La lunga attesa è finita. Scatta infatti questa sera l’ora di Squadra Antimafia 8-Il ritorno del boss, nuovo capitolo della fiction cult di Canale 5 – dieci puntate al via da giovedì 8 settembre - che riparte da nuove storie e soprattutto da un nuovo cast dopo l’adieu di Calcaterra e Rosy Abate. Una sorta di anno zero per la Squadra Duomo, che risorgerà dalle sue ceneri anche grazie all’arrivo di Carlo Nigro, il nuovo affascinante ispettore interpretato da Giulio Berruti, chiamato questa volta a cimentarsi con un personaggio complesso e sfaccettato. Del resto sono questi i “caratteri” che piacciono al pubblico della serie prodotta dalla TaoDue di Pietro Valsecchi, che quest’anno ha voluto rinfrescare il linguaggio visivo per restituire forza propulsiva al progetto. L’obiettivo? Fare presa sugli spettatori senza far sentire la mancanza di quei grandi personaggi che nelle stagioni precedenti hanno reso così amata la fiction.

Giulio, come sarà l’ottava stagione di Squadra Antimafia? Le anticipazioni sulla prima puntata - con un terribile attentato che ucciderà un membro della Duomo - lasciano immaginare una rivoluzione totale rispetto al passato.

Possiamo definirlo una sorta di anno zero per Squadra Antimafia. Ma non mancheranno punti di contatto con le precedenti stagioni, ovvero quei personaggi e quegli elementi cardine che hanno conquistato e fatto affezionare il pubblico in questi anni. Le storie saranno totalmente nuove e avvincenti e il cast rinnovato farà il resto: tra action, drama e passione non ci facciamo mancare nulla.  

“L’ispettore Carlo Nigro, tanto affascinante quanto incapace di resistere alla bellezza femminile”. Così viene tratteggiato nella cartella stampa di Squadra Antimafia 8 il tuo personaggio. Tu come lo descriveresti?

Carlo è un uomo diviso tra una grande carriera lavorativa e una situazione familiare difficile. Ha una solitudine profonda che cerca di nascondere, anche a se stesso. Entra nella Duomo ed è subito chiamato a fronteggiare nuova minaccia, il ritorno del boss Reintani, interpretato dal grande Ennio Fantastichini, che dopo quarant’anni torna in Italia in cerca di vendetta. Nigro dovrà destreggiarsi tra le nuove responsabilità lavorative e al tempo stesso i tanti problemi della sua famiglia.

A complicare le cose ci si mette anche la passione per le donne…

A un certo punto della storia s’innamorerà della donna sbagliata, innescando una serie di fattori che metteranno a rischio le persone che lavorano con lui e la sua famiglia. Il suo più grande nemico in fondo è se stesso e lo capisce pienamente solo quando perderà una persona importante: accadrà qualcosa di potente che lo costringerà a fare i conti con i suoi demoni.

Ci sono dei punti di contatto tra te e Carlo?

Ognuno s’ispira alle proprie esperienze di vita quando interpreta un personaggio e cerca di mettere qualcosa di suo, ma certi lati oscuri di Carlo non mi appartengono: uscire da se stessi per un attore è bellissimo oltre che fondamentale. È stato interessante interpretarlo perché per la prima volta ho lavorato sul bagaglio emotivo del personaggio oltre che sulla fisicità: la preparazione tecnica e fisica in Squadra è fondamentale vista la quantità di scene d’azione previste.

Ho letto che ti prepari in maniera meticolosa quando devi affrontare un provino: oltre che studiare la parte, fai un lavoro di rilassamento e stretching già qualche settimana prima. Questa volta com’è andata?

In generale tendo a restare allenato e non solo perché sono uno sportivo. Quello dell’attore è un lavoro di attesa, il set è il traguardo, la concretizzazione di ciò che hai messo in campo prima. Il provino di Squadra è arrivato dal giorno alla notte e ho avuto una manciata di ore per prepararlo: mi sono studiato la parte concentrandomi sulle scene, puntando su quello che emergeva di Carlo, ovvero una solitudine profonda che lui cerca di coprire con una fisicità e una passionalità molto forte. Al provino ho cercato di mettere in scena tutto questo e credo di esserci riuscito se poi mi hanno preso (dice ridendo).

È vero che entri nel cast da fan assoluto della serie o è la solita frase di circostanza che dice ogni attore dopo essere stato ingaggiato?

(ride) In questo caso no, sono assolutamente sincero se ti dico che sono da sempre un affezionato telespettatore di Squadra. Mi è sempre piaciuta perché è uno dei prodotti televisivi italiani più belli per qualità recitativa, registica, produttiva e tecnica.

Le aspettative sono parecchio alte e il tuo ingresso, assieme a quello di altri attori come Ennio Fantastichini, è molto atteso dal pubblico. Come stai vivendo la vigilia del debutto?

C’è grande attesa anche da parte nostra ma sono molto tranquillo, perché abbiamo fatto un ottimo lavoro e sul set c’era una grande alchimia, fattore fondamentale per trasmettere passione al pubblico. Siamo qui per tre anni e vogliamo fare una nuova trilogia che piaccia al pubblico: il ritorno del boss è una sorta di continuazione naturale di quello che è stato ma che porterà verso traguardo nuovo e inaspettato.

Il fattore ascolti ti crea ansia?  

Ripeto, c’è molta tranquillità perché abbiamo fatto il massimo, poi il pubblico è sovrano e ci rimettiamo al giudizio dei telespettatori. Per me è comunque è un successo perché abbiamo lavorato nove mesi dando il massimo e non abbiamo nulla da recriminare. Il mio desiderio più grande è che il pubblico apprezzi e sia felice del risultato finale. 

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