore, un colore. L'effetto è quello di un videogame, costellato di insidie e piccoli stress: alla fine della puntata ti accasci sul divano, come se avesso sostenuto un esame.

5. L'AMBIGUITÀ

Carrie e Brody si amano sul serio, oppure cercano di usarsi a vicenda? Saul si fida ancora della sua pupilla? Cos'ha davvero in mente Jessica Brody, la moglie di Nicholas? Estes, sgradevolissimo ex capo di Carrie, ha qualcosa da nascondere? Ce lo siamo chiesti per tutta la prima stagione, e continueremo anche nella seconda. I personaggi non sono limpidi e, anche quando parteggi per questo o per quello, ti chiedi se te la stia contando giusta. Tutti si contraddicono spesso, a volte per debolezza, a volte per interesse, e chi guarda può sperare o illudersi che prima o poi faranno la cosa giusta (secondo lui). È questo il bello di Homeland: puoi vederci quello che vuoi, come nella vita.

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