Francesco Canino

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Allacciate le cinture di sicurezza perché Annalisa Bottelli sta per tornare. Questa sera debutta infatti su Canale 5 la quarta stagione de Il bello delle donne e tredici anni dopo il personaggio interpretato da Giuliana De Sio si annuncia più politicamente scorretto che mai. Del resto la premiata ditta Losito-Tarallo si diverte a riscrivere il concetto di ferocia e con un’attrice definitiva come la De Sio il gioco è piuttosto facile. «Ma io sono quanto di più lontano dalla Bottelli», precisa lei ironica, mentre viaggia verso Firenze per la prossima recita di Notturno di donna con ospiti, spettacolo cult che porta in scena da oltre 800 repliche. Strano animale da palcoscenico la De Sio, di quelli difficilmente incasellabili: anima inquieta e creativa, come tutte le grandi artiste, in quarant’anni di carriera ha mescolato e continua ad alternare con rara abilità il teatro impegnato con la televisione ultra pop. Ma, come racconta a Panorama.it, ora sogna un grande ruolo in un grande film.  

Giuliana, partiamo dal teatro. Notturno di donna con ospiti, di Annibale Ruccello, ha toccato quota 800 repliche, un vero record per il teatro italiano.

Credo sia un unicum nella storia del teatro italiano, a parte l’Arlecchino servitore di due padroni, di Strehler, con Ferruccio Soleri che ci sta invecchiando nel personaggio. Ecco, diciamo che pure io ci sto invecchiando nei panni di Adriana: in media ho fatto tre stagioni per ogni spettacolo, qui siamo alla dodicesima in vent’anni.

E non ti sei ancora stufata di questo spettacolo?
Assolutamente no, non sono così masochista da continuare a fare una cosa che non mi piace. Sono innamorata di Notturno di donna con ospiti, ma è un amore reciproco e condiviso, visto che il pubblico continua a premiarci.

Il tuo nome è automaticamente associato alla parola passione…

Perché se una cosa mi piace la faccio e la vivo con passione, ci metto tutta me stessa. Ma oltre alla passione oramai c’è anche molto disincanto.

Disincanto per la vita?

Per la vita, per l’arte, per il sistema, per la politica, per la religione.

Una volta hai detto che il lavoro è la tua vita. Dopo quarant’anni di carriera qual è il tuo sogno?

Quarant’anni nei quali mi sono tolta parecchie soddisfazioni, perché questo mestiere mi ha dato tanto e mi ha permesso di lavorare con grandi artisti. Spesso mi chiedono che fiction sogno di fare, ma il mio sogno è un grande ruolo al cinema, diretta da alcuni dei registi che stimo e con cui non ho mai lavorato.

A proposito di fiction, questa sera torna il Bello delle donne, la quarta stagione, dove ritroveremo la cattivissima Annalisa Bottelli, che forse è uno dei tuoi personaggi più riusciti.

Sgombriamo il campo una volta per tutte da ogni equivoco: Annalisa Bottelli non sono io, non mi assomiglia per niente ed è molto lontana da me. Sono io la prima a ridere quando leggo i copioni: Losito e Tarallo mi amano così, quando dico parolacce, quando faccio la matta, quando sconfino nel politicamente scorretto.

Perché hai detto: “Mi dissocio dalla Bottelli”?

Perché è insopportabile, ha una stima bassa di sé stessa, picchia duro, è cafona, tratta male tutti e cerca con ogni mezzo di salire di qualche gradino la scala sociale. Questa volta ci riesce perché la dà al personaggio giusto: trova il politico bello, aitante e di successo, e cerca con ogni mezzo di sposarselo, con tentativi ridicoli e disperati. Quando ci riesce, il destino le trama contro: è la regina delle stronze, ma in questa stagione è contornata da mostri peggiori di lei.

Non sei stufa di recitare la parte della cattiva?

Ma la Bottelli non è cattiva. È buffa, ridicola e indifendibile ma alla fine fa un po’ pena. Nella sua tragedia è persino comica perché perde sempre.

«Non c’è niente da fare, il mondo è proprio dei froci», diceva la Bottelli in una puntata delle prime serie.

È omofoba, parla male degli omosessuali, dice delle cose tremende. “Ma volete davvero che io dica una cosa del genere?”, chiedevo all’inizio agli sceneggiatori. Così facendo pensavo di inimicarmi il pubblico gay.

Invece, al netto della fraseologia abusata, sei considerata un’icona gay. Ti sei mai chiesta il perché?

Non so spiegarmelo e non ho mai fatto un’analisi antropologica della questione. Forse semplicemente nel mondo gay c’è ammirazione per gli estremi al femminile, per i personaggi che agiscono senza paura e con coraggio. Non mi faccio troppe domande e quando mi chiamano a fare da madrina ai Gay Pride ci vado volentieri.

Tornando al Bello delle donne, c’è molta attesa per la quarta serie. Perché a distanza di tredici anni dall’ultima stagione resta un titolo così forte?

Innanzitutto linguisticamente Il bello delle donne è un titolo forte, di grande impatto nella sua semplicità. Il successo delle prime tre stagioni era dovuto ad un gruppo di attrici pazzesche, di vere grandi attrici, da Virna Lisi a Stefania Sandrelli, Nancy Brilli e Lunetta Savino, solo per citarne alcune. Poi le storie era molto avanti per l’epoca: si parlava di omosessualità, di transessualità e persino di incesto, in termini politicamente scorretti, cosa che poi hanno tentato di fare altre fiction. È stato un momento magico.

A fine mese ti vedremo, sempre su Canale 5, nel cast di Amore pensaci tu, con Emilio Solfrizzi, Fabio Troiano e Filippo Nigro. Che ruolo interpreterai?

Sarò la nonna politicamente scorretta di una bambina di cinque anni. È una che si fuma le canne, che va alla ricerca di uomini più giovani e non va d’accordo con nessuno. La figlia è morta e affida la bimba invece che alla nonna a suo fratello, interpretato da Giulio Forges Davanzati, fidanzato nella fiction con Trioano, che lei non sopporta. Di fatto è la suocera omofoba, costretta a fare quella aperta di vedute: i conflitti si sprecano, anche perché la coppia gay è tradizionalista e timorata, lei invece è sciolta e aperta.

Ti piace la tivù di oggi?

È diversa dalla tivù di quando ho cominciato, che era pensata da menti diverse, scritta e realizzata da grandi artisti. Io aspirerei a quella tv, oggi invece è cotta e mangiata: l’importante però è essere sopravvissuta a tutte queste differenze.

È vero che in passato ti hanno contattato per l’Isola dei Famosi?

Per tutti i reality che sono andati in onda negli ultimi quindici anni, direi. Rispondo sempre con molta educazione ma rifiuto perché mi creerebbe un disagio esistenziale enorme. Mi hanno offerto anche grosse cifre, ma non mi interessa barattare i soldi con una vita d’inferno.

Basta dare un’occhiata alla tua filmografia per vedere che da molti anni non lavori in Rai. È una scelta?

Assolutamente no. Ogni tanto mi contattano per delle fiction ma secondo qualcuno io sono un personaggio Mediaset. Questa cosa mi dà fastidio perché io non sono un personaggio ma una persona e forse, ma forse, un’artista.

Dunque reciteresti in una fiction Rai?

Lavoro per chiunque mi faccia fare qualcosa che mi piace e in cui mi riconosco. Io sono nata in Rai e ho fatto alcune delle cose più belle della mia carriera, con registri come Elio Petri e Luigi Comencini, quando i grandi sceneggiati, come si chiamavano all’epoca, erano tratti dai classici della letteratura. Il mio primo lavoro, Una donna, fece 20 milioni di spettatori e io ho compiuto 18 anni sul set. Sono rimasta affezionata alla Rai e tornarci avrebbe un significato affettivo.

Intanto, dopo cinque anni di assenza, torni al cinema col film “La verità, vi spiego, sull’amore”. Tu l’hai scoperta la verità sull’amore?

Non c’è una verità sull’amore, è tutto affidato al caso. Non c’è una chiave, è un rebus sul quale si esercitano tutti, poeti, scrittori e artisti: è come un esercizio di stile, puoi declinarlo e raccontarlo, ma l’amore in fondo è una lotteria.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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